4 Febbraio 2026

❗️ Cisse: “Dovevo firmare per il PSV, ecco com’è andata col Milan! Mi ispiro a Messi, punto Yamal e sogno la Nazionale”

Il talento si racconta

Andrea Rosito / IPA Sport / IPA

Intervenuto sulle colonne di Repubblica, Alphadjo Cissè si è soffermato anche sulla recente telenovela di calciomercato che lo ha visto a un passo dal trasferimento immediato al PSV Eindhoven prima dell’inserimento decisivo del Milan. Ecco quanto ripreso da Calciomercato.com:

“Sono felice, ho firmato per uno dei club più grandi del mondo. È stato tutto veloce. Dovevo andare al PSV, era praticamente fatta. Poi però è arrivato il Milan, non ho avuto dubbi. Anche perché mi hanno permesso di restare altri sei mesi a Catanzaro. In estate farò il ritiro con loro, poi si vedrà”.

“Yamal? Io ho il mio percorso, certo c’è l’ambizione di arrivare a quei livelli. Mi ispiro a Messi, mi piaceva anche Pogba alla Juve: mi rivedo un po’ in lui in alcuni colpi”.

“Razzismo? Da ragazzo mi è successo. Sul momento ci resti male, ma quando una persona dice o fa qualcosa di ignoranteci passo sopra. Non so se è giusto, forse dovrei arrabbiarmi. Di recente è capitato anche a mio fratello. Gli ho fatto capire che nella vita ci sono persone cattive, ne incontrerà altre. Deve provare a non farsi intaccare”. 

“I miei sono arrivati dalla Guinea. Cercavano una vita migliore. Sono stati in diverse città, alla fine si sono stabiliti a Treviso, dove sono nato. Hanno fatto tanti sacrifici. Mio padre Saloussy fa l’operaio, finiva alle 5 e mezza e correva a casa per portarmi agli allenamenti, nonostante fosse stanchissimo. Mamma Habibatou lavora in hotel come cameriera: con lei andavo al campo in bus, dopo lunghe camminate. È stato difficile per loro, ma non mi hanno mai fatto sentire inferiore rispetto agli altri”.

“Voglio fare un passo alla volta, tenere i piedi per terra. Ma un giorno spero di giocare in Nazionale. Quando gioco alla PlayStation su Fc26scelgo sempre il Liverpool”. 

“Sogno di ripagare i miei genitori per i sacrifici che hanno fatto per noi, dirgli grazie non è abbastanza. Vorrei regalare loro una casa nuova. E spero presto di avere la forza di farli smettere di lavorare. Sono sicuro che ce la farò, è la cosa a cui tengo di più”.

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