Lecce, Liverani: “Anche in A voglio fare il mio calcio. Caso Palermo? Giusto dare un segnale forte”

LIVERANI LECCE A PALERMO – L’allenatore del Lecce Fabio Liverani ha rilasciato una corposa intervista al Corriere dello Sport, affrontando molteplici tematiche. Queste le parole dell’uomo che ha riportato il club salentino in Serie A“Mi sto godendo il successo a poco a poco: rivedendo il film della stagione e girando per la città capisco cosa abbiamo fatto. Sono orgoglioso del mio percorso, sia in campo che in panchina ho sofferto per conquistare ciò che ho avuto: non si è mai capito se credessero davvero in me. Il lavoro e la pazienza mi hanno sempre ripagato, non ho nessuna fretta. So che come mister devo ancora crescere, ma senza l’ambizione tutto risulterebbe pesante. Le tre vittorie di fila contro AscoliPescara Cosenza ci hanno fatto capire che avremmo potuto dare fastidio a Brescia Palermo. La scintilla è invece scoccata relativamente presto, alla quarta giornata: dopo aver battuto il Venezia ci siamo sbloccati mentalmente e abbiamo cominciato a credere in noi con serenità. Le uniche due partite sbagliate sono state secondo me quelle con Cittadella Padova, a Cremona in 11 contro 11 non avremmo mai perso. Il Palermo è stata la squadra che più ci ha fatto soffrire, aveva la rosa per fare la differenza. Il Brescia con Corini ha subito la nostra stessa metamorfosi: loro rispetto a noi hanno dovuto fare i conti con meno infortuni ed è stata un’ulteriore fortuna. Si tratta di un gruppo coeso ricco di calciatori che potranno far bene anche in A. Se i rosanero hanno commesso irregolarità è giusto che si faccia chiarezza: Gravina appena insediatosi in FIGC ha detto che le cose sarebbero cambiate. Non entro nel merito della decisione, ma condivido l’idea che bisogni dare un segnale forte. Non si può prorogare sempre il momento della resa dei conti o aspettare qualcuno che giunga a salvarci. Per la nostra impresa la solidità societaria è stata essenziale, ma non significa che non siano stati fatti sacrifici importanti per conseguire il risultato. Non potrò mai giocare solo per distruggere la costruzione avversaria, dovrò difendermi contro chi è più bravo ma la nostra identità proverò a farla emergere in ogni contesto. A me piace comandare la manovra e arricchirla con idee personali. L’integralismo resta, però, un difetto: fossilizzarsi su ciò che in passato ha portato risultati non basta per ottenerli nel presente. Riproporre quanto fatto in e in sarà insufficiente in massima serie. I tecnici per me fondamentali? Zaccheroni mi ha dato una grande opportunità, Mancini ha inciso sulla mia personalità trasmettendomi anche una sana presunzione: ero ammaliato da lui. Decisivo fu, tuttavia, Serse Cosmi che intuì il fatto che potessi giocare da play. Non sono un uomo di gesti eclatanti, preferisco il lavoro. Forse è per questo che ho la stima dei tifosi, i quali sono stati essenziali per la promozione. Sono certo che anche se il prossimo anno sarà durissimo loro sapranno sostenerci in ogni frangente. Non ho nessun sassolino da togliermi dalle scarpe, so bene che oltre agli applausi esistono i fischi: come detto all’inizio, mi godo il successo.”

Studente di filosofia a 360 gradi, convinto che lo sport ed il calcio forniscano una chiave di lettura per interpretare la vita. Appassionato di scrittura, in qualsiasi sua forma, convinto che ogni campo da gioco sia terreno fertile per la letteratura.

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