Analisi e conoscenza delle caratteristiche: questo è il Perugia di Alvini

PERUGIA, IL LAVORO DI ALVINI SI TOCCA CON MANO

MASSIMILIANO ALVINI PERUGIA – In una Serie B che cerca di alzare nuovamente l’asticella della proposta e della competitività, dopo quanto di buono mostrato nell’annata passata, ci sono compagini che, passo dopo passo, stanno costruendo la propria stagione con lavoro, preparazione e organizzazione. Una di queste sta acquisendo forma e sostanza giornata dopo giornata, come testimoniato dal campo, giudice supremo, e dai risultati, che non spiegano ma confermano: parliamo del Perugia.

FLESSIBILITÀ E CONSAPEVOLEZZA

Il percorso in cadetteria di Massimiliano Alvini nasce nella passata stagione dove, nonostante la retrocessione sofferta con la Reggiana, ha indirizzato l’opinione pubblica verso la conoscenza di un calcio, il suo, riconoscibile e soprattutto credibile. L’epilogo non è stato quello sperato dal tecnico e dalla piazza, complice un ruolino negativo negli ultimi due mesi, ma la consapevolezza che le idee vadano oltre i verdetti ha mosso sensazioni e giudizi postivi per l’operato del professionista toscano.

Consapevolezza, parola non utilizzata per puro caso e che tornerà utile tra poco. Il Perugia, compagine neopromossa e che nutre grande attenzione nella progettualità sia per la prima squadra che per il settore giovanile, ha scelto proprio Alvini per il post Caserta, nel frattempo approdato in quel di Benevento. Dopo otto giornate di campionato, il Grifo è al settimo posto, ma l’intenzione della seguente trattazione è quella di cercare di spiegare l’iceberg che vede come punta la bontà della prestazione in partita.

Flessibilità, sostantivo chiave nel passaggio di Alvini dalla Reggiana al Perugia. Il calcio contemporaneo richiede, per poter essere espresso ad alti livelli prestazionali, un’ibridazione tra la calata dall’alto dei principi di gioco e la conoscenza delle caratteristiche dei calciatori, che vanno indottrinati ma, contestualmente, capiti e ascoltati. Questo è quanto si ha la sensazione che sia stato fatto dall’allenatore nel passaggio da un gruppo di calciatori all’altro, gestito anche grazie all’esperienza maturata nella prima annata in cadetteria. Flessibilità, dunque, da fondere con la consapevolezza – eccola ritornata – delle proprie idee: ingredienti da amalgamare per soddisfare i palati.

REGGINA PRIMA, PERUGIA POI: I DATI PER SPIEGARE

Qualche riferimento arriva dai dati: la Reggiana della passata stagione, dopo le prime otto giornate (non è stata considerata la sfida contro la Salernitana, terminata 3-0 a tavolino per i campani: al suo posto il match con avversario il Cosenza), aveva una percentuale media di possesso palla pari al 53,25%, mentre il Perugia di quest’anno si ferma, al momento, al 50,7%. Specificato che il possesso palla sia un riferimento indicativo ma contestualmente imperfetto, dato che quanto davvero conta è la pericolosità offensiva, a tal proposito la Reggiana 20/21 – con lo stesso riferimento temporale poc’anzi citato – aveva messo a referto 39 tiri in porta (un rigore), mentre il Perugia attualmente staziona sulle trenta occasioni.

Un dato che potrebbe far passare il passaggio di una ridotta capacità di saper minacciare il portiere avversario, ma che va analizzato con un’aggiunta sicuramente importante, ovvero il rapporto tra i gol segnati e i tiri in porta di ambedue le annate: 0,26% per la Reggiana, 0,3% per il Perugia. Il cinismo dunque sorride agli umbri, ma bisogna probabilmente sottolineare come questo possa essere il frutto, oltre che della capacità del singolo, di una migliore, o comunque più ordinata, gestione della manovra e dell’occupazione degli spazi propedeutici alla conclusione.

Perugia che ha palesato una compattezza diversa – almeno fino a questo momento – rispetto alla Reggiana, che soffriva spesso le transizioni avversarie, abili a inserirsi in eventuali falle tra i reparti createsi a seguito della perdita del possesso (un piano gara che, a onor del vero, la stessa Regia ha saputo applicare in determinate partite, come quella di andata contro il Monza, vinta nettamente 3-0): il Grifo riesce a garantire costantemente ridotta distanza tra i reparti in occasioni di non possesso, partecipazione totale alla fase difensiva (saper attaccare vuol dire saper difendere) e tanta applicazione per interdire, sia nei momenti di difesa pressing che di difesa posizionale.

Cinquantatré tiri in porta concessi dalla Reggiana nelle solite otto partite prese come riferimento, trentadue dal Perugia: anche in questo caso, la descrizione è aiutata dai dati, che dicono inoltre cinque clean sheets (da attribuire meriti all’ottimo Chichizola, portiere sicuro e moderno) a tre. Nel confronto tra i gol subiti, 12 a 5, pesa e non poco la debacle per 7-1 patita dalla Regia contro il Lecce.

La conoscenza dei calciatori e delle rispettive caratteristiche, da abbinare ai principi di gioco – discorso fatto qualche rigo più su – ha portato Alvini a comprendere di diver sfruttare la capacità di saper risalire il campo con rapidità, grazie a elementi come Lisi, Falzerano (soprattutto quest’ultimo nelle vesti di un playmaker aggiunto, data la qualità che ne eleva le possibilità tecnico-tattiche) e Kouan, vero jolly per entrambe le fasi. Il tutto senza dimenticare Matos, anch’egli elemento pericoloso quando va in progressione. Segre è un altro profilo molto abile senza palla, mentre Ghion è colui deputato a ordinare lo sviluppo del gioco.

In conclusione, Alvini – da tecnico molto attento all’analisi e costantemente propenso all’aggiornamento metodologico e operativo – ha rinforzato le proprie idee grazie all’esperienza, respingendo qualsiasi forma di intransigenza e dogmatismo tattico. Conosciuti i calciatori, inseriti in un determinato spartito, il Perugia passo dopo passo sta tracciando il proprio percorso che, con un allenatore attento e un gruppo totalmente coinvolto nel progetto, potrà sicuramente suscitare emozioni positive.

Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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