3 Ottobre 2019

ESCLUSIVA PSB – Giordano: “Porto Ascoli nel cuore. Pisa, perché la contestazione?”

BRUNO GIORDANO ASCOLI PISA / Una carriera da calciatore all’insegna del gol. Da Nord a Sud, Bruno Giordano ha lasciato il suo marchio ovunque. Tante stagioni alla Lazio, uno scudetto vinto a Napoli ed esperienze con Ascoli e Bologna. Oggi allenatore, la nostra redazione l’ha raggiunto in esclusiva. Cominciamo con una considerazione sulla Serie B. […]

BRUNO GIORDANO ASCOLI PISA / Una carriera da calciatore all’insegna del gol. Da Nord a Sud, Bruno Giordano ha lasciato il suo marchio ovunque. Tante stagioni alla Lazio, uno scudetto vinto a Napoli ed esperienze con Ascoli e Bologna. Oggi allenatore, la nostra redazione l’ha raggiunto in esclusiva.

Cominciamo con una considerazione sulla Serie B. C’è chi dice che, rispetto al passato, non sia più un adeguato serbatoio dal quale attingere per la Serie A, salve rare eccezioni, oltre ad un’eccessiva differenza di qualità che si paga in caso di promozione; parere che non trova d’accordo chi invece vede, soprattutto negli ultimissimi anni, una crescita della cadetteria. Lei da che parte sta?

“In una via di mezzo. Si può dire che la Serie B non offra tantissimi talenti, ma questo è un discorso che riguarda l’intero movimento calcistico italiano. La cadetteria ha però un pregio, ovvero il fatto che ci siano tanti italiani, questo è un dato importante. Non è un periodo florido sotto certi aspetti, ma questo non è un discorso che riguarda specificamente la Serie B, che sta cercando di fare il massimo per creare un campionato importante, magari si potrebbe fare di più per quanto riguardi i settori giovanili, ma è un discorso davvero ampio. Con i calciatori bisogna lavorare bene fin dai primi anni, altrimenti arrivano ad una certa età dove i margini di miglioramento sono ridotti, e questo non può che essere un fattore penalizzante”.

Nel corso della sua importante carriera ha vestito, tra le altre, la maglia dell’Ascoli per tre stagioni intervallate da una parentesi nel Bologna. Ha inoltre vissuto un’esperienza da tecnico proprio dei marchigiani. Che rapporto ha con la piazza?

“Porto nel cuore Ascoli per i miei trascorsi ma anche per il rapporto che ho avuto con Costantino Rozzi, che è stato il mio testimone di nozze. Quando ascolto la parole Ascoli il pensiero va sempre a lui, Costantino, e a quella bella squadra che avevamo. Soprattutto nella prima annata disputammo una grande stagione, con tanti giovani e stranieri importanti come Casagrande e Cvetković. Da tecnico posso dire di essere andato a soccorrere un malato ma, quando le cose si stavano sistemando, sono arrivati dei personaggi che mi hanno messo alla porta. Mi aspettavo tutto tranne che quello, perché ho lavorato nelle difficoltà, era complicato anche organizzare una trasferta. Non appena la situazione era tornata ad essere tranquilla, Bellini & co. mi hanno dato il benservito”.

In questa stagione i bianconeri hanno allestito un organico competitivo, che difatti ha cominciato molto bene. Dato che la massima serie manca oramai da più di un decennio, come crede che vadano gestite le ambizioni e le pressioni della piazza?

“Il presidente è ambizioso, è stato fatto un mercato super, i risultati stanno arrivando e non possono che stimolare una piazza dall’entusiasmo contagioso. Questi elementi possono portare a fare qualcosa di importante. Nella scorsa stagione la salvezza è arrivata con qualche problema di troppo, ma la dirigenza sa il fatto suo, la partenza quest’anno è stata delle migliori, ritengo che la squadra se la possa giocare tranquillamente perché vedo che in Serie B c’è molto equilibrio”.

Seppur per poche partite, ha guidato anche il Pisa. Fu un’esperienza complicata per vari fattori, come la situazione societaria e il fatto di essere subentrato nelle ultime giornate. Nonostante l’epilogo, che ricordo ha di quel periodo?

“Lì sono andato a prendermi i problemi di Ventura. Sono arrivato a poche giornate dalla fine, ma il danno oramai era stato fatto. Ho dato tutto me stesso per la causa, ma i calciatori non recepivano quanto gli veniva detto nonostante continue sollecitazioni, anche perché era una rosa composta da tanti elementi in prestito. Inoltre il mio arrivo è coinciso con una lunga serie di infortuni. Onestamente non capisco il perché della contestazione quando sono tornato a Pisa, ritengo di essere l’ultimo colpevole di quella situazione, andando a vedere appunto la gestione tecnica e societaria. Non penso che la retrocessione possa essere responsabilità di un allenatore che su quaranta partite ne fa sette”.

Le particolari situazioni trovate ad Ascoli e Pisa hanno quindi condizionato la sua possibilità di lavorare in maniera consona. Crede che questi passaggi possano aver avuto ripercussioni importanti nel suo percorso da allenatore?

“Assolutamente, senza se e senza ma. Ad Ascoli mi chiamavano da venti/trenta giorni, alla fine ho accettato con il cuore perché non potevo rifiutare questa piazza proprio in ricordo di Rozzi e della tifoseria, ma non c’erano i presupposti. Non potevamo fare alcun ritiro il sabato sera, ad esempio. Le difficoltà erano tante. A dicembre mi hanno svuotato la squadra perché c’erano problemi, quindi abbiamo tirato avanti con i ragazzi della Berretti. A bocce ferme non rifarei quelle scelte, perché puoi essere l’allenatore più bravo del mondo, ma senza una società solida alle spalle vai a sbattere contro un muro”.

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