Tre regioni del vino italiane da scoprire, dall'Etna all'Alto Adige
Chianti, Barolo e Prosecco riempiono gli scaffali di mezzo mondo, eppure alcune delle bottiglie più interessanti d'Italia nascono altrove. Sulle pendici di un vulcano attivo, lungo un confine che ha cambiato bandiera più volte in un secolo, tra masi alpini dove si parla più tedesco che italiano. Etna, Friuli e Alto Adige restano mete secondarie per il turismo del vino, e proprio per questo regalano qualcosa che le zone celebri hanno perso da tempo: cantine dove ad accoglierti è spesso chi il vino lo fa davvero, prezzi ancora ragionevoli e paesaggi che non assomigliano a nessun altro. Vale la pena conoscerle prima che lo faccia il resto del mondo.
L'Etna, vigneti neri sul vulcano
Pochi territori al mondo permettono di degustare un rosso guardando il pennacchio di fumo del cratere che ha generato il suolo sotto i piedi. La denominazione Etna è stata la prima DOC riconosciuta in Sicilia, nell'agosto del 1968, e oggi vive una stagione straordinaria. I vigneti si arrampicano sui versanti del vulcano fino a oltre 1.200 metri, tra i più alti d'Italia, su terreni di sabbie laviche che danno vini tesi e minerali. Il protagonista in rosso è il Nerello Mascalese, spesso paragonato al Pinot Nero per eleganza, mentre l'Etna Bianco si basa sul Carricante, coltivato soprattutto sul versante orientale. Le antiche contrade, l'equivalente locale dei cru di Borgogna, meritano di essere esplorate una per una tra Randazzo e Santa Maria di Licodia.
Il Friuli e i bianchi di confine
Sospeso tra Alpi e Adriatico, con la Slovenia a un passo, il Friuli ha costruito la propria fama sui vini bianchi quando il resto d'Italia inseguiva ancora i rossi. Le colline del Collio e dei Colli Orientali producono Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia di livello assoluto, in un mosaico di piccole aziende familiari dove la degustazione si fa in cucina più spesso che in sala. La cultura del confine si sente nel bicchiere: molti produttori hanno vigne in due Stati e la tradizione mitteleuropea convive con quella veneta.
I macerati di Oslavia
Una manciata di colline sopra Gorizia ha riportato in vita il metodo più antico di vinificare il bianco: lunghe macerazioni sulle bucce che regalano vini ambrati, profondi, capaci di invecchiare per decenni. Da qui il fenomeno dei vini macerati è ripartito verso il mondo intero, e una visita alle cantine di Oslavia spiega meglio di qualsiasi libro perché questi bianchi dividono e appassionano.
Alto Adige, rigore alpino nel bicchiere
La provincia più settentrionale d'Italia concentra in poco spazio vigneti che salgono dai fondovalle fino a quote estreme, un'enologia di precisione quasi svizzera e una rete di cantine cooperative che firma gran parte della produzione locale con standard sorprendentemente alti. Il Gewürztraminer trova a Termeno il suo villaggio d'origine, la Schiava regala rossi leggeri da merenda in malga e il Lagrein scuro racconta Bolzano meglio di qualunque guida. Le tre zone messe a confronto aiutano a scegliere da dove cominciare.
Regione |
Vitigni simbolo |
Periodo ideale |
Da non perdere |
Etna |
Nerello Mascalese, Carricante |
Aprile-giugno, settembre-ottobre |
Le contrade tra Randazzo e Passopisciaro |
Friuli |
Friulano, Ribolla Gialla |
Maggio-settembre |
I macerati di Oslavia e il Collio |
Alto Adige |
Gewürztraminer, Lagrein, Schiava |
Giugno-ottobre |
La Strada del Vino e i masi di Termeno |
Tre stili lontanissimi tra loro, eppure uniti dalla stessa scala umana: aziende piccole, accoglienza diretta e bottiglie che fuori zona si trovano con difficoltà.
Organizzare l'itinerario senza errori
Un viaggio del vino riuscito si prepara con qualche accortezza che vale per tutte e tre le zone.
- Prenotare le degustazioni con almeno una settimana di anticipo, perché le cantine piccole ricevono solo su appuntamento.
- Evitare il periodo della vendemmia se l'obiettivo è incontrare i produttori, che tra settembre e ottobre hanno poco tempo per gli ospiti.
- Definire un guidatore designato o affidarsi ai tour organizzati, dato che le strade di montagna non perdonano distrazioni.
- Alternare cantine e tavola, perché in queste zone la cucina racconta il territorio quanto il vino.
Le serate, va detto, finiscono presto: agriturismi e masi spengono le luci quando in città si esce a cena. Chi dopo cena cerca ancora un po' di svago si organizza da sé. C'è chi legge, chi gioca a carte e chi preferisce qualche giro alle slot online su verdecasino, disponibile con interfaccia in italiano e pagamenti in euro. Il mattino dopo, però, conviene presentarsi puntuali e lucidi alla prima degustazione, perché i vignaioli di montagna iniziano presto.
Un itinerario che ripaga la curiosità
Le tre zone si prestano a viaggi separati, un lungo weekend ciascuna, oppure a un'unica discesa lungo la penisola da Bolzano a Catania per chi ha due settimane e voglia di guidare. In entrambi i casi il consiglio è lo stesso: meno cantine al giorno, più tempo in ognuna. Scegliete la regione che vi incuriosisce di più, prenotate due o tre visite e lasciate il resto al caso, perché da queste parti le scoperte migliori capitano quasi sempre fuori programma.