Essere un trequartista vuol dire tante cose

CHRISTIAN KOUAN PERUGIA – Il ruolo, nel calcio contemporaneo/moderno, è una specificazione che aggiunge poco, se non nulla, all’analisi e alla descrizione. Così come il modulo, parliamo di concetti equivalenti al fiabesco “c’era una volta“. Espressioni che introducono ma non spiegano, parole e frasi che vanno accompagnate dalla visione e dalla rappresentanzione concreta di quanto si vuole dire.

Questa introduzione ha un fine preciso: cosa vuol dire essere un trequartista? La solita categorizzazione porterebbe a costruire l’immagine di un calciatore talentuoso ma anarchico, elegante ma indolente, incantevole ma saltuariamente dinteressato. Un numero dieci, per intenderci. Le idee degli allenatori e l’evoluzione del calcio permettono, fortunatamente, di non considerare questa come l’unica possibilità. Ovviamente tali calciatori non sono scomparsi ma, allo stesso tempo, camminano a braccetto con colleghi capaci di scrivere nuove pagine nelle possibilità collegabili a tale posizione sul rettangolo verde.

In Serie B gli esempi nel recente passato non sono mancati: nella scorsa stagione abbiamo visto Liam Henderson nel Lecce di Corini e Michael Folorunsho nella Reggina di Baroni, per citare due profili. Giocatori che hanno interpretato in maniera differente il ruolo, aiutandoci a comprendere come le funzioni e le indicazioni superino le miopi opinioni convenzionali. Questo processo sta continuando anche nella stagione appena iniziata, con un esempio su tutti: Christian Kouan in quel di Perugia.

Ivoriano classe ’99, alla quarta stagione con il Grifo, una storia di speranza e perserveranza e un’evoluzione tattica che ha trovato in Massimiliano Alvini l’allenatore perfetto per essere sublimata. Costruito come mezzala, migliorato da trequartista: le motivazioni sono da ricercare in quanto detto inizialmente, ovvero nelle differenti possibilità fornite da un calcio basato su funzioni e principi di gioco. Il fútbol pensato da Alvini, come noto, prevede il possesso palla come strumento per controllare e creare, difendere e attaccare. Non è un caso che, dopo tre giornate, il sodalizio umbro sia quello con la percentuale media più alta di ball possession in cadetteria (58,2%). Voler gestire costantemente il pallone vuol dire permettere ai calciatori di avere sempre più opzioni di passaggio, sia in orizzontale che in verticale in base ai (fondamentali) movimenti senza palla, alle rotazioni e all’interpretazione della circostanza concessa al singolo che, secondo l’ex allenatore della Reggiana, deve avere la possibilità e la personalità di scegliere, evitando di affidarsi a codifiche rese vacue dall’andamento della partita.

Dinamismo, smarcamenti, responsabilità come perni per la scelta: doti che, analizzando il calciatore, caratterizzano Kouan. La sua elettricità con e senza il pallone lo rendono fondamentale in entrambe le fasi, e non è un caso che – da trequartista – lo si veda spesso supportare i mediani per interdire e ripartire. Ecco, la ripartenza, per meglio dire la transizione: quella guidata da Segre nell’ultima partita proprio su intervento per recuperare la sfera di Kouan che, dopo aver ricevuto il pallone dal compagno di squadra, ha scheggiato la traversa con un preciso tiro da fuori.

Giocare in quella porzione di campo comporta tante dinamiche di gioco: rifinire, accompagnare, illuminare, concludere, arretrare quando necessario. Questo vuol dire essere un trequartista nel calcio di Alvini, questo vuol dire essere un trequartista nel calcio che va oltre le etichette: Christian Kouan procede spedito verso un futuro senza limiti tattici.

Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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