ESCLUSIVA PSB – Venturato: “Positivo il cammino del Cittadella, il Lecce è quella che mi ha più impressionato. Sogno di allenare in Serie A”

ESCLUSIVA PSB VENTURATORoberto Venturato, per quanto dimostrato negli ultimi anni alla guida del Cittadella, è da considerarsi uno tra gli allenatori più lungimiranti e preparati dell’intero panorama calcistico della Serie B. Protagonista di cavalcate memorabili alla guida dei veneti, il tecnico, che ha deciso di staccare per un po’ la spina in attesa della proposta giusta, è stato raggiunto in esclusiva dalla nostra redazione. Queste sono le sue parole:

Mister, dopo 12 giornate, qual è la sua impressione riguardo l’attuale campionato di Serie B? Crede ci siano state particolari evoluzioni tecniche rispetto allo scorso anno?

La differenza più grande la scorgo sulle tribune, con il ritorno del pubblico. Speriamo che possa rimanere ancora a lungo, perché l’anno scorso le partite si vivevano in modo molto asettico. Il ritorno della gente, del tifo e della positività è un aspetto molto importante. Aspetto particolarmente importante soprattutto per determinate squadre, in cui le tifoserie sono particolarmente calde. Sotto l’aspetto tecnico invece l’impressione è che il livello si sia alzato. Tante squadre sono state costruite su basi ancor più importanti e solide, con tanti giocatori in grado di fare la differenza all’interno del collettivo ma anche individualmente. Tante squadre riescono già ad esprimersi su livelli altissimi, dando grande lustro al campionato.

Quale squadra l’ha maggiormente impressionata?

Inizialmente mi aveva colpito molto il Pisa, sia per la capacità di fare punti che per la forte identità che ogni volta riusciva a mettere in campo. Adesso stanno riscontrando qualche difficoltà, ma è un’ottima squadra. Adesso sicuramente il Lecce. I salentini stanno dimostrando una forza significativa, figlia di una rosa importante e stanno raccogliendo punti sempre attraverso prestazioni ottimali, sia sotto l’aspetto del gioco che della proposta tattica.

Attualmente, per la promozione, ci sono potenzialmente 11 squadre in corsa, tutte racchiuse in 6 punti. Pensa che questo gruppo si protrarrà fino alla fine del campionato o qualcuna inizierà a perdere colpi strada facendo?

Credo che ci siano squadre veramente importanti all’interno di questo campionato di Serie B. Nel corso del campionato c’è una fase, che io chiamo fase di concretizzazione, in cui usciranno i veri valori di tutte le squadre e quelle più forti si staccheranno. Anche se l’equilibrio è veramente molto importante, perché se dopo 12 giornate ci sono tutte queste squadre racchiuse in pochi punti, vuol dire che i valori sono simili.

Inzaghi a Brescia e Baroni a Lecce, nonostante qualche difficoltà in corso d’opera, stanno confermando l’ottima caratura che come allenatori hanno già dimostrato di avere. Colpisce particolarmente sia la proposta di gioco, differente tra i due, sia l’ottimale gestione delle due rose, entrambe particolarmente ampie. Come valuta fin qui il loro lavoro?

Sono due grandi allenatori con molta esperienza. Stanno dimostrando di avere capacità importantissime in due piazze molto grandi e ambiziose. Stanno confermando di essere in grado di gestire pressioni e ambizioni. Dunque bisogna fare i complimenti ad entrambi.

Altre due compagini che hanno iniziato bene, come da pronostico, sono il Pisa di D’Angelo, da lei prima citato, e la Reggina di Aglietti. Pensa che ci siano i presupposti affinché queste due squadre riescano a giocarsela per le posizioni più prestigiose fino alla fine del campionato?

Il Pisa all’inizio mi ha dato quella forte impressione di squadra consolidata, con una chiara identità che, puntualmente, veniva messa in campo in ogni partita. Mi aveva veramente impressionato. La Reggina invece è in una fase di crescita costante. E’ guidata da un allenatore capace e con le idee chiare che, ovunque è andato, ma in particolar modo negli ultimi due anni con il Chievo, ha dimostrato sempre il proprio valore. Aglietti ha sempre fatto esprimere un calcio importante alle sue squadre. Penso che queste due squadre possano tranquillamente trovarsi nelle posizioni di vertice alla fine dei conti.

Il Cittadella, con cui in estate ha chiuso un capitolo importantissimo della sua vita, è ripartito dal suo ex vice Gorini. Quali segnali ha dato la squadra?

Mi sembra che stiano facendo abbastanza bene. Il nuovo allenatore sta costruendo la squadra per fare un campionato di livello. Stanno dimostrando di poter fare un campionato abbastanza importante. Il loro cammino fin qui è positivo.

Cosa pensa si possa celare dietro le difficoltà di due tecnici importanti come Maresca e Caserta. Sono arrivati in due piazze prestigiose come Parma e Benevento con grande personalità, con l’intenzione di provare a scardinare vecchi meccanismi attraverso idee nuove ed un calcio maggiormente propositivo. Hanno due rose di valore assoluto. Pensa che abbiano solo bisogno di tempo per mettere in pratica la loro idea di calcio o c’è qualche altro tipo di ostacolo dietro la carenza di risultati?

Le sensazioni, dall’esterno, sono che questi due tecnici abbiano idee e vedute di calcio innovative. Sicuramente hanno bisogno di tempo, le due squadre hanno bisogno di tanto lavoro prima di esprimere correttamente le richieste dei tecnici. Caserta l’ho incontrato quando allenava la Juve Stabia e, malgrado non sia andato bene quell’anno dal punto di vista dei risultati, mi aveva impressionato molto per ciò che chiedeva alla squadra e ciò che riusciva a trasmettere. I risultati non sempre sono veritieri. Penso che ciò che conta alla fine sia il modo di interpretare il calcio. Maresca lo conosco un po’ meno, ma credo che abbia le potenzialità e le capacità per fare qualcosa di importante a Parma.

Nella zona bassa della classifica la situazione è molta instabile, seppur un gruppetto sia rimasto già discretamente dietro: Pordenone e Vicenza arrancano, idem Alessandria e Crotone. Pensa che sia quasi definita la fascia di squadre che lotterà per non retrocedere?

Il campionato di Serie B è molto particolare. In ogni partita si ha l’opportunità di rialzarsi, è un campionato molto lungo, c’è un equilibrio importante tra tutte le squadre. Ogni partita va disputata con attenzione, chi riesce a fare questo, anche se adesso si trova in una situazione di difficoltà, più avanti potrà trovarsi in zone migliori. Tutte le squadre che hai citato sono blasonate e hanno le potenzialità e le capacità per rialzarsi. Né davanti né dietro la situazione è ancora definita. Una griglia approssimativa la si potrà avere nelle prossime giornate e, in particolare, all’inizio del girone di ritorno. Ci sarà da battagliare.

Le straordinarie annate a Cittadella, dove praticamente mai partivate con il favore del pronostico, hanno evidenziato la sua capacità di ottimizzazione delle risorse e del tempo. Al di là degli splendidi risultati conseguiti, a me ha sempre affascinato lo straordinario percorso di crescita e di maturazione delle sue squadre. Quali sono le fondamenta su cui si è basato in questi anni? Quanto importante e decisivo era l’approccio umano con i giocatori?

Credo che ogni idea di calcio di un certo tipo necessiti di una metodologia di lavoro che poi effettivamente ti consente di proporre quello che hai in mente. Ho portato avanti un’idea di calcio per molto tempo, che ha dato risultati oggettivi. La chiarezza e la sincerità, dal punto di vista umano, sono sicuramente alcuni dei principali aspetti che poi determinano i risultati sul campo. Creare relazioni umane sincere consente di elevare lo svolgimento del lavoro e quindi semplifica il raggiungimento degli obiettivi. La metodologia di lavoro credo sia tutto, non a caso me la porto dietro da diverso tempo, già da prima del Cittadella.

Il Cittadella di Venturato, per quanto ottenuto e per il prodotto offerto in campo, resterà, a mio avviso, tra le favole più belle della Serie B. Qualcosa, però, più di una volta, si è contrapposto tra voi e il raggiungimento della meta che vi avrebbe consegnati alla storia. Come si spiega il mancato approdo in Serie A, seppur più di una volta ne siete arrivati davvero ad un passo?

Riuscire a capire le motivazioni precise è difficile. Alcune volte i campionati si vincono grazie a dei piccoli episodi. Ti faccio un esempio: nell’ultima finale contro il Venezia, durante il primo atto nella gara in casa, se riusciamo a concretizzare quella colossale occasione da gol a 10 minuti dalla fine e a trovare il pareggio, la gara di ritorno cambia totalmente aspetto. Gara di ritorno in cui abbiamo subito il gol del pareggio a tempo scaduto. Ma se troviamo il gol in casa, con lo 0-1 fuori casa e senza subire quel gol nel recupero, subito a giochi praticamente chiusi, in Serie A ci andiamo noi. Questo dimostra quanto sottile sia il filo che ti separa dal raggiungimento o meno di un obiettivo tanto grande quanto importante. Nel complesso, però, i ragazzi e la società hanno grandi meriti per l’enorme quantitativo di lavoro svolto negli ultimi anni.

In chiusura, quali sono i suoi auspici per il futuro?

Ho fatto una scelta qualche mese fa, ho deciso di staccare un attimo per continuare a sviluppare quello che ho in testa. In futuro voglio tornare ad allenare, vorrei trovare un ambiente dove si possa intraprendere un percorso di crescita. Le ambizione sono tante, se riparto dalla Serie B vorrei trovare un club con cui giocare per la promozione in Serie A. Ma il mio sogno è quello di misurarmi con i palcoscenici della A, questo è ciò che ho in mente.

Oriolo Demetrio nasce in Calabria, nell'inverno del 1999. Durante il suo percorso di formazione classica, sviluppa l'interesse per il giornalismo. Addentratosi nel mondo dell'informazione nel 2016, prendendo parte ad alcuni progetti di medio-basso livello, continua il suo percorso di formazione e di crescita lavorando per prestigiosi progetti come Il Calcio Calabrese e Calciomercato Report. E' uno dei fondatori del blog Carpe Ideam e, all'attivo, vanta la collaborazione con La Notizia Sportiva e Pianeta Serie B.

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