ESCLUSIVA PSB – Rastelli: “A Cremona c’era fretta di vincere subito, ora finalmente noto pazienza e programmazione. SPAL? Esperienza fantastica, mi sarebbe piaciuto continuare”

ESCLUSIVA PSB RASTELLI – Archiviata la sosta dedicata agli impegni per le Nazionali, siamo pronti a rituffarci nel nostro amato campionato di Serie B che riapre domani pomeriggio i battenti con la 13a giornata in agenda.

Per fare il punto su ciò che è stato finora, e analizzare il cammino di alcune delle principali protagoniste del torneo, la nostra redazione ha raggiunto in esclusiva Massimo Rastelli, ex calciatore e tecnico dalla grandissima esperienza in cadetteria. Attaccante, nativo di Torre del Greco, debutta in Serie D con la maglia del Solofra per poi esordire in Serie B con la casacca del Catanzaro. Nel suo curriculum spiccano anche le avventure con le maglie di Mantova, Lucchese, Piacenza, Napoli, Reggina, Como, Avellino e Sorrento, per poi lasciare il calcio giocato con l’ultima parentesi alla Juve Stabia.

Proprio alla guida delle Vespe, dà positivamente vita al suo nuovo percorso da allenatore, riportando i campani in Prima Divisione. Poi gli importanti step formativi a Brindisi e Portogruaro che gli valgono la chiamata dell’Avellino. Al timone degli irpini, Rastelli conquista subito la promozione in Serie B e la Supercoppa di Lega di Prima Divisione; nella stagione successiva, partito con l’obiettivo salvezza, sfiora la qualificazione ai playoff che riesce a centrare comunque al termine dell’annata 2014/2015, arrivando fino alle semifinale poi persa contro il Bologna. Memorabile, poi, la cavalcata del suo Cagliari, con il quale vince il campionato di Serie B con ben 83 punti e si guadagna la prima meritata vetrina in massima serie. Successivamente, ancora cadetteria nel suo destino alla guida di Cremonese, SPAL e Pordenone.

Partiamo dalla Cremonese, società che ha avuto modo di guidare in due differenti occasioni e che, in particolare nella stagione 2018/2019, ha portato fuori dalla zona calda, arrivando ad un solo punto dai playoff. Il club, nel complesso, arriva però da anni di ingenti investimenti non accompagnati da risultati sportivi altrettanto soddisfacenti. Avendo vissuto in prima persona ambiente, calciatori e società, cosa crede sia mancato in quel di Cremona per poter recitare un ruolo da protagonista?

“La fretta di voler vincere subito, credo sia stato uno dei motivi per cui i risultati alla fine non siano arrivati. Forse si era convinti che spendendo tanto, e prendendo quelli che sulla carta vengono reputati come i migliori calciatori della categoria, i successi sarebbero maturati automaticamente. In questi anni, la Cremonese è stata una delle squadre che ha investito di più sul mercato per cercare di andare in Serie A ma, a mio avviso, senza una particolare programmazione. Dare continuità tecnica ad un progetto di 2/3 anni per cercare di raggiungere l’obiettivo sarebbe forse stato più logico. Magari, così come è stato fatto, la promozione sarebbe arrivata lo stesso, perché il calcio è bello e strano anche per questo, però ciò non si è concretizzato nel caso specifico dei grigiorossi. I continui cambi di allenatore e le frequenti rivoluzioni a livello di organico hanno impedito che potesse crearsi uno zoccolo duro vincente”

Status di protagonista, per l’appunto, che i grigiorossi stanno finalmente tentando di acquisire in questa stagione. In particolare, l’approdo di Pecchia nell’ultimo anno e mezzo ha portato sin da subito identità e mentalità, anche se l’ex tecnico di Hellas Verona e Juventus U23, nonostante l’attuale ottavo posto e la cortissima classifica, è ora chiamato a fronteggiare il primo vero momento di difficoltà da quando è a Cremona, considerato che la vittoria manca ai suoi ormai da cinque giornate. Crede che, al netto di questo periodo di scarsa brillantezza, i lombardi possano fare a sportellate fino alla fine per le posizioni nobili di classifica?

“Tutto ciò che, proprio come dicevo, reputo sia mancato in questi anni lo sto, invece, finalmente vedendo dall’approdo in città di Ariedo Braida e Fabio Pecchia. Noto una notevole dose di pazienza in più da parte della società lombarda nel programmare, rispetto a quanto non fosse accaduto in passato. Un fisiologico periodo di flessione credo ci possa tranquillamente stare. A cambiare notevolmente è stato però il vento, e sono certo che i grigiorossi se la giocheranno fino alla fine per andare in Serie A”

Altra avventura in cui è giunto ancora più vicino all’ottavo posto, valido per la qualificazione ai playoff, è stata quella alla guida della SPAL, dove solo la classifica avulsa le ha negato la partecipazione agli spareggi promozione. Erano gli sgoccioli dell’era Colombarini, prossima a lasciare il timone a Joe Tacopina. Nonostante qualche fisiologica difficoltà iniziale, a suo avviso, l’ex patron del Venezia riuscirà a riportare gli estensi ai fasti di qualche anno fa? Le sarebbe piaciuto proseguire la sua avventura in Emilia con un progetto pluriennale, avendo magari la possibilità di guidare il gruppo sin dall’inizio e non solo a campionato già inoltrato?

“E’ stata una bellissima esperienza e sono contentissimo che una società tanto importante abbia pensato a me e mi abbia concesso questa opportunità. Ho trovato delle persone fantastiche in tutte le componenti societarie e non solo, con le quali ho collaborato sin dal primo giorno con grandissima sintonia. C’è sicuramente il rammarico per non essere riusciti a raggiungere l’obiettivo minimo, che era la qualificazione ai playoff, però il mio ruolino di marcia credo sia stato di tutto rispetto. Purtroppo, poi, la famiglia Colombarini ha deciso di lasciare e, come è normale che sia, la nuova proprietà aveva idee diverse per il futuro. Il mio lavoro è stato comunque apprezzato e, da parte mia, ci sarebbe stata la massima disponibilità a proseguire, proprio in virtù di quanto mi fossi trovato bene a livello di ambiente, organizzazione e strutture. Ferrara è una piazza fantastica, mi è solo dispiaciuto non avere la possibilità di godere in prima persona del calore del pubblico del “Mazza”. Tacopina, invece, ovunque sia andato finora ha sempre fatto bene e credo possa riuscirci anche in Emilia. Normale ci voglia del tempo, anche perché il closing è avvenuto con leggero ritardo, ma la squadra costruita è comunque forte, in virtù di un interessante mix di giovani ed esperti, oltre che essere ben allenata da un tecnico preparato come Pep Clotet. L’obiettivo, per quest’anno, reputo sia quello di salvarsi in maniera tranquilla, per poi magari buttare un occhio anche alla zona playoff”

Anche se per poco, durante la sua carriera da calciatore ha avuto modo di vestire la maglia della Reggina, tra le migliori squadre di questo avvio di stagione. Gli amaranto fanno della solidità il loro punto di forza, considerato che quella di Aglietti è la miglior difesa del torneo con appena 9 reti subite, mentre davanti l’impressione è che, considerato l’elevatissimo tasso tecnico, i margini siano ancora molto ampi, a fronte di appena 13 reti messe a referto in 12 gare. Pensa che la possibilità dei calabresi di insidiare le lanciatissime Brescia e Lecce passi da una maggior produzione in termini di goal fatti?

“La Reggina ha puntellato l’organico in virtù dell’ottimo girone di ritorno della passata stagione, immettendo quei tasselli che in Serie B ti fanno fare il salto di qualità, nello specifico attaccanti importanti che ti garantiscono un certo di numero di goal. Il punto di forza della squadra di Aglietti, finora, è stato certamente l’equilibrio. E’ vero, non fa tantissimi goal, ma molto spesso ha la meglio anche con il minimo scarto: come si dice, meglio vincere dieci partite 1-0 che una partita 10-0 per poi perdere le altre nove. Con il passare delle giornate la squadra sono certo diverrà sempre più prolifica e, se riuscirà a mantenere anche questa elevatissima solidità, ha tutte le carte in regola per dire la sua fino alla 38a giornata”

Avendo ottenuto la promozione in Serie A con il Cagliari, e sapendo come si faccia a vincere in Serie B, quale reputa sia l’ingrediente essenziale per avere la meglio in un torneo tanto lungo e complesso?

La continuità di rendimento e di risultati, soprattutto per quanto concerne le realtà costruite per vincere che si affidano a calciatori che, in passato, hanno giocato in massima serie e che hanno deciso di scendere di categoria. Far calare questi ultimi nella mentalità della Serie B è fondamentale, e credo sia il segreto per avere successo in un torneo tanto particolare e molto diverso dagli altri. Ricordo che, proprio durante l’esperienza in Sardegna, svolgemmo un grandissimo lavoro fin dalle prime battute del ritiro estivo per far capire a tutti coloro che la B non l’avevano mai fatta, quanto fosse necessario scendere in campo con il coltello tra i denti e mettere le proprie qualità e la propria esperienza a disposizione del gruppo”

Nel suo curriculum da giocatore, vanta anche un’ annata tra le file del Como nel 2003/2004, culminata con una sfortunata retrocessione. La matricola terribile di Gattuso sta lasciando a bocca aperta l’intero panorama cadetto a suon di gioco, prestazioni e risultati. Avvio ben oltre le aspettative oppure è riduttivo definirla sorpresa viste le ambizioni, i profondi investimenti e l’importante progetto tecnico-sportivo che la solidissima società lariana sta portando avanti?

“Il Como ha alle spalle una società forte. Gattuso allenava già nelle giovanili lariane ed è un ragazzo davvero molto preparato, un grande lavoratore che viene dalla gavetta e che tutto ciò che ha avuto se lo è conquistato sul campo. La squadra è molto forte e vanta calciatori di assoluto spessore, tra i quali spiccano tre pezzi da novanta come Cerri, La Gumina e Parigini, i quali innalzano notevolmente il livello di una squadra che comprende però anche diversi calciatori molto interessanti, ma che la Serie B l’avevano vista relativamente poco in passato. Proprio per questo, il lavoro del trainer comasco credo debba ulteriormente essere rimarcato”

In questo campionato ha avuto modo di affrontare sei diverse compagini: qual è quella che l’ha stupida maggiormente in positivo dal campo, o anche da semplice osservatore? Da quale in linea generale, invece, si attendeva di più?

“La prima partita che ho fatto quest’anno è stata contro il Parma, e devo dire che quella squadra è solo una lontanissima parente di quella che si sta vedendo ultimamente. In quell’occasione, nonostante fosse venuta a Lignano Sabbiadoro con diverse assenze, si vedeva che fosse una squadra con una qualità immensa. Poi qualche passaggio a vuoto ha fatto perdere fiducia e certezze al gruppo gialloblu. E’ una squadra sulla carta molto molto forte, e perciò è strano vederla in quella posizione. Stesso discorso per il Monza, che dal punto di vista della qualità e dell’esperienza dovrebbe stare nelle prime due posizioni assieme ai Ducali. Dall’esterno si fa fatica a capire quali siano, però, i difetti da correggere. In positivo, invece, mi ha stupito la stessa Reggina perché è continua, sta sempre sul pezzo e subisce poco ed il Pisa, che ha un ottimo organico e ha garantito continuità tecnica con D’Angelo. Ultimamente ha un po’ rallentato, ma è comunque ad un soffio dalla zona promozione diretta, e credo possa giocarsela fino alla fine insieme alle altre”

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