💪🏼 Sudtirol, Castori: “Il calcio cambia, le mie idee no. Quest’anno ci dobbiamo salvare”
L'analisi del tecnico
Agostino Gemito / IPA Sport / IPA
Fabrizio Castori, attuale tecnico del Sudtirol, ha rilasciato un’importante intervista in cui ha analizzato numerosi aspetti della sua carriera e del campionato ormai alle porte. Riprendiamo le sue parole dalla Gazzetta dello Sport:
Record presenze – “Mai sentirsi sul piedistallo! La superbia è una cattiva consigliera. Ovviamente sono felice, non pensavo al record, poi quando si avvicinava l’anno scorso sono stato contento, un riconoscimento che vale“.
Carriera – “Il più importante? No, uno dei tanti. davanti ci sono le promozioni con Carpi e Salernitana, più tante salvezze miracolose, fino all’ultima qui. Dai, sono soddisfatto“.
Prima panchina in B – “Altroché se ricordo! Espulso Indiveri che prese palla fuori area di mano, in porta entra e debutta Viviano, segna Cavalli e vinciamo“.
Cambiamento – “Cerco di mantenere fermi i miei principi di gioco, evolvendomi nella metodologia di lavoro. Il calcio cambia, ma i miei concetti sono inderogabili, sempre“.
Adattarsi – “Ho grande capacità di adattamento. Ho avuto qualche difficoltà solo in alcuni rapporti, sarei bugiardo se dicessi che mi sono sempre trovato bene. Certo, l’Italia cambia, la cultura cambia, e la diversità è cultura. Ma il rapporto coi giocatori è lo stesso ovunque“.
Carpi – “A me piace ricordare tutte le emozioni vissute, ma quella è stata speciale, il capolavoro della mia carriera. Però anche vincere a Salerno non è stato semplice“.
Allenatori giovani– “No dai nipoti no, anche se io ho fatto figli a 20 anni… Sono prontissimo, è una sfida che mi affascina. Sono curioso di conoscerli, di capire il loro calcio“.
Calcio di Castori – “È intenso, con grande lavoro fisico e fortissima preparazione mentale, tenendo il ritmo alto e aggredendo. Io gioco in avanti, lo dico con fierezza“.
Costruzione dal basso – “È il palleggio all’indietro che non mi piace, il gioco posizionale che non porta mai ad attaccare, se non con tempi lunghi. Il possesso palla è noioso, non è vero che chi ne fa tanto gioca bene: semmai gioca bene chi riesce a calciare in porta tante volte“.
Colleghi – “Stroppa sta davanti a me con tre promozioni, Inzaghi ne ha due come me, poi dico D’Angelo. L’anno scorso sono stati bravissimi Pagliuca e Calabro. Mi piacerebbe rivedere Zeman, un autentico maestro, in campo ti faceva una mazzo così“.
Favorite – “Il Palermo di sicuro. Il campionato è bello perché indecifrabile, ma sul Palermo sento di sbilanciarmi. Anche lo Spezia. Le retrocesse devono stare attente perché dopo una caduta è dura, solo il Venezia mi sembra competitivo, visto che c’è Stroppa“.
Sudtirol – “Si deve salvare, essere all’altezza della categoria e del suo progetto. Qui ci sono grande senso d’appartenenza e cultura del lavoro, dobbiamo dimostrarlo“.
Fisicità – “Siamo molto strutturati, abbiamo aggiunto Bordin e Coulibaly. Ma il comune denominatore è un altro: il giocatore deve avere fame e dimostrare di poter stare in B. Poi la struttura fisica conta, certo“.
Palmares – “Ci tengo a ricordare anche la Terza categoria con il San Patrignano… Il mio scudetto è cercare di essere sempre me stesso, senza volare di fantasia e buttarmi via, soddisfando i progetti delle società“.
Serie A – “Sul mio libro c’è una battuta di Neri Marcorè che dice: ‘Fabrizio nel calcio s’è conquistato tutto, tranne la riconoscenza’. Troppo gentile…“.
Età – “Vecchioni dice che dopo i 70 siamo sdoganati nel linguaggio visto che tutti pensano che siamo rincoglioniti. Bene, gli altri lo possono anche pensare. Poi però i fatti sono un’altra cosa”.