10 Marzo 2022

SPAL, Tacopina: “Ferrara la mia ultima tappa tricolore. Se pensassi solo ai soldi non sarei invischiato nel calcio italiano”

TACOPINA SPAL – Joe Tacopina, patron della SPAL, è intervenuto a Off The Pitch, parlando a tutto tondo della sua nuova esperienza in terra emiliana. Queste le dichiarazioni del numero uno estense, diffuse da LoSpallino.com: “Quella della SPAL era un’occasione troppo buona da lasciar scappare. Si parla di una squadra che rappresenta una città meravigliosa […]

TACOPINA SPAL – Joe Tacopina, patron della SPAL, è intervenuto a Off The Pitch, parlando a tutto tondo della sua nuova esperienza in terra emiliana. Queste le dichiarazioni del numero uno estense, diffuse da LoSpallino.com:

“Quella della SPAL era un’occasione troppo buona da lasciar scappare. Si parla di una squadra che rappresenta una città meravigliosa e appena ho visto i numeri mi sono convinto rapidamente. La SPAL era una delle pochissime squadre in grado di fare degli utili per tre anni di fila prima della pandemia. Si tratta di qualcosa di estremamente raro nel calcio italiano”

“Ho al mio fianco una famiglia italiana come partner principale, ma non voglio che al momento la sua identità venga resa pubblica. Il progetto condiviso è quello di rendere la SPAL un club in grado di diventare competitivo e sostenibile in maniera autonoma, come nel caso dell’Atalanta”

Sulla valorizzazione dei calciatori: “E’ già successo a Gennaio con Demba Seck che ha un enorme potenziale ma che è arrivato alla SPAL senza nessuna spesa. Lo abbiamo fatto crescere e poi venduto per 4 milioni più il 20% della futura rivendita quando il Torino lo cederà al Liverpool o dovunque sarà tra tre o quattro anni”

“Per come la vedo io, il cuore pulsante della SPAL dovranno essere l’area scouting e il settore giovanile in modo da poter competere con chi ha più risorse di noi”

Sulla crescita del brand negli USA: “Vogliamo fare sul serio. Non sarà una di quelle operazioni nelle quali spediamo delle magliette ad alcuni coach e gli facciamo mettere il nome ‘SPAL Soccer School’. Apriremo delle società affiliate negli Stati Uniti e stiamo pensando anche ad altri Paesi dove fare la stessa operazione”

“Abbiamo un vantaggio che consiste nel fatto che questo club sia così affascinante e unico. Ma c’è anche la sfida di far conoscere Ferrara fuori dall’Italia, perché tanta gente non sa nemmeno dove si trovi. Ci sarà parecchio lavoro da fare a riguardo, ma per me anche questo fa parte del divertimento”

“Il nostro fatturato va dai 25 milioni ai possibili 74 in caso di promozione. 74 milioni semplicemente salendo di categoria, quindi senza fare nulla di realmente straordinario. Riporterò la SPAL in Serie A, non ho dubbi su questo. Sarà la mia quarta promozione nel calcio italiano, che sia quest’anno o l’anno prossimo”

“Affari in Italia? Mi rendo conto di essere abbastanza impaziente con le persone. I miei genitori venivano dall’Italia, ma quando si tratta di certe cose io preferisco tagliare corto. Però non sempre questo è possibile, ed è frustrante. Qui ci si accorda per una riunione e si prende un caffè. Due mesi più tardi si fa un’altra riunione, altre chiacchiere, altro caffè. F*****o a tutto questo. A me interessa fare una riunione, stabilire i passi successivi, e se nel giro di una settimana le cose non sono state fatte renderò la seconda riunione molto sgradevole. Tratto tutti col dovuto rispetto, ma spingo sempre al massimo. Perché è così che le cose vanno fatte”

“Il calcio per me è 50% business, 50% passione. Se pensassi solamente ai soldi probabilmente non mi sarei invischiato nel calcio italiano. Me ne starei a fare l’avvocato con una parcella di 1.800 dollari l’ora. Ma la mia vita non è mai stata incentrata sul conto in banca. Per la SPAL cerco di essere in Italia almeno due settimane al mese. Si tratta senz’altro di passione, ma può anche esserci una ricompensa economica. Una cosa non esclude l’altra. A Bologna ho fatto dei bei soldi nel giro di undici mesi: quando ho venduto le mie quote ho raccolto quattro o cinque volte l’investimento iniziale”

“Se avessi guadagnato un dollaro per ogni selfie scattato con la gente a Ferrara potrei permettermi di comprare Messi. Mi sento di dire che questa è la mia ultima tappa nel calcio italiano, è il gran finale. L’ho garantito a me stesso, ai miei partner e alla mia famiglia. Non c’è un posto migliore per me per fare il presidente”