ESCLUSIVA PSB – Cucchi: “In caso di sospensione polemiche e ricorsi saranno inevitabili. Ecco le differenze tra la Serie B degli anni ’80 e quella attuale”

RICCARDO CUCCHI SERIE B ESCLUSIVA – Per anni, con la sua voce, è entrato nelle case di milioni di italiani con le radiocronache delle partite di Serie A, B e Nazionale. Colosso del giornalismo italiano e leggenda della radiocronaca, Riccardo Cucchi è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per parlare dell’attualità calcistica, tra riforme e campionati da risolvere, e della Serie B che è stata. Ecco, di seguito, l’intervista completa.

La ripartenza dei campionati, Serie A in primis, tiene banco nelle discussioni di natura calcistica. Qual è la sua idea in merito a questo tema? 

“È difficile dare una risposta e questa è la ragione per cui le istituzioni preposte a prendere una decisione la stanno ritardando; ci sono molti fattori che concorrono con quello della tutela della saluta in prima linea. Il secondo fattore è capire l’impatto di un gioco come quello del calcio sui margini di sicurezza; le commissioni mediche sono all’opera per studiare al meglio la situazione. Credo sia legittimo che una parte del mondo del calcio aspiri a riprendere a giocare, d’altra parte credo che sia necessaria un’assoluta prudenza.

Da un punto di vista mediatico noto un po’ di confusione: la ripresa del gioco del calcio spetta esclusivamente al Governo. Questo mi pare ovvio, inconfutabile ed anche ragionevole; solo quando avrà deciso il Governo la FIGC avrà il compito di decidere come far ripartire Serie A e Serie B, se riprendere la stagione in corso o concentrarsi sulla prossima. Più si va avanti e più appare complesso finire i campionati”.

Il calcio, soprattutto dalla B in giù, attraversava già un periodo di crisi economica accentuato dalla pandemia. Secondo lei i tempi sono maturi per ipotizzare una riforma dei campionati con l’obiettivo di ridurre le squadre professionistiche?

“Credo che la riforma sarebbe necessaria; secondo la mia opinione sarebbe stata opportuna farla qualche tempo fa e siamo in netto ritardo. Questa situazione particolare, però, non credo possa agevolare questo cambiamento per una ragione molto semplice: stabilire di ridurre la presenza di squadre nei campionati significherebbe rivedere il quadro complessivo forzando la mano con promozioni e retrocessioni per formare i nuovi campionati. Ad oggi credo non ci siano le condizioni di trovare l’unità d’intenti che servirebbe e credo che questo processo non possa essere portato avanti a bocce in movimento. Questo, però, potrebbe essere un momento per avviare la riflessione ed indirizzarsi verso una riforma: la vedo molto difficile avere già nella prossima stagione la riforma dei campionati perché le resistenze sono molte.

Per quanto riguarda l’aspetto economico la crisi dei club è già in atto; la FIGC parla di perdite reali di circa 700 milioni di euro per la sola Serie A. Molte società hanno messo in cassa integrazione i loro dipendenti, perché spesso si ignora che intorno al mondo del calcio ruotano circa 250mila persone con stipendi normali. Ho l’impressione che ci si possa risvegliare dinanzi ad un panorama societario molto depauperato con il rischio, andando dalla A in giù, di trovarci con molte società che non abbiano più la forza per andare avanti. Più si ritarda la ripresa del gioco e più questo rischio diventa reale”.

Una sospensione dei campionati prevederebbe decisioni da prendere a tavolino e l’evidente rischio di passare l’estate sportiva in tribunale con i ricorsi delle società e la giustizia sportiva che, tempistica alla mano, non riuscirebbe a chiarire tutto in pochi mesi. Come si potrebbe ridurre al minimo la possibilità di andare incontro a questo rischio?

“Siamo in un momento in cui abbiamo dinanzi a noi due scenari per questa estate. Il primo scenario prevede un’estate in cui si giocherà a pallone, anche in orari poco canonici; se ciò non fosse possibile ci ritroveremo in un’estate che si consumerà nelle aule dei tribunali. Questi due scenari sono entrambi probabili e tutto si deciderà quando il Governo dirà la sua. Un altro dettaglio, poco sottolineato, è che non esiste attualmente una regola scritta che stabilisca norme in caso di sospensione dei campionato per causa di forza maggiore, non è stata mai fatta una regola e se si dovessero cristallizzare le classifiche bisognerebbe scrivere una pagina di regolamento completamente nuova. Qualsiasi soluzione verrà presa, inevitabilmente, creerà polemiche: a classifica cristallizzata la scelta più facile sarebbe quella dello Scudetto da assegnare alla Juventus; in Serie B lo stesso Benevento che ha oltre 25 punti di vantaggio non ha acquisito aritmeticamente la promozione. Per questa ragione ritengo che in assenza di una norma scritta inevitabilmente ci saranno polemiche ed inevitabilmente ci saranno ricorsi”.

La B dei suoi tempi era una palestra che ha formato e plasmato calciatori poi divenuti campioni. Oggi, seppur con un trend che pare essersi invertito negli ultimi anni, la differenza tra A e B cresce e sono pochi i calciatori che dalla cadetteria riescono ad imporsi ad altissimi livelli. Qual è il suo ricordo della B negli anni d’oro del calcio italiano?

“Ho iniziato a fare radiocronache ad inizio anni ’80: in quegli anni il dislivello tecnico tra Serie A e Serie B non era così alto come quello che oggi secondo me c’è. La B era un serbatoio che ha lanciato calciatori che poi hanno preso il loro posto nella storia del calcio; cito due calciatori che ho avuto la fortuna di vedere giocare prima che divenissero grandi campioni: Alessandro Del Piero nel Padova e Gianluca Vialli nella Cremonese. Entrambi erano ragazzini ma la loro carriera ha poi confermato le doti che già mostravano. Ho avuto la fortuna di raccontare, con i colleghi della mia generazione, i più forti calciatori del pianeta: Maradona, Platini, Falcao, Van Basten etc: bene, anche in quel momento, quando l’Italia era il centro calcistico del mondo, la Serie B mostrava ancora le capacità di poter crescere giocatori importanti. L’elemento determinante del cambio di pelle del calcio italiano è stato l’avvento dei diritti TV che ha creato un dislivello tra Serie A e Serie B”.

Classe '96, amante del calcio e delle sue storie, innamorato della Serie B. Giornalista pubblicista dal settembre del 2020. Laureato in Scienze della Comunicazione.

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