18 Febbraio 2021

Idee e consapevolezza: la ricetta di Occhiuzzi per guidare il Cosenza

OCCHIUZZI COSENZA – La storia di Roberto Occhiuzzi, come noto, è intrisa del rossoblu del Cosenza. Da calciatore, nel rispetto della sua professionalità e dell’onorabilità delle squadre nelle quali ha militato, non ha mai dato la sensazione di aver accantonato la passione verso i Lupi. Il suo viaggio ha conosciuto diverse tappe, ma c’era la […]

OCCHIUZZI COSENZA – La storia di Roberto Occhiuzzi, come noto, è intrisa del rossoblu del Cosenza. Da calciatore, nel rispetto della sua professionalità e dell’onorabilità delle squadre nelle quali ha militato, non ha mai dato la sensazione di aver accantonato la passione verso i Lupi. Il suo viaggio ha conosciuto diverse tappe, ma c’era la costante e netta percezione che il suo faro fosse piantato proprio lì.

IL COSENZA DI OCCHIUZZI

Appese le scarpette al chiodo e impugnata la lavagnetta (seppur, con la tecnologia odierna, questa espressione diventi certamente anacronistica), Cosenza non poteva che essere il Via di questo nuovo Monopoly. Distinzione, rispetto, armonia: tratti dell’Occhiuzzi calciatore che ritroviamo anche nell’allenatore. Da calciatore era diventato il Principe per il suo modo di dispensare giocate e guidare il gruppo; da tecnico ha mostrato la coerenza dell’essere guida senza mai fare un passo in avanti per oscurare i calciatori, bensì rendendo loro protagonisti.

Un protagonismo della squadra che deriva dall’indottrinamento fornito dal mister (coadiuvato dallo staff, categoria mai citata ma che andrebbe maggiormente valutata ed eventualmente apprezzata da parte della stampa), dalla predisposizione al lavoro e dalla ricerca di superamento dei paradigmi che contraddistingue il nativo di Cetraro. Nella scorsa stagione, il suo approdo seguì l’addio di Bepi Pillon, altro grande signore del nostro calcio ma personificazione di un modus operandi diverso, probabilmente più accorto e conservativo. L’approdo di Occhiuzzi ribaltò il sentore di ciò che sarebbe stato il Cosenza. L’allenatore fu chiamato, in pochissimo tempo, a conferire ai Lupi identità, serenità e propensione a macinare gioco con coralità.

OCCHIUZZI E IL COSENZA: UN FINALE DI STAGIONE INDIMENTICABILE

Quel Cosenza, difficile avere opinione contraria, è stato la più lieta sorpresa del tormentato finale della scorsa annata: sette vittorie, un pareggio e due sconfitte in dieci partite, statistiche che non bastano, perché devono essere accompagnate dall’esaltazione di un’architettura tattica guidata da creatività, fluidità e tanta pericolosità. Ritorniamo sul punto precedente: riuscire a ribaltare il modo di pensare e agire in un lasso temporale così ridotto non era assolutamente scontato, per giunta alla prima esperienza su una panchina dei “grandi”, con onori ma tanti oneri.

NUOVA ANNATA, CALCIATORI DIVERSI MA EGUALE SPIRITO

La meritatissima conferma per il 2020/2021, con tutte le difficoltà derivanti dalle partenze di calciatori chiave per un determinato sistema di gioco, ha comportato la rinnovata necessità di dimostrare, perché il calcio non conosce il significato della parola memoria. La capacità di discernimento ora deve appoggiarsi su una massima spesso considerata riduttiva ma fondamentale per non apparire insipidi nell’argomentazione: separare i risultati dalle prestazioni. I primi non sempre hanno sorriso, dato che il diciassettesimo posto e le tre vittorie compongono un bottino da migliorare per ottenere la salvezza; i secondi, invece, hanno restituito agli spettatori una squadra che non ha mai accettato qualsiasi concetto di inferiorità e, indipendentemente dall’undici in campo e dall’avversario di giornata, ha sempre cercato di creare e tradurre in partita il lavoro svolto in allenamento.

OCCHIUZZI SPIEGATO DAL GRUPPO

Le lacune strutturali non mancavano, in particolar modo in attacco (un dato illustra la fattispecie: il Cosenza è la squadra di Serie B con la più bassa percentuale di cinismo, dato che ha realizzato 19 gol con 429 tiri, ergo appena il 4,4%), ma un Principe si vede dal rispetto verso ciò che guida, e Occhiuzzi ha sempre elogiato e tutelato il gruppo, senza mai lasciar trasparire malcontento o rassegnazione. Il mercato gli ha dato una mano ma il più grande supporto è arrivato dalla sua positività e capacità di valorizzazione (Bahlouli, Petrucci, la nuova vita di Tremolada, per fare qualche nome).

Come ogni percorso che si rispetti, non sono mancate e non mancheranno difficoltà, lo stesso allenatore dovrà sicuramente crescere (guai a pensare il contrario, chi ritiene di non avere margini è destinato a calare) ma c’è un concetto, espresso da Alberto Gerbo in occasione della presentazione dei nuovi arrivati, che forse è passato inosservato: “Mi piace il ruolo in cui sto giocando e soprattutto mi diverto quando vado in campo. Giocando così mi sono ricordato di Stroppa e De Zerbi“. Cosa vuol dire questo? Intuitivo: Occhiuzzi sperimenta e trasmette idee, il gruppo le sta recependo ed è con queste che proverà a superare le avversità di un campionato sicuramente arduo. Cosenza, dai fiducia al tuo Principe e il lieto fine sarà il più nobile dei traguardi.