Benevento, Vigorito: “Ho chiesto ai calciatori di essere meno superficiali, mi aspetto sobrietà”

VIGORITO BENEVENTO – Oreste Vigorito, presidente del Benevento, è tornato a parlare. Ecco quanto apprendiamo da ottopagine.it: “Il calcio ha il segreto di riempirti e forse anche di stufarti alla fine dei campionati, quando o per troppe vittorie o per troppe sconfitte aspetti che il triplice fischio determini la fine per andare a riposo. Quest’anno l’intervallo lungo tra la fine del campionato e l’inizio di questo, mi ha fatto capire che non ero stanco di vedere il calcio ma ero curioso di vedere la reazione degli addetti ai lavori. Parlo della tifoseria, della stampa, dei calciatori. Ho detto di non ridimensionare i sogni, ma di tenere i piedi per terra. All’inizio della partita ero amareggiato perché sento un’aria di distacco attorno, era solo una sensazione perché chi è venuto ha incitato la squadra. Il pubblico non ha cancellato l’esperienza negativa, ma ha capito che la società ancora una volta si è rialzata e che ha ripreso il proprio cammino con umiltà e modestia. Quando si crede in ciò che si fa, alla fine qualche risultato arriva. Non ha importanza vincere il campionato, ma perdere con dignità: essere da esempio per le nuove generazioni o far capire ai calciatori che sono un esempio quotidiano. Solo chi non sa perdere, perde veramente. Chi sa farlo ha vinto ancora prima di cominciare. Dobbiamo continuare a tenere la testa alta. La solidarietà avuta in tutta Italia l’ho riscontrata anche in vacanza, in particolare dal sindaco di Cagliari. Restiamo uomini, restiamo sanniti e faremo un grande campionato anche quest’anno.

Ho chiesto ai calciatori di essere meno superficiali e di essere legati alla maglia per come rappresenta la città. È un rispetto che si dà anche con gli atteggiamenti fuori dal campo. Sulle loro spalle non c’è un numero, ma un sogno. Dalla squadra di quest’anno mi aspetto la sobrietà, un aspetto che tutti avevamo perso per strada. Ci siamo riempiti la bocca di parole grosse. Siamo diventati tutti narcisisti. Forse qualcuno che vince un campionato sicuramente è stato più bravo, ma poi ha ancora tanti anni da vivere per dimostrare cosa sa fare.

Ci sono persone che quando parlano fanno sogni pindarici. La società non ha ridimensionato i propri sogni per una questione economica. Qualcuno ha anche detto che Vigorito non ha i soldi per continuare. A parte il fatto che non c’è nulla da vergognarsi, perché se devo mantenere la società da solo prima o poi li finisce anche Vigorito perché non è la zecca dello stato. La mancata riconferma di quei calciatori che sono andati via, non è stata una esigenza di carattere economico ma di carattere tecnico, così come il ringiovanimento. In serie B si corre. Sono rammaricato di aver ceduto Talbi. Gli ho inviato una lettera di diffida per farlo venire a Benevento perché neanche voleva farlo. Non ha sentito il richiamo del giallorosso, a quel punto trattenerlo sarebbe stato un grande errore. Sarebbe stata una pietra sconnessa. Gli altri non li volevamo. Iago Falque è costato 4 milioni di euro, sarebbe stato da riderci dietro riconfermarlo. Questa è una piazza strana. Si sente ridimensionata per fare la B? Ricordate che ci sono voluti 90 anni per farla. Qualcuno si è posto la domanda se i nomi fatti li abbiamo mai cercati? Gli altri sono ancora qua. Potrebbero anche andare via, non lo escludo. Ma dovremmo avere non solo una contropartita economica, ma anche una sostituzione. Il direttore e l’allenatore sono d’accordo sul mercato. A Frosinone sono andati 8mila spettatori. Oggi noi 2800 biglietti venduti. Nonostante tutto è stato bello vedere i presenti applaudire e fare il tifo. Non ho idea di quale siano i palcoscenici a cui siamo abituati.

Le prime partite sono sempre molto ingannevoli. Non vedo la partita di stasera come un test assurdo. Siamo partiti con il piede giusto, ma abbiamo tanta strada da percorrere per fare il campionato che ho detto. La gente deve capire che l’umanità sta attraverso un periodo di una difficoltà enorme. Sorridiamo e siamo felici di andare allo stadio. Diamo tutti un contributo, stando vicino alla squadra. Che il mio calciatore tiri sulla traversa fa parte del gioco. Dobbiamo prendere le cose con serietà. Pretendo che la gente stia vicina alla squadra e alla società, così come dice di amarla.

Mi auguro che gli assenti non siano venuti per motivi personali e non per le difficoltà che tutti hanno. Sono il primo a rendersi conto delle difficoltà. Sono contento di immaginare che stanno bene e che oggi siano stati distratti. Se il motivo è che avevano fatto la bocca buona, allora siamo rovinati. I tifosi hanno applaudito e incoraggiato la squadra, senza mai fischiarla. Un aspetto che ha colpito anche Caserta. Cominciamo a capire che le critiche sono giuste. Il vero pericolo di questa città è che tutti parlano, se qualcuno si fermasse ad ascoltare sarebbe meglio. Ho lottato contro il sistema e contro qualche società, ma qui non c’è stato grande appoggio.

Il mercato finisce il 31 agosto, quella è la deadline. Sto guidando una società da solo, continuo a guidarla da solo. Tutto quello che dovrò fare per rendere questa squadra un orgoglio lo farò. L’unica certezza è che sono quindici anni che faccio le squadre“.

Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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