Prestazioni, qualità e quantità: Zurkowski, numero dieci al servizio dell’Empoli

ZURKOWSKI EMPOLI – Nel tourbillon che caratterizza il calcio, spesso alcuni calciatori faticano ad alzare la mano e palesare la propria presenza. Adattamento, cambiamenti di vita radicali, incomprensioni, età e chi più ne ha, più ne metta: fattori che rallentano il processo di inserimento in un determinato contesto, con il rischio che sia impossibile lasciare il segno. Non esistono, però, ostacoli insormontabili, ergo bisogna trovare la soluzione confacente alla valorizzazione del talento. Un passo indietro, per farne poi due verso il merito, può essere la via da seguire. Questa è la storia italiana, ovviamente raccontata in maniera semplice e probabilmente riduttiva, di Szymon Żurkowski.

La firma con la Fiorentina è arrivata nell’inverno nel 2019, ma il talentuoso polacco aveva un percorso da concludere con il “suo” Górnik Zabrze. Un ragazzo, Szymon, molto sensibile, di non troppe parole ma di continua riflessione. Ragiona per tappe, in passato ha pensato di smettere e, nei primissimi anni nel calcio dei grandi, spesso si chiedeva se questo fosse il suo posto nel mondo. Ecco perché non ha accelerato l’arrivo in Italia, bisognava andare per gradi. Nella scorsa estate è approdato nel Belpaese forte di un talento notevole da inserire in meccanismi di calcio e vita completamente diversi rispetto a ciò cui era abituato.

Come detto in apertura, tutto questo non è facile. Szymon non gioca, nella Fiorentina di Montella prima e Iachini poi non c’è posto per lui (un minuto contro la Juventus e nove contro l’Udinese) . Le qualità, però, sono note ai dirigenti e aspettano solo che la prova del campo ne dia la dimostrazione anche a tifosi e appassionati. Il prestito all’Empoli è la spinta che serve al ragazzo. Il primo mese, però, ha ancora l’amaro sapore della panchina: Marino ha trovato i giusti equilibri e non sembra intenzionato a cambiare le carte in tavola. La squadra gira e Zurkowski è una freccia ancora non scagliata dall’arco. Arriva lo stop forzato e, con la ripresa, la musica è un’altra: in campo sette partite su sette, di cui quattro dal primo minuto. La maglia è quella che sogna e fa sognare: la numero dieci. Investitura non indifferente, che Zurkowski sta onorando al meglio.

Dopo l’assist nella trasferta di Venezia è arrivato il primo gol italiano, avversario l’Entella: uno-due con Bajrami e missile piazzato all’incrocio dai venti metri. Un capolavoro di tecnica, potenza ed efficacia. Oltre l’elogio alla balistica, l’analisi delle prestazioni del ragazzo porta ad apprezzarne il concentrato di qualità e quantità, fortemente appannaggio della concezione di dieci moderno. Inventare è un concetto, oltre che un verbo, che va di pari passo con l’abnegazione e la partecipazione alla fase difensiva. Totalità applicativa, dunque, che agevola la coralità. Nel centrocampo di indiscutibile talento dell’Empoli, Zurkowski si sta rivelando utile quando bisogna interdire e incisivo quando è il momento di condurre e/o costruire. Dialoga con i compagni, partita dopo partita aumenta i giri del motore anche senza palla e sta mostrando, inoltre, la capacità di saper essere un calciatore da transizione, grazie a corsa e resistenza che gli permettono di guidare il capovolgimento di fronte.

Come ogni elemento figlio di un calcio evoluto, non va ingabbiato nella sterile etichetta di mezzala, dato che la manovra spesso lo porta ad agire in diverse zone del campo. Un esempio concreto viene proprio dall’ultima partita, dove il calcio di rigore guadagnato da Frattesi arriva al termine di una notevole combinazione proprio con Zurkowski che, sul centro-destra, restituisce palla con il tacco. Lo scambio con Bajrami che porta al gol prima raccontato, invece, nasce sull’out di sinistra. Tutto ciò è da ricercare nella consapevolezza da parte del tecnico che un profilo di questa qualità deve contribuire il più possibile allo sviluppo della manovra. I margini di miglioramento ovviamente sono ampi, il lasso temporale è forse ridotto per sbilanciarsi, ma una cosa è certa: l’Empoli ha trovato una risorsa.

Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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