ESCLUSIVA PSB – Fiore: “Parma, la A è alla portata. Il Livorno vede la B, ma Spinelli…”

Sono tante le istantanee a cui si può collegare la splendida carriera di Stefano Fiore: la cavalcata da titolare con l’Italia agli Europei del 2000 conclusasi con la sconfitta in finale contro la Francia, le due vittorie della Coppa UEFA col Parma, il quinquennio d’oro vissuto a cavallo degli anni zero tra Lazio e Udinese. Qualsiasi sia il ricordo che il suo nome rievoca, un dato è però certo: il talento del trequartista cosentino ha segnato un’epoca in cui il calcio italiano primeggiava nettamente nello scenario europeo. La Redazione di PianetaSerieB.it ha avuto l’onore di intervistarlo e ha scelto di accantonare il glorioso passato per confrontarsi con lui circa il presente del nostro movimento ed il suo futuro all’interno di esso.

 

Ciao Stefano, vorrei cominciare questa chiacchierata chiedendoti che incidenza ha avuto la stagione vissuta in B per la tua formazione calcistica. Oggi, invece, la cadetteria ti sembra un campionato diverso?

Sicuramente per me è stata un’esperienza piuttosto importante. Anche se avevo già esordito in A e vinto la Coppa UEFA, disputare tutte le partite in una categoria del genere mi ha aiutato molto a crescere: quell’anno mi è tornato utile nel tempo e ancora oggi lo ricordo con grande piacere. Oggi le cose sono cambiate, i valori tecnici non sono più quelli di prima e lo dimostrano le difficoltà delle neopromosse. Le società a cui riesce, anche meritatamente, il salto sono costrette a cambiare 8-9 calciatori per tentare di salvarsi, perché soprattutto sotto l’aspetto fisico c’è ben più di una categoria di differenza. Ma ti dirò, forse è giusto così: i giovani, infatti, stanno trovando lo spazio ideale per affermarsi lontani da pressioni eccessive.”

Restando focalizzati sul periodo degli esordi, Padova è stata la prima piazza in cui hai avuto un discreto minutaggio in Serie A. Che effetto ti fa vederla tornare nel calcio che conta? Credi che la Società abbia i mezzi per rimanerci a lungo?

“Mi auguro di sì, ma non conosco bene la proprietà. La stagione che hai citato per me fu molto particolare, perché feci la leva militare e quindi giocai meno di quanto avrei potuto, però mi è  rimasta dentro. La piazza è davvero calorosa e merita assolutamente palcoscenici di livello come la B. Dall’esterno sembra che ora il progetto sia serio e spero di cuore che sia così.”

Tappa cruciale del tuo percorso è stata indubbiamente Parma, città a cui hai regalato, assieme ai tuoi compagni, la gioia di due Coppe UEFA. Cos’hai provato in occasione del fallimento targato Ghirardi? Come valuti, invece, la stagione del ritorno in B dei Ducali?

“Ho avvertito grande tristezza per il fallimento, non riuscivo a capacitarmi di come fosse possibile. Dopo Tanzi l’ambiente aveva già subito una brutta batosta e credevo che la nuova dirigenza potesse garantire, pur senza i campioni di una volta, conti in ordine e una dignitosa permanenza in A: purtroppo non è andata affatto così. Adesso seguo con curiosità ed affetto il percorso dei crociati, perché la tifoseria mi ha davvero fatto sentire amato. Hanno conquistato due promozioni in due anni ed hanno concrete possibilità di centrare la terza: una città con questa tradizione deve tornare in massima serie e restarci in maniera continuativa.”

 

Chiudiamo il cerchio parlando dell’ultimo club con cui hai militato in massima serie, il Livorno. Nonostante l’attuale primo posto nel girone A di Serie C, l’annata dei toscani è stata piuttosto travagliata, come dimostra il complicato rapporto tra Spinelli e mister Sottil. Che rapporto hai avuto col presidente? Ritieni che sia ancora intenzionato a rilanciare gli Amaranto in categorie superiori?

“Nei pochi mesi che sono stato a Livorno non ho avuto modo di stringere rapporti particolarmente stretti col Presidente, ma so che è un uomo passionale che nel calcio ha investito molto. Parliamo di un imprenditore che grazie ai suoi sforzi ha ottenuto traguardi impensabili per il club, come la partecipazione alla Coppa UEFA. Dal punto di vista tecnico e economico, però, dopo il primo anno di B si sono commessi alcuni errori ed è questo il motivo per cui ora militano in Serie C. Il progetto, tuttavia, quest’anno pareva ottimo e, infatti, all’inizio i risultati erano eccellenti. Poi, come è accaduto anche in passato, Spinelli dopo qualche sconfitta si è lasciato prendere la mano esonerando Sottil e la squadra ne ha risentito. Al momento, nonostante tutto, le chance di promozione sono ancora altissime e spero che vengano capitalizzate.”

Prima di salutarti, ci tengo a togliermi un’ultima curiosità: quali sono i tuoi progetti per il futuro? Che ruolo ti vedi a ricoprire nel mondo del calcio?

“Attualmente sto facendo l’ultimo master per allenatori che concluderò a settembre, così da chiudere la trafila per il patentino. Come direttore sportivo, invece, ho già lavorato in passato. La mia volontà di mettere a punto tutto il bagaglio che porto dietro grazie alla carriera da calciatore c’è,  attendo solo qualche chiamata.”

 

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Studente di filosofia a 360 gradi, convinto che lo sport ed il calcio forniscano una chiave di lettura per interpretare la vita. Appassionato di scrittura, in qualsiasi sua forma, convinto che ogni campo da gioco sia terreno fertile per la letteratura.

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