ESCLUSIVA PSB – Stellone: “Lecce e Brescia hanno qualcosa in più, Ascoli da play-off. Sul Frosinone…”

STELLONE ESCLUSIVA PSB

Un inizio di carriera da allenatore brillantissimo alla guida del Frosinone, con cui partì dalla Serie C e conquistò la prima storica promozione in Serie A, ma un prosieguo ricco di imprevisti. Tra BariPalermo (pur con tantissimi meriti), Ascoli e in ultimo Arezzo Roberto Stellone non ha trovato la continuità e la stabilità che gli avevano permesso di scrivere pagine leggendarie del calcio ciociaro. La nostra Redazione l’ha raggiunto telefonicamente per un’intervista di ampio respiro, in cui si è analizzato il presente della Serie B intrecciandolo anche col personale passato del mister. Non mancano momenti amarcord e sguardi al futuro.

Tutti gli addetti ai lavori parlano di questo campionato di Serie B come il più difficile degli ultimi anni. Concorda con quest’analisi?

“Si sapeva sin dall’inizio che questo campionato sarebbe stato duro, visto il mercato condotto da tanti club. Si prevedeva che ci potessero essere 7-8 candidate alle prime due posizioni. Il torneo è lungo e sono tanti i fattori che incideranno sulla vittoria, non basta una rosa forte. Secondo me tra le prime Pisa e Reggina stanno facendo più di quanto si pensasse, sono due sorprese che hanno preso il posto di Parma e Benevento. Oltre a queste, anche Crotone e Monza stanno rendendo al di sotto delle aspettative. Brescia, Frosinone, Lecce e Cremonese stanno avendo un ottimo percorso.”

La classifica cortissima nelle zone di vertice dimostra quanta sia l’incertezza circa le squadre che saranno promosse direttamente. Lei quali vede maggiormente attrezzate per l’obiettivo?

“Brescia e Lecce sono secondo me le compagini più attrezzate, i dati sono dalla loro. Entrambe segnano e i giallorossi hanno la miglior difesa. Ritengo abbiano qualcosa in più delle altre, anche se guardando solo l’organico verrebbe da pensare che Parma e Benevento siano superiori. Le prime 8 sono tutte lì, l’equilibrio è totale. Chi sarà più costante centrerà la promozione diretta e io vedo queste due al di sopra delle altre.”

Almeno in termini di rosa, il ciclo da lei aperto a Frosinone è terminato definitivamente solo in questo 2021 con le cessioni compiute tra gennaio e l’estate. Come valuta l’anno zero dei ciociari?

“Del Frosinone storico è rimasto solo Gori, si è fatta una scelta e i risultati dicono che sta pagando. L’organico è importante e competitivo, la squadra subisce poco. Sul mercato si sono mossi molto bene andando a prendere diversi svincolati del Chievo oltre a Matteo Ricci, sempre a parametro zero. Alla base c’è una società forte, un presidente capace e intelligente e un ds esperto come Angelozzi. Anche Grosso come allenatore sta facendo bene, proponendo un gioco bello e anche efficace.”

Con Sottil l’Ascoli sta provando a lasciarsi alle spalle anni difficili. Ritiene che la rosa sia competitiva anche in ottica play-off?

“Secondo me l’Ascoli ha avuto il merito di dare continuità a Sottil, che l’anno scorso ha fatto un mezzo miracolo ottenendo la salvezza dopo le complicate gestioni di Bertotto e Delio Rossi. L’organico è ottimo e può competere per i play-off, impegnandosi fino alla fine per centrare un buon piazzamento all’interno degli stessi.”

Tanti calciatori che ha allenato a Frosinone ancora adesso stanno facendo le fortune dei club di Serie B. Ciofani è meno centrale a Cremona dopo l’acquisto di Di Carmine ma ha grande peso specifico, Dionisi e Gucher indossano la fascia di capitano ad Ascoli e Pisa. Qual è il segreto di tre dei pilastri di quel gruppo?

“Sono giocatori che hanno dato un grandissimo contributo per il raggiungimento delle due promozioni di fila e che hanno fatto bene con me a Frosinone anche in Serie A. Ciofani è un attaccante importantissimo. Fa reparto, segna: è un calciatore giusto, un leader. Non sta giocando sempre perché la rosa della Cremonese è ampia soprattutto davanti, ma si rivelerà cruciale anche in questo campionato. Dionisi ha fatto le fortune dei ciociari e ora sta facendo quelle dell’Ascoli, da quando è arrivato ha fatto la differenza coi gol che sono stati decisivi per la salvezza. Quando ho allenato io Gucher era giovanissimo, è uno in grado di interpretare bene entrambe le fasi e inoltre è dotato di un ottimo tiro. Dopo Frosinone ha avuto un paio di anni difficili, ma ora si è ripreso alla grande. Guardo sempre i giocatori che ho avuto in passato e sono contentissimo che stiano continuando a confermare il loro livello.”

Quanto pensa incida, in Serie B, l’allenatore sulle prestazioni di una rosa?

“Io penso che l’allenatore incide molto ma serve una rosa fatta di calciatori intelligenti che ti permettono di arrivare ai risultati. Quando ho vinto la Serie B eravamo considerati in fondo alla griglia ai nastri di partenza, siamo stati una sorpresa. Sulla carta avevamo un gruppo che conosceva poco la categoria, ma si era creato un clima splendido ed eravamo diventati un tutt’uno con la tifoseria. Fummo costanti dall’inizio alla fine e centrammo la A. Non servono necessariamente i nomi, ma la società deve saper scegliere i profili giusti. Molti allenatori stanno facendo bene, nelle zone alte tutti stanno riuscendo a incidere. Quando però si fa più fatica non è detto che la colpa sia di chi siede in panchina: Monza, Benevento, Parma e SPAL stanno ottenendo meno delle previsioni ma magari il motivo sta nei tanti cambiamenti. Allenatori nuovi con rose molto mutate possono avere bisogno di più tempo per far assimilare ai propri calciatori i loro concetti. A volte il feeling è immediato, a volte invece ci vuole un po’ più di tempo.”

Per concludere, una domanda sul suo percorso. L’avvio di carriera a Frosinone è stato splendido, poi la sensazione è che sia sempre mancato qualcosa. Come si aspetta di ripartire in seguito ad anni che non sono stati semplicissimi?

“Se si guarda alla carriera di un allenatore sono più gli insuccessi che i successi, salvo i pochi che hanno avuto la bravura e la fortuna di allenare sempre squadre vincenti. Io col Frosinone ho fatto 4 anni ottimi, non solo per le due promozioni ma anche per un’esperienza di grande dignità in Serie A. A Bari, piazza che scelsi dopo la chiusura del ciclo, non andò bene per diversi motivi. Palermo invece la considero una tappa positiva: il primo anno abbiamo perso la finale play-off col Frosinone, la stagione successiva sono subentrato da ottavo in classifica e a 4 giornate dalla fine eravamo secondi. Ci fu l’esonero dopo un pareggio nonostante avessimo quella posizione. Da lì in poi non ho mai potuto cominciare dall’inizio un campionato. Ad Ascoli sono stato solo 20 giorni, mentre l’anno scorso preso dalla voglia di allenare ho scelto Arezzo. Era ultimo in classifica ed era difficile salvarsi, ma avevo visto un progetto serio e ho accettato con l’obiettivo di mantenere la categoria e costruire un futuro importante con l’aiuto della società. Non è andata, purtroppo, bene. Dispiace non essere mai partito dall’inizio negli ultimi anni perché per noi allenatori è fondamentale, ma aspetto fiducioso la situazione giusta per rimettermi in gioco e tornare a fare bene.”

Studente di filosofia a 360 gradi, convinto che lo sport ed il calcio forniscano una chiave di lettura per interpretare la vita. Appassionato di scrittura, in qualsiasi sua forma, convinto che ogni campo da gioco sia terreno fertile per la letteratura.

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