Da Lecce…a Lecce, ma più maturo e con maggiore consapevolezza: Di Mariano si è già preso i giallorossi

DI MARIANO LECCE – Terzo posto, quattro vittorie consecutive ed una squadra che, nell’ultimo mese, viaggia a ritmi a dir poco insostenibili per le avversarie: la stagione del Lecce ha finalmente cambiato registro e Marco Baroni pare abbia incastrato alla perfezione tutti i tasselli per consentire alla macchina giallorossa di aumentare i ritmi, e sfruttare appieno gli innumerevoli cavalli del proprio motore. Dopo un avvio stentato, con la brutta sconfitta di Cremona all’esordio ed il poco convincente pari interno contro il Como, infatti, era arrivata l’ottima prova di Benevento dove i salentini, seppur uscendo dal “Vigorito” con un solo punto e con molti rimpianti, avevano dimostrato di essere in evidente crescita dal punto di vista degli equilibri tecnico-tattici, della condizione fisica e del gioco. Un continuo progredire, per l’appunto, constatato poi nelle successive quattro partite: la vittoria sporca ma cruciale piazzata in extremis contro l’Alessandria era stata il preludio ai pesanti successi contro Crotone, Cittadella e, per ultimo, Monza in grado di regalare risultati ma anche morale e consapevolezza alla truppa giallorossa.

I dodici punti raccolti nel suddetto poker di impegni dai salentini sono griffati da tanti e diversi protagonisti, ma se dovessimo individuarne uno su tutti, ricercando un ipotetico uomo in più nell’undici di Baroni, la nostra scelta ricadrebbe, al momento, su Francesco Di Mariano. Nato a Palermo nell’Aprile del 1996, e nipote di un certo Totò Schillaci, per l’attaccante siciliano il trasferimento a Lecce ha rappresentato un dolce ritorno, considerato che era stato acquistato proprio dal sodalizio salentino all’età di appena 13 anni, e con cui aveva anche esordito tra i pro nel 2012, in un Cuneo-Lecce vinto dai giallorossi di Lerda per 1-2. Circa un anno dopo arriva la Roma, che lo preleva dalla società pugliese per una cifra vicina ai 350.000 euro: un’opportunità  importante per la sua carriera e che ha una notevole valenza anche sotto il profilo umano e personale, visto il bel legame creatosi tra il ragazzo, il club e l’ambiente. Nella Capitale, due stagioni tra le file della Primavera giallorossa di Alberto De Rossi e la possibilità di allenarsi e imparare da tanti campioni della prima squadra giallorossa: in primis, ovviamente, Francesco Totti, il quale rivolge spesso preziosi consigli all’allora giovanissimo fantasista. Poi le esperienze in Serie C ad Ancona e Monopoli, prima dell’approdo in cadetteria al Novara, dove raccoglie 53 presenze e 4 reti nel biennio vissuto in Piemonte. Poi il Venezia, tappa che si rivelerà fondamentale per la sua carriera: 29 presenze e 7 reti nella prima stagione in Laguna, solo 12 presenze nella prima metà dell’annata successiva, cui fa seguito il passaggio alla Juve Stabia nel Gennaio del 2019 in prestito con obbligo di riscatto, quest’ultimo legato alla salvezza delle Vespe. Condizione che, però, non si verificherà, visto il disastroso torneo post-lockdown disputato dai campani, culminato con la retrocessione in terza serie dei ragazzi di Fabio Caserta: alla corte del trainer calabrese, Di Mariano raccoglie 13 presenze ed una rete, palesando ancora una volta, anche nelle difficoltà della compagine gialloblu, delle qualità evidenti ma che era altresì evidente necessitassero ancora del contesto giusto e, soprattutto, di qualcuno in grado di plasmarle e di consentire al talento del ragazzo di essere messo nelle condizioni di poter sbocciare definitivamente.

Elementi che riscontra al momento del suo ritorno a Venezia dove, ad attenderlo, c’è un tecnico giovane ma già in rampa di lancio, la cui idea di calcio frizzante, propositiva e dinamica si sposa alla perfezione con un calciatore come lui, in grado di dare del tu al pallone: Paolo Zanetti. L’ex trainer dell’Ascoli plasma un gruppo compatto e determinato in cui è praticamente impossibile non migliorare, facendo sentire tutti i suoi ragazzi dei titolari e parte integrante del progetto: Di Mariano, nei mesi sotto la sua gestione, progredisce ancora di più dal punto di vista tecnico ma matura moltissimo anche sotto il profilo tecnico e della predisposizione al sacrificio, oltre che nel coinvolgimento alla manovra e nella continuità della singola partita, indipendentemente dal minutaggio raccolto nell’arco della stessa.

Un’annata corale strepitosa che si conclude con la vittoria dei playoff e la meritata promozione in massima serie dei veneti. Serie A che Di Mariano assaggia con l’esordio al “Diego Armando Maradona” di Napoli ma che saluterà presto, sposando proprio la causa salentina la scorsa estate. Una scelta, come rivelato dallo stesso attaccante, che non rappresenta un passo indietro per la sua carriera. Anzi, un motivo d’orgoglio, visto che la casacca è la stessa indossata per diversi anni in gioventù e che gli ha consentito di realizzare e concretizzare il suo sogno, oltre che la forte volontà di sposare un progetto serio e super ambizioso che gli consente anche di riabbracciare una piazza ed una tifoseria che gli vogliono bene.

Orgoglio, ma anche senso di responsabilità, vista la grande fiducia riposta da Corvino e Trinchera su di lui, nuovo leader tecnico di un gruppo molto cambiato rispetto a quello costruito sotto la gestione Corini: la rivoluzione tattica, ma anche e soprattutto in termini di uomini, attuata dai vertici del club salentino, con il passaggio al 4-3-3 dopo anni di successi conseguiti sulla base del 4-3-1-2, necessitava di uomini funzionali al credo tattico di Baroni, un allenatore difficilmente sbaglia quando i calciatori a disposizione rappresentano gli interpreti giusti da applicare in funzione di quelle che sono le sue richieste. E, uno di questi, è proprio Di Mariano, il cui impatto con la nuova realtà è stato sin da subito devastante: assist, già quattro goal in campionato ed un vero e proprio faro per la manovra dei suoi. Il livello tecnico del tridente composto assieme a Coda e Strefezza appare difficile da eguagliare in cadetteria, oltre che perfettamente assortito per caratteristiche, e già ben oliato: dalla sua, Di Mariano porta imprevedibilità, giocate, talento ed abilità innata nell’uno contro uno e nell’attacco alla profondità che ben si sposano con l’esplosività dell’ex esterno della SPAL e con l’inclinazione all’associazione e con il fiuto del goal dell’Hispanico.

Un tridente stellare, per un obiettivo stellare. Un numero dieci, finora, da dieci, Di Mariano vuole continuare a trascinare il suo Lecce verso la gloria.

 

22 anni, vivo e studio a Catanzaro. Amante a 360 gradi dello sport più bello del mondo: calcio internazionale, Serie A, B e C sono il mio ossigeno.

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