20 Gennaio 2026

ESCLUSIVA PSB – Venezia, Adorante: “Venire qui la scelta giusta, è il miglior momento della mia carriera. Sogno la Serie A e la Nazionale”

L'attaccante in esclusiva ai nostri microfoni

Venezia FC/s.fornasini

In un settore (decidete voi se micro o macro) come quello del calcio, fatto spesso da protagonisti che avvampano improvvisamente, oppure al primo flebile fiuto di notorietà, la pacatezza è diventata un’eccezione. Ci ritroviamo in una selva di carriere scavate dall’ossessione dell’apparenza e dalla frenetica necessità di modellare le proprie azioni su codici che snaturano la propria essenza. Chi squarcia questo velo e rifiuta quest’oppio accetta l’assenza dalle copertine, ma ha il ciclopico merito di lasciare al talento il compito di rumoreggiare. Andrea Adorante sintetizza tutto ciò: umiltà, educazione, serietà, talento. Ecco, il talento, quello che il classe 2000 ha dovuto custodire, allenare, proteggere nei momenti più complicati per poi metterlo in mostra quando è arrivato l’incontro con l’opportunità. Dopo aver regalato un sogno alla Juve Stabia, l’attaccante è ora lo stoccatore dell’ambizioso Venezia di Giovanni Stroppa. Raggiunto in esclusiva dai nostri microfoni, i diversi temi toccati certificano quanto già ampiamente lasciato intendere: la serietà è la coccarda al petto di questo ragazzo.

Intervistarti in questo momento è molto facile e rischia di essere banale. Sottolineare il vostro rendimento non aggiungerebbe interesse, dunque dirigiamoci su un altro punto: in queste settimane state restituendo la netta sensazione di non conoscere il timore. Avvertite questa sorta di superpotere?

“Mi è già capitato di sottolineare la nostra crescita sotto questo punto di vista. Abbiamo fatto uno step in avanti importante in termini di coraggio e di propensione ad attaccare, senza mai venire chiaramente meno all’ordine da avere in campo. Desideriamo fare male all’avversario, ne cerchiamo i punti deboli, siamo migliorati. In tutto ciò, a mio avviso, ha recitato un ruolo importante il tempo: ci siamo amalgamati tra di noi e con il mister, abbiamo definitivamente assimilato le sue idee e ingranato la marcia. Detto ciò, dobbiamo continuare a pensare a noi stessi, al lavoro quotidiano e a cercare di fare sempre risultato”.

Due mesi fa ho avuto il piacere di poter intervistare Kike Perez: insieme sottolineammo i vostri notevoli picchi e, probabilmente, la necessità di dover trovare continuità all’interno della partita e tra partite. Questo step, ora, è stato fatto. Credi sia stato un passaggio fisiologico oppure avete aggiunto qualcosa nel vostro lavoro?

“I principi non sono cambiati, ma ciò che noto è che è cambiata l’efficienza e la precisione con cui facciamo le cose, dal più corto dei passaggi a giocate più incisive. Ragioniamo per il collettivo, cerchiamo la scelta giusta per la squadra e non per noi stessi. Anche in questo caso, a mio avviso, la crescita è stata continua e tangibile”.

Otto vittorie e un pareggio nelle ultime nove partite, ma il Venezia incredibilmente non è al primo posto, situazione figlia di un Frosinone che è, come voi, tambureggiante. È più stimolante o complicato dover convivere con tutta questa competitività?

“Come dicevo poc’anzi, pensiamo a noi stessi. Non ci soffermiamo sui percorsi delle altre squadre, il focus è su tutto ciò che c’è da fare allenamento dopo allenamento. L’occhio, chiaramente, ogni tanto cade anche sulla situazione in essere nel campionato, ma l’obiettivo è e deve continuare a essere la crescita del Venezia”.

Soffermiamoci su di te. Averti acquistato è stato, in un certo senso, un messaggio da parte del Venezia. Hai dichiarato di aver avvertito, in una prima fase, la responsabilità del dover trasformare la speranza su di te in prestazioni. Ora che hai assorbito e alleggerito questa pressione, senti di aver fatto un nuovo click nel tuo percorso? La seconda considerazione arriva di conseguenza: è il miglior momento della tua carriera?

“Parto dalla seconda: è sicuramente il miglior momento della mia carriera. Una fase, questa, nata anche in virtù di tutto ciò che ho attraversato in un passato non sempre splendente, ma che mi ha fortificato come persona e calciatore. Ho vissuto anche bassi e non solo alti, ma questa è stata probabilmente la mia fortuna, perché sono cresciuto sotto ogni aspetto. In merito al click, confermo che c’è stato, ed è un passaggio sia mentale che puramente calcistico, perché ho trovato la giusta continuità. In estate non ho pensato alla Serie A nell’immediato, ma al percorso che mi avrebbe potuto portare più soddisfazioni. Tante volte ho fatto la scelta sbagliata e, di conseguenza, mi sono poi ritrovato a dover arrancare. Ora sono cresciuto e maturato, dunque ho lasciato che prevalessero altri parametri quando ho dovuto sciogliere le riserve sul mio futuro. Venezia è stata sin da subito la decisione più giusta”.

Con mister Stroppa che rapporto è nato?

“Il primo giorno che sono arrivato ci siamo incontrati e abbiamo subito parlato della semifinale playoff della scorsa stagione, dove lui ha insultato me e io ho insultato lui sia all’andata che al ritorno (ride, ndr). Il mister è molto concentrato sul lavoro, non parla tantissimo, ma è decisamente efficace e sa come trasmettere i propri concetti ai calciatori. C’è un rapporto, in sintesi, tra un allenatore incisivo e un giocatore desideroso di recepire”.

Le tue prestazioni, come confermato dai dati (raccolti attraverso Sofascore e fbref.com, ndr), ti stanno portando su un’altra via rispetto a quella presa a Castellammare. Tocchi meno il pallone, ma hai nettamente alzato la percentuale di passaggi precisi (dal 63% al 71%), con particolare riferimento ai passaggi nella metà campo avversaria, dove sei passato dal 56% al 71%. Il numero di palloni recuperati a partita è sceso da 2.5 a 0.8, così come quello di contrasti e intercetti. Riferimento con cui avrei forse dovuto cominciare quest’elenco è quello alla frequenza dei gol: sei passato dal segnare ogni 173 minuti al farlo ogni 128. La sensazione, dunque, è che Giovanni Stroppa stia cercando in un certo senso di rifinirti, dosando le tue energie per renderti più lucido nei momenti clou, chiaramente senza far venire totalmente meno la tua propensione al lavoro per la squadra.

“Questo percorso mi sta aiutando a perfezionarmi. Il mister, in un certo senso, impiega tanto il resto della squadra: l’attaccante è chiamato ad attaccare gli spazi e a sapersi muovere dove conta. Le sue indicazioni mi stanno aiutando tanto, e al contempo sto anche crescendo nella consapevolezza del momento: prima cercavo insistentemente di andare a prendere il pallone nei momenti in cui non ero troppo coinvolto nel gioco, ma questa frenesia poi mi portava a sbagliare di più. Ora, invece, ho cambiato il chip e sto cercando di rendere decisivi i momenti in cui sono chiamato in causa”.

La domanda sull’obiettivo stagionale sarebbe banale come il nostro inizio, dunque concludiamo così: qual è il sogno di Andrea Adorante?

“Ne ho tantissimi. Sogno, innanzitutto, di raggiungere la Serie A il prima possibile. Non posso nascondere, da attaccante, che mi piacerebbe terminare questo campionato da capocannoniere. Infine, augurandomi sia raggiungibile, non posso che citare la Nazionale. La speranza è tanta e viva, ma chiaramente starà a me fare in modo che tutto ciò acquisisca forma e concretezza”.

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