Perugia, Santopadre: “Ripresa? Sì per una questione economica. Sul protocollo…”

SANTOPADRE PERUGIA – Il Presidente del Perugia, Massimiliano Santopadre, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport, dove ha toccato diversi temi come taglio stipendi, ripresa del campionato, obiettivi del club. Ecco le sue parole:

«Taglio stipendi? Ho cercato di essere comprensivo, evitando contenziosi con i nostri ragazzi. Un paio stanno ancora scalciando, ma settimana prossima quando saremo tutti presenti, ci daremo la stretta di mano virtuale e finale. Ripresa? Abbiamo chiesto 3 mesi alla Lega per ricominciare e finire la stagione. Se ripartiamo lo facciamo per una questione economica. Ho il morale a terra, la mia azienda è in ginocchio e non sento soluzioni convincenti. Al Governo e al Consiglio Federale non ci sono imprenditori, ma solo dipendenti. Dovremmo essere chiamati anche noi a decidere. Non è giusto che chi immette liquidità non possa partecipare alle discussioni. Nonsappiamo quali aiuti avremo e non abbiamo ancora un protocollo nostro. Quello per la A comporta costi per 400 mila euro e se poi non si riparte più? Una ripartenza forzata rischia comunque di danneggiare tutto il sistema. Plusvalenze? Tutto per alzare l’asticella. Se entra 100 spendiamo 110 è sempre così: il calcio è un’azienda anomala. Non posso soltanto pensare di far divertire la gente, piacerebbe anche a me divertirmi. Obiettivo Serie A? L’obiettivo resta quello. Ogni presidente ha la voglia sfrenata di prevalere sugli altri e commette qualche errore: serve più equilibrio. Futuro ancora con Cosmi? E’ presto per parlarne, ma lo reputo una persona intelligente con cui si può parlare di tutto e mi piace come lavora. Riforme? Ci deve essere una rivisitazione della parte economica del calcio, con i proprietari al centro del progetto e non come ultimi ingranaggi del sistema. Siamo solo mucche da mungere altrimenti. Altra cosa che non mi va giù è che la Fifa dovrebbe invitare le Federazioni a rimborsare ai club il lordo dei giorni trascorsi in Nazionale dagli atleti. Il giocatore è un dipendente, se non c’è la prestazione per me perché lo devo pagare io?».

Classe '96. Sono un appassionato di calcio a 360°. Questo sport è il vero e proprio "oppio" dei popoli ed io di certo, non mi sottraggo alla sua forza magnetica. La Serie B è un campionato difficile ma incredibilmente divertente, e poterne scrivere, grazie a questa redazione, mi rende orgoglioso.

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