14 Marzo 2024

Garbato, ma non troppo – Bari, nulla cambia: Marino e Mignani non erano il problema, Iachini non è la soluzione

L'editoriale

Due esoneri, tanta instabilità, la perenne promessa di cambiare tutto che non si realizza mai: la stagione del Bari è un esempio perfetto di dissonanza dalla realtà. Il presidente Luigi De Laurentiis e il ds Ciro Polito non hanno mai accennato a dubitare del livello della squadra. I fatti, però, mostrano ben altro. Entrambe le sessioni di mercato non hanno dato una qualità sufficiente a centrocampo per la categoria, mentre sia l’attacco che la difesa appaiono poco profondi e non certo strutturati per il vertice. La scommessa Brenno tra i pali, inoltre, non sta affatto pagando. È obiettivo che Elia Caprile, Michael Folorunsho e Walid Cheddira non siano stati adeguatamente sostituiti, ma neppure Leonardo Benedetti. Nonostante ciò si è deciso di non dare tempo all’autore di due stagioni capolavoro Michele Mignani sollevandolo molto prematuramente dall’incarico. Pasquale Marino, scelta del ds, ha provato a dare qualche variazione tattica e ha anche commesso qualche errore di lettura costato punti. Non è però certamente colpa sua se la formazione biancorossa non è mai stata all’altezza dell’obiettivo playoff.

A furor di popolo si è dunque deciso che ciò che mancava fosse un trascinatore e la piazza è stata felice della scelta Beppe Iachini, ma dopo i primi 6 punti in 2 gare contro le ultime 2 della classe è arrivato un solo pari oltre a 3 sconfitte nelle ultime 4. Neppure la favola del carisma ha risollevato i pugliesi. Lo stato dell’arte è semplice, eppure mai accettato da società e dirigenza: il Bari era ed è da centro classifica, risulta totalmente inutile utilizzare come capro espiatorio professionisti non messi nelle condizioni di soddisfare le sproporzionate aspettative.