ESCLUSIVA PSB – Rizzetta: “L’Ascoli non teme nessuno, possiamo ripeterci. Aumenteremo l’impegno societario. Tutto sui progetti made in USA”

RIZZETTA ASCOLI – E’ ormai risaputo che il prossimo campionato di Serie B sia paragonabile ad un prototipo di Serie A2 per via delle tantissime compagini blasonate che vi parteciperanno. Come se non bastasse, ad innestare una ulteriore dose di curiosità è la presenza di una folta schiera di imprenditori stranieri pronti ad investire sulle sorti di diverse realtà della cadetteria. Un fenomeno sempre più in espansione che, ultimamente, ha coinvolto anche il neopromosso Palermo acquisito dalla holding City Football Group. Per approfondire la tematica, la nostra redazione ha intervistato in esclusiva Matt Rizzetta, CEO di North Sixth Group e socio dell’Ascoli. Il manager italo-americano ha tratto un bilancio della sua prima stagione nel club bianconero, soffermandosi sul nuovo accordo sottoscritto col gruppo del patron Pulcinelli e rilanciando le ambizioni a stelle e strisce del Picchio. Ecco l’intervista integrale:

 

Sig. Rizzetta, nelle ultime settimane sono mutati alcuni frammenti del percorso intrapreso dal binomio Ascoli-North Sixth Group. Dalla cessione del 12% delle quote al gruppo del patron Pulcinelli fino alla sottoscrizione di un accordo di sponsorizzazione per i prossimi tre anni. Come dovrebbero essere intese le novità apportate allo scenario?

E’ una riconferma del nostro impegno verso il progetto Ascoli. Più che altro una formalità. Sin da quando siamo entrati in società, abbiamo conservato l’opzione di acquisire la maggioranza del club mantenendo la prerogativa che, qualora non l’avessimo esercitata, si sarebbe materializzata una contro-opzione a favore del patron Pulcinelli per la riacquisizione di una piccola percentuale delle quote societarie. E’ accaduto proprio questo. Per confermare il nostro impegno di natura economica abbiamo così deciso di acquisire una sponsorizzazione, ottenendo la possibilità di collocare il nome del nostro gruppo nel retro della maglia bianconera. Ci tengo a precisare che non abbiamo rilevato la maggioranza per motivi logistici e organizzativi, non economici. Credo che gestire una società del calibro dell’Ascoli sia una enorme responsabilità, soprattutto se risiedi all’estero e non riesci a vivere la realtà in prima persona. Tuttavia, la nostra soddisfazione è ai massimi livelli: la gestione è ottima e viene portata avanti da persone in gamba come Pulcinelli. Con il patron e con gli altri soci abbiamo instaurato un rapporto bellissimo, siamo un team unito e solido che respira continuamente energia positiva. Ognuno di noi ha delle competenze specifiche da offrire per il bene dell’Ascoli. Naturalmente il nostro gruppo si occupa principalmente del mercato statunitense, focalizzandosi su tematiche quali ricavi internazionali, merchandising, sponsorizzazioni e media”.

 

Cosa dovrebbe attendersi la piazza di Ascoli dalla vostra presenza nel prossimo futuro?

“Per quanto riguarda il futuro abbiamo le idee piuttosto chiare. Il nostro desiderio è quello di aumentare la nostra presenza e di conseguenza l’impegno societario. Chiaramente abbiamo inteso lo scorso campionato come una fase naturale di assestamento. Era normale che dovessimo ambientarci, imparare e conoscere la piazza. Da questo punto di vista è stata una stagione fondamentale. La nostra ambizione è quella di migliorarci, crescere e fare dei passi in avanti ogni anno”.

 

La passata stagione è stata chiaramente importante. Crede che abbia costituito la base per proiettare l’Ascoli verso ambizioni nettamente più prestigiose della permanenza in Serie B?

“Assolutamente. Il bilancio dello scorso campionato è molto positivo e siamo felici di aver vissuto dei momenti unici assieme ai tifosi. Sin dal primo giorno siamo stati colpiti dalla loro passione e dall’accoglienza riservataci. Ascoli è una piazza storica e ha una tifoseria ambiziosa e innamorata dei propri colori. Sul campo ci siamo divertiti superando le aspettative e raggiungendo il sesto posto. In tal senso, credo che il nostro obiettivo debba essere proprio quello di crescere costantemente: se nell’ultimo campionato abbiamo raggiunto il sesto posto, il nuovo traguardo da centrare dovrà essere quello di eguagliare e migliorare questo risultato”.

 

Concentrandoci sul vostro apporto societario, in che modo è cresciuta l’immagine dell’Ascoli negli Stati Uniti e quali saranno i vostri progetti futuri?

L’immagine del Picchio negli States ha avuto una crescita esponenziale: darei un 7 in pagella al nostro operato perché possiamo evolverci ulteriormente. Abbiamo costruito una visibilità molto importante attraverso una partnership con Italian Football TV, una piattaforma multimediale nordamericana che è riuscita nell’intento di promuovere congiuntamente le nostre attività e quelle dell’Ascoli. Inoltre, sono state realizzate diverse iniziative per avvicinare nuovi appassionati di calcio al nostro club. Adesso il percorso potrebbe essere arricchito da ulteriori attività: è in via di definizione la creazione di un Ascoli Club a New York che possa permettere a tutti di seguire le partite della prima squadra. Tra l’altro stiamo per siglare un accordo con una importante Youth Academy della Grande Mela nell’ottica di sviluppo di una sinergia con l’area scouting. Infine, è ancora in cantiere l’organizzazione di una tournée statunitense nell’estate 2023, ma l’idea deve ancora essere valutata dagli altri soci. Tutto sommato è stata una annata molto positiva dal punto di vista dell’internazionalizzazione del club”.

 

Secondo il suo parere, quale dovrà essere l’approccio dell’Ascoli in un campionato di Serie B complicato come il prossimo?

“La Serie B ormai è diventata una mini-Serie A per la presenza di tantissime squadre blasonate tra cui Genoa, Venezia, Parma, Bari, Modena e Palermo. Ma il nostro slogan è chiaro: non dobbiamo temere nessuno. Stiamo rivivendo un po’ quanto accaduto nella passata stagione, quando molti addetti ai lavori ci sottovalutavano affermando che saremmo finiti ai play-out oppure a metà classifica. Siamo stati bravi a smentirli perché abbiamo raggiunto traguardi importanti con umiltà, determinazione e sacrificio. Abbiamo deciso di mantenere l’ossatura della rosa riconfermando quasi tutti, c’è stata qualche partenza ma rinforzeremo l’organico prima della fine del mercato. Dovremo mantenere i piedi per terra e provare a divertirci anche quest’anno. Rispettiamo tutte le altre società, ma ribadisco che noi siamo l’Ascoli Calcio e non possiamo temere nessuno. Lo dimostreremo sul campo“.

 

Una Serie B sempre più popolata da proprietà straniere di rilievo. Quali pensa che siano le ragioni che inducano gli investitori a puntare sul calcio italiano e in particolare sul campionato cadetto?

“Il boom degli investimenti stranieri nel calcio italiano porta con sé diverse motivazioni. Noi, ad esempio, abbiamo deciso di investire perché siamo riusciti a trovare la perfetta congiunzione fra la passione per questo sport e i nostri interessi economici. Ci sono anche altre categorie di investitori, a partire dai fondi che hanno deciso di investire in Italia per diversificare il loro business. Altri, come il City Football Group che detiene diversi club in giro per il mondo tra cui Manchester City, New York City e adesso Palermo, hanno una strategia diversa che si materializza nella creazione di un network di club che possano elevare la propria competitività nei rispettivi Paesi. Infine, ci sono imprenditori di spessore come Krause che, forte delle notevoli risorse a disposizione, ha deciso di investire sulla propria passione calcistica puntando su una grande realtà come il Parma“.

 

Proprio Kyle Krause compone la schiera dei presidenti statunitensi presenti nel campionato di Serie B, menzionando anche Joe Tacopina e Duncan Niederauer. Qual è il vostro rapporto?

Con Tacopina c’è uno splendido rapporto di amicizia. Per me è una persona molto importante ed è anche un punto di riferimento, considerando che è stato il primo a piazzare la bandiera a stelle e strisce nel calcio italiano. Krause l’ho conosciuto di recente e credo che sia una persona eccezionale. Non ho avuto ancora il piacere di incontrare Niederauer, ma tutti ne parlano bene. Credo che fra di noi ci sia un profondo rispetto per i rispettivi investimenti, essendo perfettamente a conoscenza degli ostacoli e dei rischi che potrebbero presentarsi quando ci si assume una grande responsabilità all’estero. Tuttavia, quando ci affrontiamo in campo il rispetto muta automaticamente in uno spirito di competizione. Oltre i 90 minuti, però, c’è grande stima e volontà di imparare tanto l’uno dall’altro”.

 

 

Nato a Palermo nel 1996. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni presso l'Università degli Studi di Palermo e studente specializzando in Televisione, Cinema e New Media alla IULM.

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