Fedele al Calcio - Padova, che caduta di stile: il Papu Gomez avrebbe meritato un trattamento diverso
Un Campione del Mondo non si tratta così. La spiegazione arriva da Velasco e Guardiola
Ogni stagione, com’è ampiamente noto, contiene desideri, strategie, scelte, separazioni, idee multiformi. Non è contestabile l’intenzione di diluire il passato, per quanto recente, e fortificare una differente idea di futuro, soprattutto quando cambiano protagonisti rilevanti, uno su tutti l’allenatore.
Il Padova del nuovo corso targato Antonio Calabro, dunque, ha il legittimo e innegabile diritto di procedere secondo la via ritenuta maggiormente congeniale alle proprie intenzioni. Un solco – qui arriva il primo punto di rottura con la tesi della tutela finora portata avanti – che necessita, però, di alcuni accorgimenti.

Il riferimento, che probabilmente sarà parso immediato ai più, e al cupo epilogo del rapporto con Alejandro Gomez, che nel soprannome “Papu” ha costruito un ponte con il mondo del calcio. Arrivato nella scorsa stagione al termine di un periodo di vita terribilmente complicato, il fantasista argentino avrebbe desiderato ricordare al nostro Paese che un simile talento non poteva essere spento dalle avversità, consegnando al sodalizio biancoscudato le ultime pennellate di una carriera che ha regalato gioie, successi e sorrisi alla gente.
Le cose, com’è stato poi possibile captare, sono andate diversamente. Sprazzi di Papu ci sono stati, ma gli infortuni hanno limitato l’apporto del calciatore. I rapporti, come scritto dalla stampa locale, sono rapidamente degenerati, pur senza sussulti fragorosi, fino alla separazione annunciata dal DS Mirabelli in una maniera che, a detta dell’autore dell’articolo, lascia spazio a più di un interrogativo.
Il Padova, è necessario ribadirlo, ha il diritto e il dovere di tracciare il percorso verso gli obiettivi senza dover sbracciare contro qualsivoglia interferenza. Chiarito ciò, per essere altrettanto diretti la domanda è la seguente: perché è stato preso il Papu? Cosa ci si aspettava da lui?
Papu Gomez-Padova, sono necessari Velasco e Guardiola
“La più grande bugia che esiste nello sport è che tutti siano uguali e che tutti debbano essere trattati alla stessa maniera”: l’estratto dall’oramai celebre – ed emblematica – conversazione tra Julio Velasco e Pep Guardiola fornisce un importante assist, a proposito di qualità, al discorso. Il Papu non andava trattato così.
A trentotto anni, è lapalissiano che non sia un profilo da inserire in un percorso di ringiovanimento della rosa, ma è altresì evidente che, pochi mesi fa, la dirigenza avrebbe dovuto essere consapevole che determinati calciatori non vanno presi per il lungo termine, ma per l’impatto umano, oltre che calcistico, che possono avere all’interno dello spogliatoio. Un discorso che va elevato all’ennesima potenza se, come capitato al Campione del Mondo, viene consegnata la fascia di Capitano.
Se nove partite non bastano per parlare di riconoscenza, il discorso sarebbe dovuto convergere sul rispetto, che in questo caso è nettamente mancato. Se le intenzioni dei biancoscudati fossero state focalizzate sul brevissimo termine, il Papu non avrebbe dovuto firmare un biennale, per esempio. I contratti, nel calcio odierno, hanno un significato spesso irrisorio, ma in assenza di rispetto per lo status, oltre che per i vincoli, è stato lo stesso ex Atalanta a doverlo utilizzare come scudo.
Padova, un Campione del Mondo non si tratta così
Il pallone, si sa, continua a rotolare, noncurante della memoria. La gente, noto anche questo, tende a banalizzare sia i rapporti umani che il valore di determinate azioni. Un Campione del Mondo, che tra l’altro nei mesi scorsi è stato di impeccabile professionalità, non può ritrovarsi così accantonato in Serie B. Un comportamento diverso sarebbe stato doveroso, oltre che necessario.