PSB LIVE – Mancini (DAZN): “Lucarelli ha trasformato la Ternana in una famiglia. Al Venezia manca poco per lo step successivo. Il Frosinone…”

RICCARDO MANCINI SERIE B TERNANA – Commentatore per DAZN ed in questa stagione anche di Cusano Italia Tv al seguito della Ternana, Riccardo Mancini è intervenuto nel corso della 17^ puntata di B-Analizziamo in onda sui canali Facebook e Twitch di Pianeta Serie B. Ecco le sue parole.

Tu che hai seguito e raccontato il cammino della Ternana verso la Serie B, come spigheresti la sua supremazia nel corso del campionato?

“Il patron Bandecchi, il ds Leone e mister Lucarelli hanno composto una squadra non da Serie C. C’è gente esperta e di talento che ha giocato quasi sempre in B o persino in A. Uno come Falletti ha diverse presenze nel massimo campionato e spesso in cadetteria ha fatto la differenza. Basta il suo nome per farci capire la grandezza della squadra e del progetto. Secondo me è stato molto bravo Lucarelli a creare questo gruppo, a me tra le sue parole hanno colpito molto quelle con cui ha spiegato che aveva preso una squadra quasi impaurita, senza certezze. Lui è stato abile a trasformare la squadra in una famiglia. Altra cosa interessante che ha detto è stata che a fine stagione sarebbero stati dispiaciuti che l’annata fosse finita, perché è stata eccezionale davvero sotto tanti aspetti. Quando ottieni 11 vittorie consecutive e segni per 29 gare di fila, perdendo una sola gara in stagione vuol dire che è stato costruito qualcosa di importante. Lucarelli ha fatto anche da psicologo dei suoi ragazzi, soprattutto all’inizio. I rossoverdi erano reduci dalla sconfitta col Bari ai playoff e avevano accumulato più cose negative che positive durante la passata stagione, nonostante ciò il gruppo di quest’anno era in larga parte composto dagli stessi calciatori. Qui subentra il lavoro sulla testa dei calciatori da parte del mister, che ha poi portato a una stagione fantastica”.

Il Venezia mette in campo spesso e volentieri prestazioni convincenti pur avendo avuto diversi passi falsi. Cosa manca agli arancioneroverdi per essere al livello dell’Empoli?

“Come squadra le mancherebbe poco per raggiungere l’Empoli. Anche come allenatori credo che Zanetti e Dionisi siano i due migliori emergenti anche comprendendo la Serie A. Un episodio che mi viene in mente per parlare dei momenti di blackout del Venezia è il gol subito contro la SPAL nell’ultima giornata: Crnigoj, che è uno dei prospetti più interessanti, un po’ come il Venezia si perde nei momenti decisivi. Nella sfida con la SPAL ha perso un pallone divenuto poi sanguinoso: manca quello step in più ed a cui non è scontato arrivare al primo vero anno. Con uno dei migliori attaccanti come Forte, uno dei migliori trequartisti, se non il migliore della B, come Mattia Aramu, un complesso difensivo molto ben organizzato ed idee di gioco e filosofie interessanti manca quel piccolo step dovuto magari all’inesperienza. In alcuni casi accade che venga colmato nel corso della stagione e vedremo se il Venezia, che ha le carte in regola per farlo, andrà sino in fondo. La Salernitana, che ieri ho commentato, ancora non mi convince: granata e Venezia hanno due progetti opposti come filosofie; uno più navigato e l’altro un po’ più fresco”.

Che impressione ti ha fatto il Frosinone? Credi possa emergere nel finale o è destinato ad un percorso anonimo come è stato sino ad oggi?

“Secondo me la molla che doveva scattare per il Frosinone doveva scattare nella gara con la Salernitana e ciò non è accaduto. Quella partita non andava persa perché ora c’è poco tempo e la concorrenza è tantissima. Vincendo a Salerno i ciociari si sarebbero avvicinati prepotentemente all’ottavo posto; sarebbe servito molto a livello mentale battere una Salernitana non imbattibile. Lo shock psicologico per i ciociari non è arrivato, ciò che invece ha dato Rastelli alla SPAL che pur senza risultati straordinari non ha perso negli scontri diretti disputati. Grosso fin qui non è riuscito a dare la svolta ma colpe a lui non se ne possono addossare: ha provato a cambiare gli interpreti ma questa squadra è come se non funzionasse. I giocatori d’esperienza ci sono, così come quelli che hanno vinto i campionati ma evidentemente c’è qualcosa che non funziona”.

Puoi tracciarci un profilo di Maurizio Domizzi, come allenatore a noi ancora sconosciuto?

“Come allenatore è sconosciuto anche per me. Sia in privato che in telecronaca notavo che aveva voglia di fare questo lavoro, si percepiva la sua voglia e la sua fame. Iniziare con un 3-0 è importante a livello mentale per un Pordenone che era in caduta libera e la cui discesa mi ha sorpreso. Una squadra che perde uno come Diaw, 10 gol nel girone di andata, è normale che un po’ risenta del contraccolpo ma non credevo in modo così pesante. Lui ha sicuramente delle idee, è molto bravo a lavorare sulla testa dei calciatori, essendo abituato a operare nei settori giovanili. Ha riportato un po’ di normalità. Tra le fila dei ramarri ci sono diversi ragazzi che possono crescere. Non ha cambiato modulo, ha tenuto il 4-3-1-2 e per questo parlo di normalizzatore. Un centrocampista come Zammarini ha giocato tra le linee, Calò è stato riportato in mezzo al campo. Sono state ridate un po’ di certezze. Manca il bomber ma Musiolik sta cominciando a segnare e ha ritrovato anche il gol di Ciurria. Secondo me lui ha le idee giuste e può rappresentare la mossa giusta: alla squadra serviva uno psicologo, lui conosce società e ambiente, oltre che il calcio. Ormai le possibilità playoff sono molto limitate, adesso deve guardarsi alle spalle ma ha un buon margine sul Cosenza che è la prima squadra dei playout”.

bonus
Classe '96, amante del calcio e delle sue storie, innamorato della Serie B. Giornalista pubblicista dal settembre del 2020. Laureato in Scienze della Comunicazione.

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