Cosa significa Federico Dionisi per l’Ascoli

FEDERICO DIONISI ASCOLI – L’Ascoli, per Federico Dionisi, ha rappresentato un punto di rottura probabilmente unico nella sua carriera. Frosinone è stata tante cose per l’attaccante, sia calcistiche che umane, e chiudere quel capitolo è stato davvero complicato, per quanto parte di un percorso professionale che può contenere tali passaggi. Rilanciarsi non era facile, così come complicato era trovare gli stimoli giusti in poco tempo.

Quella che stiamo vivendo e raccontando è una storia intrisa di chimica, valori, esperienza, elementi che compongono una relazione calcistica e umana che tanto bene sta faceno a entrambe le parti. Dionisi è in poco tempo diventato Capitano dell’Ascoli, status che esercita non solo con la fascia ma con un atteggiamento volitivo, propositivo e tecnicamente creativo. In una squadra coriacea e attenta ai dettagli come quella marchigiana, ben allenata da Sottil, Dionisi instrada i calciatori talentuosi per suggerire giocate eleganti e risolutive, capaci di scardinare le disposizioni difensive avversarie.

Attaccante che sa giocare da nove e pensare da dieci, Dionisi è il faro offensivo di un Ascoli che spesso cerca giocate dirette sugli attaccanti, per permettergli di andare a duello con i diretti avversari oppure di dialogare con sponde utili ai centrocampisti costantemente chiamati ad accompagnare la manovra, come fatto in particolar modo da Saric e Collocolo. La completezza del bagaglio tecnico-tattico è la fattispecie utile e necessaria per spiegarne l’importanza acquisita per il sodalizio bianconero: sa quando giocare a un tocco, quando tenere il possesso e attendere eventuali smarcamenti oppure quando essere il soggetto deputato proprio a tali movimenti per portare via il marcatore e liberare spazi da lasciare al trequartista oppure alla mezzala.

Una tecnica sapientemente applicata grazie alla conoscenza del gioco e delle diverse funzioni esercitabili: Dionisi è un attrattore di pressione, ma allo stesso tempo diventa invasore di spazi quando sono generati dai compagni o dalle incertezze degli avversari, come dimostrato nell’ultimo gol messo a segno contro il Crotone. La sua carriera, nel corso della quale è stato a più riprese ala, fattispecie che gli ha permesso di imparare a dialogare in una catena di gioco laterale oppure con una prima punta, l’ha reso un calciatore “veloce” non solo dal punto di vista esecutivo ma anche per quanto riguarda l’aspetto percettivo.

Le capacità cognitive compongono un tratto distintivo del classe ’87, che ha grande tecnica, come già detto, ma sa come applicarla così da fare la differenza: una commistione di strumenti ben utilizzati dal diretto interessato e riconosciuti dai compagni di squadra, che lo cercano e lo seguono, così da poter proseguire insieme la grande calvacata avviata in questa stagione.

Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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