Cittadella, l’affascinante intesa tra Antonucci e Baldini

CITTADELLA, L’IMPORTANZA DI ANTONUCCI E BALDINI

ANTONUCCI BALDINI CITTADELLA – Cosa rappresenti il Cittadella per la Serie B e per il calcio italiano è (fortunatamente) noto: progettualità, competenza, passione, dedizione, studio. Aggettivi e sostantivi utilizzati con la resistente e inossidabile volontà di elogiare un modello che coniuga sport e gestione aziendale come pochi nel Belpaese. La famiglia Gabrielli ha regalato stupende primavere a questa piazza, così come Stefano Marchetti ha dimostrato come i calciatori vadano osservati ma anche, se non soprattutto, capiti, perché il rendimento alle volte può confondere e ridimensionare una prospettiva invece positiva.

Sono tanti gli esempi dell’ultimo concetto espresso che hanno permesso ai veneti di porsi come un case study dello scouting e dell’analisi di un player profile. Elementi ancora non noti oppure reduci da annate fiacche e svigorite che, approdati al Tombolato, sorprendentemente competono ai massimi livelli della cadetteria, permettendo alla propria compagine di centrare i playoff, come accade da cinque stagioni a questa parte. È realmente una sorpresa quanto accade? Assolutamente no, perché oramai lo stupore ha doverosamente pagato il fio al cospetto della conoscenza e della metodologia.

I calciatori che approdano al Cittadella sono scelti (perché è un processo tanto accurato quanto con un ridotto margine di errore, dato che un club così gestito non può permettersi spese eventualmente esose e/o inadeguatezza al contesto, da anni ben definito) per qualità ma anche, se non soprattutto, per compatibilità al sublime disegno tattico forgiato da Roberto Venturato e ora guidato da Edoardo Gorini. Sono due i profili che, a tal proposito, ci accompagneranno quest’oggi nella narrazione: Mirko Antonucci ed Enrico Baldini. Per i due il discorso beneficia di un’ulteriore evoluzione.

Sia Mirko che Enrico personificano, in primis, quanto detto poc’anzi: nel momento in cui hanno sposato il progetto Cittadella, si sono lasciati alle spalle esperienze non positive (Antonucci una parentesi con la Salernitana nella scorsa annata dove, nonostante la promozione, il suo minutaggio è stato davvero esiguo; Baldini un precario campionato con il Fano che, successivamente al suo addio nella sessione invernale di calciomercato – anch’egli stagione 20/21 – ha portato i Granata alla retrocessione in Serie D). Calciatori dal talento indiscutibile ma con difficoltà che rischiavano di comprometterne consapevolezza e percorso.

Il Cittadella, come detto, prima dei comunicati ufficiali interpreta le partite dei calciatori analizzati in un’ottica che va ben oltre il rendimento, perché Marchetti (e staff) sa quanto può/potrà dare un giocatore senza tener conto di quanto già dato. Il passato, dunque, lascia il posto alla compatibilità con il presente e il futuro. Fondamentale, nel processo di ricerca e selezione dei profili addati, è inserirli in un’architettura tattica dove non contano i curriculum vitae ma la corrispondenza dell’individuo-calciatore ai principi di gioco da assimilare. L’avvicendamento dei musicisti, dunque, non può intaccare l’armonia del prodotto finale realizzato dall’orchestra.

Antonucci e Baldini, in un sistema 4-3-1-2 (soggetto ovviamente alle modifiche che le fasi di gioco e i momenti della partita, oltre che l’avversario di giornata, richiedono) dove bisogna unire tecnica, capacità atletiche e costanti combinazioni, stanno dimostrando partita dopo partita di poter recitare ruoli da protagonisti. Il classe ’96 beneficia di un percorso tinto di granata che dura da più tempo, ma Antonucci non ha perso tempo e, grazie alla fiducia di mister Gorini, è subito diventato centrale e cruciale.

I dati non spiegano ma dimostrano: in una compagine che palesa grande partecipazione offensiva degli effettivi in campo, Baldini è il calciatore che tira maggiormente verso la porta avversaria (primato condiviso con Okwonkwo), mentre Antonucci segue il compagno in questa speciale classifica. Parliamo di elementi del tridente, quindi la costruzione della manovra deve essere votata a ottenere tali risultati analitici, che comunque aiutano a far capire come il processo sia spesso ben orchestrato. Baldini (ancora una volta con Okwonkwo) è il capocannoniere della squadra, e da mesi a questa parte sorprende per capacità balistiche che altrove non hanno apprezzato, mentre Antonucci è di gran lunga il re degli assist (6 dei 13 assist nel campionato dei veneti fino a questo momento registrati da transfermarkt portano la firma del classe ’99, che non ha potuto esultare doppiamente al gol proprio di Baldini contro il Como, dato che un rimpallo prima della rete del numero 92 gli ha impedito di etichettare come vincente il proprio suggerimento dalla destra).

Statistiche che abbiamo sviluppato e sciorinato in maniera relativamente veloce perché – ed è qui che abbiamo la piacevole evoluzione citata in apertura di articolo in merito alla differenza che caratterizza questi due calciatori – quello che colpisce dei talenti in questione è altro, e non è probabilmente spiegabile con i numeri. Nella coralità ampiamente sviluppata ed elogiata, Antonucci e Baldini danno la sensazione di giocare una partita nella partita. Questa singolarità che li caratterizza è figlia di un’affinità calcistica che i due hanno scoperto di avere oppure che implementano in maniera poco ricercata, praticamente naturale (bisognerebbe chiedere ai diretti interessati, motivo per il quale chi scrive non si espone su questo punto). Parliamo di due giocatori dinamici ed estrosi, ovviamente distintivi nelle manifestazioni del proprio talento ma entrambi propensi a muoversi continuamente per scompaginare le elucubrazioni difensive degli avversari. Nei loro movimenti c’è sempre un ordine comune, così riassumibile: lo spazio svuotato da Antonucci viene occupato da Baldini, e viceversa. 

È come se sapessero in anticipo cosa farà il compagno e dove si muoverà, preparandosi così a occupare lo spazio lasciato libero per giocare e dialogare, permettendogli di invadere un’altra porzione di campo dove poter incidere. In una delle squadre più riconoscibili e votate al gioco collettivo, dunque, c’è spazio per questa concessione di libertà al talento, che viene messo nelle condizioni di dialogare su un piano diverso, in maniera sempre funzionale e propedeutica al gioco e alla prestazione. Nella macro-coralità, dunque, Antonucci e Baldini hanno capito, e stanno continuando a capire, come poter camminare a braccetto evitando di seminare gli altri, fedeli, compagni. 

Quanto espresso non va però estremizzato e salmodiato con La locomotiva dell’immenso Francesco Guccini: Antonucci e Baldini non illuminano l’aria in campo mantenendo la fiaccola dell’anarchia. Non sono fuori dal contesto, anzi, sono elementi che permettono al gruppo di poter alzare l’asticella dell’intensità e dell’elegante ferocia delle proprie iniziative. Tutto ciò non è accaduto in maniera casuale, perché il Cittadella è questo: un’oasi felice dove tutto ha un senso e dove ogni calciatore può incontrare o riscoprire la parte migliore di sé.

Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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