(C)i siamo anche noi – Il capolavoro Giugliano e un Picerno rivitalizzato: è ora di riconoscere lo status di Bertotto
Il Picerno sta ritrovando risultati e prestazioni
Un progetto interessante, al quinto anno consecutivo di Serie C (con quattro qualificazioni di fila ai playoff nelle annate precedenti). Il Picerno è una di quelle realtà su cui non insistono i fari della notorietà, ma l’analisi dettagliata del cammino non può che portare meritati elogi.
Una stagione, quella in corso, che con la scelta di affidare la panchina a Claudio De Luca – vice di Francesco Tomei fino a pochi mesi prima – simboleggiava l’intenzione della proprietà di dare continuità e iniettare coraggio nel presente del club.
Gli eventi non hanno permesso ai propositi di incontrarsi con la realtà, ed ecco che la decisione di puntare su Valerio Bertotto, in cerca di nuovi stimoli dopo il capolavoro edificato con il Giugliano, ha segnato una ripartenza netta, decisa e imbevuta di ambizione.
Un allenatore, l’ex icona dell’Udinese che fu, probabilmente sottovalutata in termini di status. Dopo il rodaggio vissuto nelle prime tappe di questa seconda vita, dove la giacca ha sostituto le scarpette, l’avventura campana ne ha consacrato il nome anche in panchina, dopo la storia scritta da calciatore. È stata di conseguenza più che strana la parentesi in lista d’attesa, ma il Picerno – società, come già descritto, meticolosa nelle scelte – ha rapidamente cancellato l’ambiguità.
Bertotto e la squadra hanno avuto la necessità di conoscersi e capirsi, così da poter spiccare un volo che, col passare delle settimane, ha mostrato panorami sempre più tersi e suggestivi. Il Picerno ha progressivamente acquisito i concetti del tecnico, sia tattici che attitudinali. Non è stato un processo lineare, come certificato dall’ultimo posto pericolosamente occupato per qualche settimana, ma il lavoro – come suggerito dalla meritocrazia – ha generato i frutti desiderati.
Aiutato da un mercato che ha portato in dote giocatori di qualità ed esperienza, Bertotto ha ragionato non tanto sull’immediatezza quanto, a ragion veduta, sulla solidità delle basi da edificare. La Leonessa, nella sua versione attuale, è una squadra propositiva, in grado di giocare un calcio dal ritmo spesso elevato, dove attenzione e audacia si mescolano per non uscire mai dalla partita (anche nelle giornate, come capitato in quel di Benevento, dove si è chiamati a recitare un copione diverso e dispendioso).
Il focus sul collettivo non può restringere eccessivamente lo spazio da riservare agli elogi per i singoli: Pugliese è un giocatore di qualità e prospettiva: interno di centrocampo, trequartista, esterno offensivo, una duttilità che lo rende un elemento da seguire. Doveroso e soddisfacente dire lo stesso di Guadagni, gemma arrivata a gennaio dal Siracusa, che con l’effervescenza della sua tecnica ha rapidamente inciso (magnifici, a tal proposito, i due gol consecutivi contro Foggia e Crotone).
Lodi, quelle elencate, accompagnate dai risultati: con una sola sconfitta nelle ultime nove uscite, il Picerno è finalmente uscito dalla zona rossa, ma il quattordicesimo posto attuale è stato convintamente (e giustamente) smorzato dall’allenatore, che dopo il match contro i Pitagorici ha ribadito la necessità di insistere, facendo venir subito meno eventuali entusiasmi avventati.
Il percorso della Leonessa, dunque, è tornato a essere bagnato da acque calme. Una cospicua parte del merito va assegnata a Valerio Bertotto, un gentiluomo pacato con indosso gli abiti dell’allenatore. La sua reputazione non dipenderà da quest’articolo, ma l’augurio è che i radar del successo e dei riconoscimenti comincino a puntare anche verso di lui.