🎙️ Samp, Ricci: “Quando sono arrivato l’obiettivo era la A. Spero il peggio sia passato. Poca continuità? Ho mandato giù tutto”
Le sue parole
Gabriele Siri / IPA Sport / IPA
Il calciatore della Sampdoria Matteo Ricci ha parlato al Secolo XIX del suo periodo a livello personale, con poca continuità di presenze trovata, ma con i blucerchiati hanno cambiato marcia.
Queste le sue dichiarazioni:
Ricci, lei è stato con Borini il primo acquisto della nuova gestione. E c’è chi la considera simbolicamente l’immagine di questo triennio:
«Non mi sento un immagine, ma un calciatore della Samp. Sono tra quelli in rosa da più tempo e a maggior ragione devo cercare di dare una mano a squadra e spogliatoio, aiutare i nuovi a integrarsi. Sono stati anni intensi, questo sì. Rimpiango la stagione con Pirlo, non sono stato bene fisicamente. È un triennio con alti e bassi, innegabile, però ho sempre messo professionalità e Sampdoria davanti a tutto».
L’avrebbe immaginato di vivere un periodo così?
«Pensavo di fare stagioni al vertice, l’obiettivo era tornare in A il prima possibile. Purtroppo la B nasconde insidie. Spero che il peggio sia passato. Di toglierci definitivamente da una situazione di classifica non facile e di vivere con un po’ di serenità il finale di stagione. Di creare entusiasmo nell’ambiente, come sta succedendo ora in casa. Le ultime partite siamo andati spesso sotto la Sud a esultare e non era proprio un’abitudine».
Il suo record con la Samp è otto presenze di fila…
«Ma quando?»
Con Semplici…
«Ah è vero… Non mi era mai successo di giocare così poco. Per carità a volte ho avuto problematiche fisiche, va detto. Poi non è mai semplice quando cambi spesso guida tecnica… e non è facile farsi vedere quando giochi una partita sì e quattro no. Ma ho cercato di mandare giù sempre tutto. E di far vedere la mia professionalità. Adesso mi sto godendo questi giorni, poi chiaramente spero di giocare di più. Come dice mister Gregucci, 10’ nella Samp valgono più che da un’altra parte. E lo stiamo capendo tutti».
Ha saltato parecchie partite per infortuni.
«Sono arrivato portandomi dietro problematiche dalla Turchia. Ma poi sono stato bene, sono state fatte delle scelte tecniche, c’è chi mi ha fatto giocare di più, chi di meno. Ma questo è il calcio e va accettato. Non ho mai creato problemi al gruppo e poi sono fatto così. Anche se non gioco, sono il primo a essere felice se le cose vanno bene».
Il vero Ricci si è visto?
«Secondo me, no. La continuità è fondamentale per un calciatore. Questi giorni me li sto godendo, ma anche in altre partite avevo fatto prestazioni giuste… Adesso sento più fiducia e apprezzamento attorno a me. Ringrazio lo staff tecnico, quando è arrivato si è basato solo sui fatti senza ascoltare chiacchiere da bar. Ma ci sono sempre stato anche quando giocavo meno. Ogni allenatore ha le sue idee. Ho sempre cercato di adattarmi, certo con le mie caratteristiche. A me non puoi chiedere di fare 35 km/h, ho un modo di giocare diverso, ma non significa che sia meno efficace di altri».
Sente il “peso” delle difficoltà dei mesi scorsi?
«Sinceramente non mi porto dietro nessuna scoria. Da un lato è come se avessi visto la morte in faccia e non ho più niente da perdere. Penso a dare il massimo per l’obiettivo. Ognuno poi la vive a modo suo. Io così, poi magari un altro si fa 300 paranoie. Nel calcio il risultato condiziona molto i giudizi di critica e ambiente. Spesso il mister ci ricorda: palo dentro tutti forti, palo fuori tutti scarsi. In questi momenti bisogna restare lucidi».
La vittoria con lo Spezia con il suo gol bellissimo può ricordare quella con il Palermo, svolta con Pirlo?
«Può essere… la vittoria sullo Spezia ci ha sicuramente sbloccato mentalmente, ci ha aiutato a prendere fiducia e consapevolezza. Anche ai nuovi. Ma non abbiamo fatto niente, dobbiamo ancora uscire dai guai. Per il resto non si possono fare paragoni. Quella era una squadra giovane, qui ci sono elementi di categoria, di esperienza. La vittoria di Modena mi ha però sì ricordato quella di due anni fa. Tanti tifosi al seguito, l’entusiasmo, la spirale di crescita».
476 giorni senza vincere in trasferta… perché?
«Non è facile dare una risposta. È stato frustrante anche per noi. Ci dicevamo… non è possibile, arriverà la vittoria… in questi periodi devi essere resiliente. Continuare a seguire l’allenatore, poi le cose cambiano. Magari arrivano 4 successi di fila in trasferta, non lo puoi sapere».
Lei è in scadenza, il futuro come lo vede?
«Mi sento giovane, ho 32 anni ma potrei sembrare un under. Finché sto bene voglio giocare… mi piacerebbe riavere continuità. Anche per il ruolo che faccio è importante giocare. È poco appariscente visto da fuori, molto tattico devi farti trovare sempre nella giusta posizione. Un passaggio che sembra ritardato è magari figlio di un momento in cui la squadra va su e giù, non lo forzi perché devi aspettare che la squadra sia in posizione».
A proposito di trasferte. Sabato a Mantova. Nello scorso campionato la Samp dilapidò due gol di vantaggio.
«Ero in tribuna quel giorno. Però semmai la rivincita dobbiamo prendercela per l’andata, sconfitta immeritata a Marassi. Ma da allora la Samp è cambiata, c’è più qualità in ogni ruolo. Anche nel mio. Esposito meriterebbe di giocare in A. I problemi ora sono dell’allenatore… che è ben felice di averli».