ESCLUSIVA PSB – Dos Santos raccontato da chi lo ha allenato. Cacciatore: “Sono orgoglioso, Juve Stabia una grande chance. Sulle caratteristiche…”
L'intervista completa
Partire dai dilettanti per arrivare al professionismo: nel calcio di oggi si stanno realizzando sempre più storie come queste, i sogni di un ragazzo che diventano realtà, così come quelli di Matheus Luz Priveato Dos Santos, che è passato dalla Serie D alla Serie B nella finestra invernale di calciomercato.
Il classe 2002 brasiliano si è messo in luce con la maglia del Saluzzo, realizzando 8 gol e 3 assist in 17 partite nel girone A di Serie D. Andando oltre all’aspetto numerico, grandi sono state anche le sue prestazioni, ciò che ha convinto la Juve Stabia a puntare su di lui. Una storia bellissima di un ragazzo che ha fatto un enorme (e meritato) step e che si è guadagnato la chance di giocare nei professionisti.
Così, l’allenatore al Saluzzo, Giuseppe Cacciatore, è intervenuto in ESCLUSIVA per parlare di Matheus Dos Santos, tra aneddoti, curiosità e approfondimenti sulle caratteristiche del ragazzo. Di seguito l’intervista completa.
Come è nata l’operazione che ha portato Matheus Dos Santos in Serie B? Ci racconta le emozioni e le sensazioni, sia sue che del giocatore, per il trasferimento alla Juve Stabia?
“Ha fatto ottime prestazioni fin da inizio anno e piano piano so che il direttore ha iniziato a sentirsi con diverse società. In particolar modo con il direttore della Juve Stabia c’è stato un approccio e poi si è concretizzato il tutto. Da parte mia c’è grande orgoglio per aver aiutato il ragazzo con grandi qualità a trovare la sua dimensione, quella del professionismo. Poi dovrà essere bravo lui a dimostrare dove merita di stare, ma credo che abbia tutte le carte in regola per poterci stare. Il ragazzo ha avuto grande entusiasmo e voglia di credere ancora di più nei suoi mezzi”.
Ci racconta Matheus dal punto di vista tecnico-tattico, che giocatore è?
“Ha grandi doti fisiche, ha una grande statura e una buona elevazione, nei test atletici è stato sempre uno dei migliori, ha grande resistenza e una formidabile velocità, tutto questo abbinato a una buona tecnica. Nel calcio di oggi avere giocatori così che sono in grado di saltare l’uomo è sempre un valore aggiunto. Io lo facevo giocare in un 4-3-3 come esterno alto a piede opposto. È uno che crea superiorità e ha tiro, cross, assist nelle proprie doti. È completo. Ho visto che ha giocato anche da quinto con mister Abate, dovrà abituarsi un po’ di più alla fase difensiva, ma ha grandi qualità e può far bene”.
Nella conferenza stampa di presentazione, Matheus Dos Santos ha detto: “Sono un amante delle storie come quelle di Messias”. Quella del classe 2002 è proprio una vicenda simile a quello dell’ex Milan, con cui lei ha giocato al Chieri. Ci sono delle similitudini tra i due giocatori anche dal punto di vista tecnico, caratteriale, ecc?
“Ho giocato con Messias a Chieri l’anno in cui abbiamo vinto la Coppa Italia Serie D. A inizio anno vedendo Matheus Dos Santos nei primi allenamenti gli dissi ‘tu hai doti che hanno in pochi e puoi arrivare in categorie importanti’. Io ho giocato assieme a Messias, che era veloce e aveva dribbling. Lui rispetto a Messias ha anche la dota fisica, è molto impostato. La differenza è che forse Messias aveva più fame e voglia di arrivarci, questa esperienza può far capire a Dos che ha un’opportunità tra le mani importante e che può stare a quei livelli”.
Che rapporto ha avuto con il ragazzo? Ha qualche aneddoto curioso e/o simpatico?
“Io gli ho raccontato fin dall’inizio che poteva ambire a categorie più alte e lui rideva. Io mi arrabbiavo perché ci credevo veramente. Glielo dicevo perché ho visto giocatori passare dai dilettanti al professionismo e poi ho visto le sue doti. Quando l’operazione si è conclusa, l’ho chiamato e abbiamo riso sul fatto che io avessi ragione e che glielo avessi già detto”.
Quanto è importante la gavetta nelle serie minori?
“Lui ha fatto 5 anni in Eccellenza e lo volevo già negli anni passati. La gavetta è importante perché sai cosa vuol dire allenarsi la sera e magari accompagnare il calcio al lavoro. Conosci il freddo e campi diversi e ci sono tante cose che ti possono spingere a dare di più a dare la forza a te stesso di continuare a migliorare. Ricordarsi da dove si è partiti e da dove si è arriva è fondamentale per rimanere a certi livelli. Quello che dico sempre ai ragazzi è che in questo periodo storico loro hanno la fortuna che queste storie sono sempre più frequenti, perché non essendoci in Italia tante risorse economiche per comprare campioni e spendere grandi cifre, oggi si può puntare di più su scommesse e su giocatori che partono da categorie minori. Quindi continuo a spronare i ragazzi, perché da un giorno all’altro, come è successo a Dos, può capitare l’occasione della vita”.