ESCLUSIVA PSB – Papadopulo: “Il Lecce ha maturato consapevolezza di quella che è la propria forza. Lotito? Salernitani, vi esorto a credere in quest’uomo”

PAPADOPULO ESCLUSIVA PSB LECCE SALERNITANA – Terminata la sosta per le Nazionali, il campionato di Serie B entra ora nella sua fase clou: solo otto partite al termine della stagione regolare che sanciranno i verdetti definitivi in ottica promozione, playoff, playout e retrocessione. Per quanto concerne la volata verso le prime due posizioni, molto passerà dal confronto diretto tra Lecce e Salernitana, in programma Venerdì alle ore 19:00 al “Via del Mare”. Un match che non varrà solamente tre punti pesantissimi in chiave classifica ma che potrebbe avere degli effetti rilevanti anche per quanto riguarda il modo con cui le due compagini saranno chiamate ad interfacciarsi con gli ultimi impegni che le attendono: una vittoria garantirebbe un’ulteriore iniezione di fiducia e consapevolezza, mentre una sconfitta, se non metabolizzata a dovere, potrebbe forse portare ad un ridimensionamento delle stesse.

Per proiettarci al big match in terra salentina, la nostra redazione ha contattato in esclusiva Giuseppe Papadopulo calciatore prima e, soprattutto, tecnico dalla grandissima esperienza, poi. Una vita dedicata al calcio, anche in “vesti” differenti: con addosso gli scarpini, ha vestito le casacche di Livorno, Lazio, Arezzo, Bari, Cecina ma anche quella della Salernitana nella stagione 1976/1977. Molto più lungo e consolidato il percorso ultratrentennale da allenatore nel quale ha legato indissolubilmente il proprio nome anche al Lecce, nel biennio 2006/2008, conclusosi con la promozione in massima serie dei giallorossi, al termine del playoff vinto nella finale contro l’Albinoleffe. Tanti i temi toccati con l’esperto trainer originario di Casale Marittimo, il quale ha espresso il suo personale punto di vista su diversi aspetti riguardanti il momento delle due compagini, in vista del cruciale impegno che le attende.

Salve mister, partiamo dal Lecce. Una squadra che, fino a qualche settimana fa, sembrava essersi persa per strada ma che, con il passare delle giornate, ha ritrovato fiducia e, soprattutto, risultati che le hanno consentito di proiettarsi in zona promozione diretta. Quali crede siano stati i fattori principali che abbiano consentito ai giallorossi di dare una svolta radicale al proprio cammino? 

Senza dubbio la squadra è cresciuta sia a livello tecnico-tattico che sotto il profilo mentale, maturando grande consapevolezza di quella che è la propria oggettiva forza. Di conseguenza, si sono incastrati tutti quei tasselli che hanno portato il gruppo ad inanellare una serie di risultati importanti che l’hanno proiettata fino all’attuale secondo posto in classifica. Se a tutte queste note positive nei prossimi impegni dovesse aggiungersi una maggiore solidità difensiva, che finora credo si sia vista meno, sono sicuro che il Lecce non dovrebbe avere problemi nel raggiungere l’obiettivo e portarsi a ridosso dell’Empoli”.

Grande merito della rinascita giallorossa va sicuramente riconosciuto anche a mister Corini il quale ha saputo tenere in mano il gruppo anche nei momenti più difficili, mettendo in moto una macchina che, ad oggi, appare praticamente perfetta e dimostrando ancora una volta di essere un tecnico di spessore per la categoria. Lei ha avuto modo di allenarlo nell’esperienza a Palermo: crede che l’attuale concezione di calcio del tecnico bresciano rispecchi l’Eugenio Corini che ha conosciuto ed allenato da calciatore? 

Eugenio è un ottimo tecnico e lo sta dimostrando ormai da diversi anni. La rinascita dei giallorossi è senz’altro frutto anche della sua bravura sia dal punto di vista tattico che di gestione del gruppo. Tuttavia, a tal proposito, credo che parte dei meriti vadano riconosciuti anche al presidente Sticchi Damiani ed al direttore Corvino che non hanno mai messo in discussione il loro allenatore nonostante una prima metà di campionato poco brillante e nonostante buona parte della tifoseria, ad un certo punto, invocasse un cambio di guida tecnica cosa che, per fortuna della compagine salentina e della piazza, non è avvenuta. Io ho avuto modo di allenarlo a Palermo, come ricordavi, avendo la possibilità di usufruire delle sue grandi abilità tecniche ma, soprattutto, tattiche. Aveva già delle idee ben chiare da calciatore e ne ha dato dimostrazione sia nell’avventura rosanero che nelle esperienze successive da calciatore prima, e da allenatore poi”.

Altro attuale protagonista della rosa giallorossa che ha avuto modo di incrociare lungo il suo percorso professionale è stato un giovanissimo Massimo Coda ai tempi del Bologna. Si aspettava un’evoluzione di carriera del genere da parte del bomber campano? Cosa crede sia mancato finora affinché riuscisse ad affermarsi anche in massima serie?

“I numeri e la sua carriera parlano per lui. Difficile da capire sinceramente il perché non sia riuscito ad affermarsi in palcoscenici più prestigiosi, perché le qualità che possiede sono sempre state evidenti. Dal mio punto di vista, credo che non sempre, nel corso degli anni, abbia trovato un progetto che gli garantisse quella fiducia incondizionata che, invece, ha ricevuto a Lecce e, prima ancora, a Benevento. Le ottime cose fatte ai sanniti ed il rendimento strabiliante che stiamo osservando in Salento testimoniano il fatto che sia uno dei migliori attaccanti in cadetteria e che sia oramai pronto e sufficientemente maturo per dire la sua da protagonista anche in una squadra di Serie A fermo restando che, ovviamente, ci sono tutte le condizioni affinché ciò avvenga proprio con il suo Lecce”.

Dall’altra parte, invece, la Salernitana di Castori che, probabilmente ben oltre le più rosee aspettative di inizio stagione, si è ritrovata a lottare fin dalla prima giornata per i primi due posti. All’inizio del torneo si sarebbe aspettato di trovare i campani, ad otto giornate dal traguardo, così in alto in graduatoria? 

Posso dirti di conoscere da tanti anni Castori e che, difficilmente, le squadre di Fabrizio falliscano nel raggiungere determinati obiettivi. Chiaro che ci possano essere delle eccezioni o delle annate in cui non si riesca a farlo ma l’ex Carpi e Trapani è una garanzia per le società che vogliono ottenere dei risultati. Tutto ciò sta accadendo anche a Salerno a differenza dello scorso anno quando magari si pensava la squadra potesse raccogliere di più. I granata stanno disputando un ottimo torneo e li vedo ancora in piena corsa per i primi due posti assieme al Lecce. Nel caso non dovesse riuscire nella promozione diretta, sarà senz’altro una delle principali protagoniste dei playoff”.

Una delle sue esperienze più importanti, considerato il blasone e la storia del club, è stata sicuramente quella alla Lazio dove ha avuto modo di interfacciarsi con Claudio Lotito. Se in biancoceleste i risultati ottenuti dall’imprenditore capitolino sono stati straordinari, in quel di Salerno, invece, non è stato finora altrettanto con i tifosi granata che non hanno mai dimostrato grande gradimento per il co-patron del Cavalluccio anzi, contestandolo anche pesantemente nel corso della sua gestione. Cosa ne pensa di questo clima di tensione che oramai da tempo si respira nei pressi dell’Arechi e quanto, a suo avviso, le prestazioni ed i risultati delle recenti annate siano stati condizionati da tali dinamiche?

“Lotito, calcisticamente parlando, o lo si ama o lo si odia. Io con lui ho avuto un ottimo rapporto e, se prima di conoscerlo nutrivo magari dei dubbi nei suoi confronti, nel momento in cui l’ho conosciuto tali remore sono venute meno. Ho scoperto un uomo molto corretto nei rapporti con i suoi dipendenti, che fossero dirigenti, allenatori o calciatori, e di lui ho un ottimo ricordo. Ho giocato a Salerno negli anni Settanta, conosco la città ed i tifosi granata ai quali sono legatissimo e, per questo, li esorto a credere in quest’uomo. A primo impatto non lo si capisce fino in fondo e non lo si accetta ma, alla fine, pur perdendo qualche battaglia la guerra la vince”.

Al Via del Mare, per concludere, oltre che un incrocio determinante in ottica promozione andrà in scena un confronto anche tra due differenti modi di fare ed interpretare il calcio: salentini con una mentalità filo-europea ed a fronte impronta offensiva campani, invece, meno propositivi ma che fanno della solidità il proprio punto di forza. Lei, che ha dedicato la sua vita al calcio attraversando epoche sportive diverse e lavorando con interpreti del gioco differenti, come considera questo assiduo confronto tra “estetica” ed efficacia? Quale delle due pensa possa essere maggiormente redditizia in un match così importante dove i margini di errore saranno ridottissimi? 

Il massimo sarebbe coniugare gioco e risultati. Non sempre ciò è possibile e, tra le due opzioni, credo che le società preferiscano ottenere innanzitutto i risultati prefissati. Poi, credo che chi vince difficilmente non giochi: al contrario, chi non gioca è più vicino alla sconfitta che al successo. Fatta questa premessa, nel match di Venerdì si affronteranno il miglior attacco del torneo contro una delle miglior difese e credo uscirà fuori un risultato di parità condito da goal. Mi sbilancio: un 2-2 spettacolare ma, allo stesso tempo, all’insegna dell’equilibrio”.

 

 

bonus
22 anni, vivo e studio a Catanzaro. Amante a 360 gradi dello sport più bello del mondo: calcio internazionale, Serie A, B e C sono il mio ossigeno.

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