Regolare in un’irrazionale superiorità: il Benevento ha lacerato il concetto di competitività

Stadio "Vigorito" di Benevento

BENEVENTO SERIE B / Scrivere di quanto sia forte il Benevento equivale a dire che in estate le temperature sono alte oppure che non bisogna scendere senza ombrello quando piove. Una banalità, dunque. È invece interessante analizzare il percorso che ha portato la compagine Sannita a essere regina indiscussa del campionato incerto per antonomasia, la Serie B. Ecco, la Strega ha azzerato ogni dubbio, ogni parvenza di competitività, ogni ragione per credere che le cose potessero andare diversamente.

Che l’organico fosse caratterizzato da importanti qualità era noto, dato che le intenzioni della società sono sempre state chiare: riprovarci. Dopo la sconfitta nella semifinale playoff della stagione passata, serviva una guida in grado di capitalizzare il rimorso. Bisognava veicolare il dente avvelenato nella giusta direzione. La scelta non poteva che ricadere su un profilo con il DNA di un vincente e, allo stesso tempo, le spalle larghe che solo le esperienze più o meno positive possono generare. Filippo Inzaghi è stato ed è il condottiero perfetto per una realtà così ambiziosa.

Come detto poc’anzi, il Benevento era candidato a disputare un ottimo campionato, nulla quaestio. Calciatori forti, capaci di fare la differenza in cadetteria, ben amalgamati. Reparti completi, alternative, un ambiente che sa essere il dodicesimo uomo. Un bravissimo allenatore. Gli ingredienti, insomma, c’erano tutti. Da qui a prevedere un campionato con ventuno vittorie, sei pareggi e appena una sconfitta prima dello stop forzato, il passo rischiava di essere più lungo dalla gamba, anche perché ai nastri di partenza rose ugualmente competitive non mancavano. L’Empoli, la Cremonese, il Frosinone, l’Ascoli, il Chievo, il Crotone, lo Spezia, la Salernitana. Compagini che, in prima approssimazione, sembrava potessero dare filo da torcere ai campani. I valori alla lunga sono emersi, ma tutte le compagini succitate hanno avuto degli alti e bassi (in alcuni casi, come la Cremonese e l’Ancoli, le ombre hanno aperto voragini da cui bisognerà prontamente uscire qualora il campionato riprendesse) tipici in una categoria ostica come la cadetteria. Ciò che è stato atipico è quanto fatto dal Benevento.

Una regolarità disarmante quella mostrata dalla corazzata di Pippo Inzaghi. Una superiorità che trova la propria spiegazione in una pluralità di elementi che non possono essere sincretizzati esclusivamente nei risultati. Quelli sono la conseguenza di un percorso che vede nelle fondamenta un sapiente lavoro tecnico, tattico e relazionale. Il Benevento è una squadra in grado di dominare l’istinto della partita. I Sanniti danno la tangibile sensazione di sapere di essere più forti e, allo stesso tempo, di avere l’ambizione di dimostrarlo ad ogni fine settimana. Non c’è classifica che accontenti, non è stato fatto alcun calcolo, non c’è stata alcuna gestione al ribasso delle proprie energie. Il Benevento costruisce week by week i propri obiettivi e riesce a raggiungerli per poi andare oltre ogni aspettativa. Mentalità dominante e vincente che si rispecchia nelle prestazioni. La squadra è organizzata, sfrutta l’ampiezza come mezzo e non come fine perché allargare il campo è lo strumento per controllare la manovra. Il modulo è solo il punto di partenza ma può tranquillamente essere cambiato in corso d’opera oppure tra una partita, perché Inzaghi ha sapientemente inculcato il concetto che i principi non vanno ingabbiati in una serie di schemi ma possono tranquillamente essere applicati con diversi sistemi di gioco.

Riaggressione in transizione negativa, occupazione dei mezzi spazi da parte degli esterni o dei centrocampisti e conseguente progressione dei terzini che si alzano sulla linea dei centrocampisti. Capacità di saper andare a duello così da generare un importante dominio qualitativo. Ogni gesto tecnico ha finalità tattica: il dribbling ha un senso, il controllo orientato anche, così come il passaggio corto o lungo. Il Benevento è razionale nell’irrazionalità della propria forza. Una stagione così non ha senso se ci si limita a esaltarne l’evidenza, ma ha senso se si analizza l’importante lavoro, in campo prima e nelle teste dei calciatori poi, portato avanti dal tecnico e dai calciatori stessi. Inzaghi ha trasmesso concetti tattici e, allo stesso tempo, ha saputo tessere le relazioni, ha aiutato il gruppo nel compattamento che l’ha reso devastante. Un collettivo sublimato da alcuni singoli che vivono su una cima dalla quale elargiscono giocate di qualità. Nicolas Viola è stato senza possibilità di discussione il miglior centrocampista della Serie B e, probabilmente, il calciatore più dominante dell’intera categoria. Regista mobile di una squadra di cui è il cervello. Maggio e Letizia macinano chilometri, Tuia e Volta sanno essere arcigni e costruttori, Kragl ha messo la propria potenza al servizio dei compagni, Improta è di una rara funzionalità, Sau e Insigne abbinano fantasia ed efficacia. Potremmo continuare, ma probabilmente bastano questi esempi. Il Benevento è in grado di ammazzare le partite che ha reso perennemente agonizzanti.

Paradossalmente, quella sannita è una compagine che concede sortite offensive agli avversari, seppur i gol subiti in campionato siano appena quindici. Attaccare con tanti uomini alle volte espone i giallorossi a qualche pericolo, ma la squadra sa difendere in maniera organizzata e correre verso la propria porta e soprattutto ricompattarsi velocemente. Nonostante ciò, il Benevento ha oramai creato la percezione di poter segnare in qualsiasi momento. È come se i calciatori avessero raggiunto un livello di empatia e conoscenza reciproca tale da poter scatenare la propria tempesta a comando. Tecnica, idee, tattica, coinvolgimento, relazioni consolidate. Nel Benevento c’è tutto. Dopo aver dominato la B, la massima serie sarà il banco di prova definitivo.

RIPRODUZIONE CONSENTITA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE

Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.