Brescia, Papetti: “Questa maglia va onorata, oramai mi sento bresciano”

Brescia

PAPETTI BRESCIA – Andrea Papetti, difensore del Brescia, è il protagonista del nuovo appuntamento di “Growing Together“, il progetto nato dalla collaborazione tra DAZN e BKT per raccontare giovani talenti e startup locali.

PAPETTI E GASTALDELLO: ALLIEVO E MAESTRO

Il classe 2002 comincia con un profondo elogio al proprio maestro: “Sono ancora acerbo e immaturo sotto diversi punti di vista, però posso dire di avere un po’ più di esperienza rispetto ad altri ragazzi della mia età. Gastaldello mi ha insegnato che prima di essere calciatori bisogna essere uomini, ergo penso in primis a comportarmi come una brava persona fuori dal campo. Ero e sono tuttora una spugna, perché a 18 anni devi afferrare qualsiasi cosa ti venga detta. Daniele è stato il mio grande maestro“.

PAPETTI A 360°

Il talentuoso centrale prosegue: “Il mio idolo attuale? Per caratteristiche, stile di gioco e fisicità dico Sergio Ramos, perché è cattivo, aggredisce sempre e non ha mai paura di tentare l’anticipo. Le differenze tra me e i miei amici, o più in generale i miei coetanei, ci sono, basti pensare alla vita quotidiana: vivo da solo, ergo devo cucinare, lavare e considerare varie responsabilità che magari loro non hanno. Il COVID è stato destabilizzante, ho avuto sintomi come febbre, dolori alle ossa e mal di schiena. I giovani del Brescia? Siamo tanti: Mangraviti, van de Looi, Ghezzi, Verzeni. Quando facciamo qualche bravata, i più esperti del gruppo sono lì a rimproverarci. Per essere un difensore ho buone capacità tecniche, anche perché da piccolino sono nato attaccante centrale, per poi diventare esterno, terzino e, infine, difensore centrale“.

PAPETTI RACCONTA L’ESORDIO E IL SUO RAPPORTO CON BRESCIA

Il ragazzo dimostra di essere molto legato alla Leonessa d’Italia: “Il mio esordio? È stato tutto un po’ inaspettato, il lockdown era nell’aria e non sapevamo se avremmo giocato la partita contro il Sassuolo o meno. Mi fu comunicato che avrei giocato in caso di via libera, così è stato, un’esperienza bellissima, un’emozione fuori dal normale, che non avevo mai provato. Questa maglia va onorata, è stata indossata da grandissima calciatori come Pirlo, Baggio, Di Biagio, Guardiola ed è una responsabilità in più. Il numero 32? È stata una scelta della società ma dopo ho trovato un nesso logico: inizialmente volevo il 48, la somma delle date di nascita della mia famiglia, poi ho moltiplicato il 4 e l’8 ed è venuto fuori il 32. Oramai mi sento bresciano, questo popolo mette grinta, voglia e passione in tutto ciò che fa“.

Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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