Brescia, parla Bonometti: “Cellino è un presidente competente, ho lasciato la società in mano alla persona giusta. Su Inzaghi…”

BRESCIA BONOMETTI CELLINO INZAGHI – Marco Bonometti è stato uno dei presidenti della storia pluricentenaria del Brescia. L’imprenditore italiano, nel febbraio 2015, ha salvato le Rondinelle dal fallimento. Il club lombardo era a rischio ripartenza dai dilettanti, ma Bonometti è riuscito nell’impresa di mantenere la Serie B. Successivamente nell’agosto 2017 ha venduto la società all’attuale presidente Massimo Cellino.
L’ex numero uno del Brescia si è concesso ad una lunga intervista a BresciaOggi, in cui ha ripercorso le orme della cessione del club, analizzandone i motivi principali.
Ecco le sue parole:

Presidente Bonometti, ha sentito il discorso di Massimo Cellino alla presentazione dello sponsor delle giovanili? Il Brescia deve essere composto da giocatori bresciani: “Mi sembra una politica molto intelligente. Così si dà un futuro alla società, che diventa più forte per rendersi indipendente in un mercato del calcio che sta cambiando profondamente”.

Cellino ha ereditato un club con i conti in ordine grazie alla sua gestione:  “Essendo un dirigente esperto, ha continuato sulla strada della trasparenza, della solidità. E ha capito che il settore giovanile è un cardine di un club sano: giusto che lo rinforzi”.

E vuole puntare sui talenti bresciani: “Ha ragione. La nostra provincia è piena di giovani talentuosi. Ci sono tante squadre dilettantistiche, lo sport del calcio è molto diffuso sul nostro territorio. Cellino è riconosciuto come uno dei presidenti più esperti e competenti del mondo del calcio”.

Secondo lei sta cambiando davvero? “Ho visto che l’altro giorno ha liquidato la sconfitta con il Como in poche parole. Sì, sono convinto che si stia correggendo molto. Ma adesso tocca a Brescia andare nella direzione del presidente. Serve maggiore disponibilità nei suoi confronti da parte di tutte le componenti. La città deve apprezzare il lavoro che sta facendo, dirgli grazie se abbiamo una squadra competitiva. E deve essere disposta quantomeno ad ascoltarlo”.

Sulla cessione del club: “Io ho visto in Cellino una persona che avrebbe fatto il bene della società, che avrebbe innalzato il livello della squadra. Lo ha dimostrato con i fatti: è andato subito in Serie A. Per la città di Brescia la crescita della squadra di calcio è anche una crescita di immagine. Cellino dimostra ogni giorno di essere uno che il calcio lo sa fare”.

A proposito di calcio, non le manca? “Le dico la verità: una squadra come quella che ha costruito Cellino – giovane, ambiziosa, con un gioco di buona qualità – un certo fascino
lo esercita. E ti fa nascere la passione”.

Su Pippo Inzaghi: “Sicuramente, ma non è soltanto Inzaghi pur con tutto il carisma che trasmette all’interno e all’esterno. È il contesto attuale intorno al Brescia che favorisce: Cellino ha costruito il centro sportivo, ha preso giocatori che altri non avevano valorizzato. Ha cambiato più di metà squadra e sta andando benissimo. La partita contro il Como è solo un incidente e guardate che il Como è più forte della classifica che ha”.

Sulle proprietà straniere nel calcio:  “Con il suo attaccamento, si rende conto che il calcio va moralizzato. Fra un po’ il pallone in Italia sarà in mano solo agli stranieri, perché noi italiani non possiamo più permettercelo. Cellino invece con il Brescia sta dimostrando che anche le società con capitale privato riescono a esprimersi a certi livelli.
Sono sempre più convinto di aver lasciato il Brescia alla persona giusta per rilanciarlo alla grande. E ci riuscirà. Ma bisogna dargli tempo”.

 

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