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Dennis Hadzikadunic
Federico Serra / IPA Sport / IPA

Date una medaglia a Dennis Hadzikadunic: il centrale bosniaco, arrivato inizialmente come oggetto misterioso, ha pian piano scalato le gerarchie difensive della Sampdoria sino a diventare un giocatore imprescindibile per Angelo Gregucci e Salvatore Foti

IN CAMPO A MANTOVA NONOSTANTE LA FEBBRE

Dennis Hadzikadunic
Federico Serra / IPA Sport / IPA

Ma, nel corso delle settimane, non si è limitato solo a quello: nel girone di ritorno Hadzikadunic è sceso più volte in campo al limite delle condizioni fisiche. A Mantova è stato schierato dal 1' malgrado una settimana alle prese con una pesante influenza ed è stato poi sostituito perché, come spiegato dallo stesso Gregucci in conferenza stampa, aveva raggiunto il limite ed era allo stremo delle forze. Con tutta probabilità, la febbre non se n'era ancora andata il giorno del match.

45' SU UNA GAMBA SOLA CONTRO IL VENEZIA

Il difensore blucerchiato è stato poi colpito da un infortunio muscolare, che lo ha costretto a saltare le gare con Juve Stabia e Frosinone. Recuperato in extremis e in condizioni precarie per la partita con il Venezia, Hadzikadunic è stato “obbligatoriamente” gettato nella mischia da Attilio Lombardo a causa delle defezioni improvvise di Abildgaard e Ferrari. Neanche a dirlo, disponibilità fornita senza proferire parola e 45' praticamente perfetti contro il miglior attacco del campionato. Poi il forfait obbligato all'intervallo a causa della comparsa di un ematoma sul vecchio infortunio, evidentemente non guarito del tutto, che lo costringerà probabilmente ad un altro periodo di riposo forzato. 

Hadzikadunic ha semplicemente dimostrato ad un calcio sempre più egoistico e senza principi che esistono ancora la devozione alla squadra (in questo caso la Sampdoria) e il “sacrificio” per un bene superiore. Tutto ciò dovrebbe dare l'esempio ad un gruppo spesso additato di eccessiva leggerezza.