Lecce, Pablo Rodriguez: “Qui ho trovato il paradiso. Non mi pongo limiti”

PABLO RODRIGUEZ LECCE – Pablo Rodriguez, attaccante in forza al Lecce, è il protagonista del nuovo appuntamento di “Growing Together“, il progetto nato dalla collaborazione tra DAZN e BKT per raccontare giovani talenti e startup locali: “Sono andato via dalla mia isola, Gran Canaria, per giocare nella cantera del Real Madrid, l’Olimpo del calcio. In questa stagione ho trovato il mio paradiso e la mia dimensione in Puglia. 

Sento che questa è la maglia giusta per crescere tanto. È la mia prima tappa come professionista. Sono uscito dal Real Madrid Castilla (la seconda squadra del club blanco, ndr) senza avere nulla del giocatore professionista. Ora sono tra i grandi, sono nel calcio professionistico e per me è sempre stato un sogno arrivare fino a qui. Come dice la mia carta d’identità sono giovane, ho 19 anni, non mi pongo limiti e ho ancora il futuro davanti per migliorarmi. 

Ciò che vedo nel futuro, ora come ora, è la città di Lecce e il poter salire in Serie A. Raul? Per me è stato un giocatore molto scaltro, io mi rivedo in questa qualità, scaltro e reattivo. Ho pensato di avere questa caratteristica in comune con lui e dopo, quando è diventato allenatore, è stato bellissimo poter imparare qualcosa ogni giorno. Quando sono venuto qui, oramai 5/6 mesi fa, per me è stato molto difficile, perché ero solo, proveniente da un Paese straniero e non avevo nessuno accanto. A questo si è aggiunto il COVID.

Sono cresciuto vedendo i video di Ronaldo il Fenomeno. Mi chiamano Pablito, così come El Diablo oppure Rodriguez, però non fa differenza. Il soprannome lo si dimostra in campo, con la voglia di divertirsi e amando ciò che fai nel calcio. La città di Lecce? È tutto molto bello, molto simile a Gran Canaria: c’è il mare vicino, la gente è davvero accogliente, il cibo è fantastico. Vivevo in un paesino che si chiama Valsequillo, sono orgoglioso di poterlo rappresentare e poter portare il nome in tutto il mondo. 

Non sappiamo ancora se sarà possibile vedere uno stadio pieno. Prima di approdare in Salento ho visto i video del Via del Mare e la verità è che è impressionante, una follia giocare con al fianco molta gente che non smette di incitarti e cantare durante tutta la partita. 

La vittoria in Youth League con il Real? È stato un sogno, noi abituati a vedere i grandi giocare la Champions League. Corvino? Mi ha trattato come se fossi un figlio, perché da quando sono arrivato ha avuto grande fiducia in me. Mi dice sempre di non abbassare la guardia e di dare sempre il massimo per ottenere tutti gli obiettivi a cui puntiamo, così da crescere come persona e come giocatore.

Sono un po’ atipico per il mio ruolo, non salto di testa per toccare il pallone, spero sempre che sia per terra. Gioco molto per la squadra. La mia esultanza? Prima di una partita mi dissero di fare un gesto, mi è uscito spontaneo, non era niente di programmato, e ora è diventato un tratto distintivo qui a Lecce“.

Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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