Tra incessanti rumors di mercato e un addio dato per certo poi sfumato: la risposta sul campo di Dimitri Bisoli

BRESCIA BISOLI RISPOSTA – Immaginate di essere un calciatore che, nelle roventi settimane di calciomercato, sia stato accostato a un numero indefinito di compagini tra Serie A e cadetteria. Aggiungeteci il fatto che siate anche il capitano di una delle squadre più ambiziose del torneo cadetto e che abbiate contribuito a scrivere le recenti pagine di storia della stessa ma che, al gong finale del calciomercato, la vostra partenza, sulla carta certa, in realtà non si sia concretizzata. Una situazione non preventivata e di sicuro non facile da gestire e metabolizzare se non si possiede la giusta motivazione per proseguire il percorso intrapreso ed una non indifferente dose di maturità umana, oltre che professionale. Ingredienti che quindi, se non sussistenti, rischiano di macchiare inevitabilmente il passato, per quanto memorabile, e di incidere negativamente su presente e futuro. 

Tratti caratteristici che sta senz’altro dimostrando di possedere Dimitri Bisoli, colui che personifica la suddetta introduzione. Si, perché il classe 94′ sembrava davvero destinato a salutare la oramai “sua” Brescia, club nel quale milita dal 2016 e che gli ha consentito di perseguire traguardi sportivi storici, come la promozione e il debutto in massima serie e, soprattutto, di raggiungere un livello tecnico tale da essere considerato un calciatore top per la categoria, sotto diversi aspetti. Non è un caso, infatti, se tra coloro che fossero interessate a rilevare l’ex Prato, Santarcangelo e Fidelis Andria ci fossero società di categoria superiore come Genoa, Sampdoria, Salernitana e Torino ma anche realtà cadette ambiziose come il Pisa, attualmente capolista, o la stessa Ternana.

Tutte destinazioni di spicco e in linea con quello che è l’elevato spessore tecnico del ragazzo, probabilmente, ma che alla fine non sono sfociate in un concreto e definitivo trasferimento, andando potenzialmente a minare la serenità della persona, prima ancora che del professionista. Comprensibilmente non facile per il figlio d’arte, come per chiunque al suo posto, liberare la mente e riuscire a trovare le giuste motivazioni per ripartire e provare a scrivere un nuovo capitolo con la medesima casacca dopo che, per mesi, tutti i tasselli sembravano considerare l’intero libro già scritto.

“Per me è stato un gol liberatorio: ci tenevo a fare bene. Volevo segnare a tutti i costi perché sono stati mesi difficili. Non sono contento delle mie prestazioni degli ultimi mesi, ma adesso sto cercando di tornare il Dimitri che tutti conoscete” 

Le sincere parole pronunciate nel post partita della gara contro il Lecce, che le Rondinelle hanno riacciuffato all’87’ proprio grazie ad un goal da rapace d’area del loro capitano, sembrano confermare quanto precedentemente descritto. A parlare è stato il Bisoli uomo, prima, e il Bisoli calciatore, poi. Consapevole di quanto il sodalizio lombardo e la città gli abbiano dato in questi anni, e viceversa, e di quanto altresì questo legame sia potenzialmente destinato a proseguire nonostante i vivaci mesi estivi. Un goal liberatorio, per l’appunto, perché testimonia la voglia del ragazzo di continuare a dare come sempre tutto per la maglia e con il quale ha voluto mettere una pietra su tutto ciò che aveva tentato di portarlo mentalmente, e fisicamente, altrove tornando a essere, attraverso il duro lavoro, quel calciatore che i tifosi biancoblu hanno da anni imparato ad apprezzare, e verso il quale non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno. Consapevole delle proprie qualità e dell’elevato contributo che è in grado di garantire ai suoi, ma anche del fatto che per riuscire a tornare ai propri livelli servisse, e serva tutt’ora, spingere forte in ogni allenamento, calarsi a 360 gradi nel contesto e isolarsi dal resto.

Le premesse ci sono tutte, e il sempre crescente minutaggio registrato dal calciatore nativo di Cagliari lo testimonia: dagli iniziali spezzoni di partita, Inzaghi sta ora dimostrando di voler puntare con forza sul numero 25, sempre in campo a partire dalla seconda frazione del match di Perugia, considerata anche la condizione fisica sempre più brillante dopo le iniziali difficoltà riscontrate anche sotto questo punto di vista. Nasce come mediano, nei primi anni di carriera ricopre anche il ruolo di difensore centrale, per poi affermarsi principalmente nelle posizioni di mezzala o di titolare di fascia: innata duttilità, corsa, spirito di sacrificio ed un bagaglio tecnico non indifferente come testimoniano le ben 16 reti siglate nei primi tre anni a Brescia. A ciò, si aggiunge una spiccata personalità che gli consente di ereditare la fascia di capitano rimasta vacante dopo il ritiro di Daniele Gastaldello. 

Il nostro intento non era di certo quello di scoprire l’indubbio valore del calciatore, che potrà sicuramente rappresentare un’ulteriore preziosa risorsa negli equilibri tecnico-tattici del già iper-attrezzato organico a disposizione di Super Pippo oltre che fungere, come sempre, da polivalente pedina da impiegare in diversi ruoli nel 4-3-2-1 del tecnico piacentino. L’obiettivo, più che altro, era comprendere quanto fosse difficile per Dimitri rimuovere un’estate tanto “movimentata”, che avrebbe potuto cambiare la sua vita, oltre che la sua carriera (in quale direzione non è dato saperlo), e focalizzarsi esclusivamente sul presente targato ancora Brescia.

Proprio per questo la risposta, più che in termini tecnici, in chiusura, i tifosi se l’attendevano dal punto di vista motivazionale e caratteriale e, di sicuro, non avrebbero potuto chiederne una migliore da parte del loro capitano.

 

 

 

 

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