In che modo il dibattito sul divieto di pubblicità può influenzare il pubblico calcistico italiano nel 2026
L'approfondimento
La Serie A nel girone d'andata 2025/26 ha superato i 139 milioni di spettatori tra DAZN e Sky, sono cresciuti del 13% rispetto all'anno scorso. Il divieto di pubblicità del gioco d'azzardo non riguarda solo gli sponsor sulle maglie, ma può cambiare anche il rapporto con i tifosi e con i social.
Il Decreto Dignità del 2018 ha vietato qualsiasi forma di pubblicità, anche per via indiretta, legata ai giochi e alle scommesse. Questo divieto vale anche per le TV, le radio, la stampa e i canali digitali. Per quanto gli intenti fossero lodevoli, questo ha comportato un netto calo dei guadagni dei club, per questo motivo la Commissione Cultura del Senato ha deciso che il Governo deve valutare una revisione del divieto. La FIGC ha rilanciato l'idea e l'ha collegata alla sostenibilità economica di tutto il sistema calcio.
Il divieto incide anche sul modo in cui i tifosi guardano le partite
Sei sicuramente stato abituato a vedere le pubblicità del betting sulle maglie di calcio per tanti anni, ma in realtà gli sponsor era no presenti anche con i cartelloni a bordo campo, con le interviste, le grafiche TV, i contenuti social e i format con gli ex calciatori. Il divieto ha tolto visibilità diretta ai marchi, ma non ha cancellato l'interesse commerciale attorno al calcio.
Se le regole cambiassero, le partite potrebbero tornare a essere circondate da messaggi più riconoscibili. Non per forza più invadenti, ma più presenti. Per i broadcaster e i club significherebbe vendere nuovi spazi. Per lo spettatore significherebbe trovare un ambiente mediatico diverso, più vicino a quello di altri campionati europei.
Il punto non è solo economico. È anche percettivo. Se cambiano i marchi che finanziano il calcio, cambia anche il tono dei contenuti.
La Serie A ha pubblico forte ma l'attenzione è sempre più frammentata
La Serie A 2025/26 è partita con dei numeri robusti. Nel girone d'andata, gli ascolti tra DAZN e Sky hanno superato quota 139 milioni, contro i 123 milioni della prima metà del campionato precedente. DAZN ha spinto la crescita con 112,2 milioni di spettatori e un aumento del 18,4%.
Questo dato è importante perché arriva in un momento in cui lo sport in TV non cresce ovunque. Nel 2025 i principali canali sportivi hanno registrato un calo dell'ascolto medio del 13,46% e dello share dell'11,25%, anche per l'assenza dei grandi eventi come gli Europei e le Olimpiadi.
In pratica, il calcio resta forte, ma compete in un ambiente più rumoroso. Lo spettatore passa dalla partita allo smartphone, dal commento live alla clip, dal canale ufficiale al creator. Una revisione del divieto potrebbe, quindi, incidere soprattutto su tre spazi:
- Le grafiche e gli spot attorno alle dirette
- I contenuti digitali prodotti da club, media e influencer
- Le partnership che legano statistiche, quote, pronostici e racconto sportivo
La comparazione online resta uno dei ponti tra calcio digitale e gioco
Negli ultimi anni il pubblico non ha cercato informazioni solo sui siti dei bookmaker. Ha usato anche le guide, i portali di notizie, le pagine con le statistiche e i siti di comparazione. Le piattaforme dedicate sono molto frequentate proprio perché oltre a rendere più leggibile il mercato, mettono in luce anche le promozioni più allettati come 5 euro gratis senza deposito non AAMS. Per esempio, se vuoi affidarti a operatori che non hanno la licenza italiana, i siti di comparazione possono aiutarti a trovare quelli più affidabili e con l'offerta migliore. Devi tenere in considerazione che la passione per il calcio non si limita alla partita, anzi, i tifosi vogliono vivere in prima persona le emozioni del pallone e spesso cercano giochi a tema dove possono, da protagonisti, portare la loro squadra del cuore alla vittoria.
Questo è uno dei motivi per cui il divieto pubblicitario ha effetti complessi. Riduce la visibilità diretta, ma non elimina la domanda informativa. Se il dibattito del 2026 portasse a nuove regole, i comparatori e i media sportivi potrebbero diventare ancora più importanti nel filtrare i messaggi, i dati e i contenuti commerciali.
Il punto è capire in che ottica si vuole vedere il calcio
Il dibattito italiano sul divieto di pubblicità del gioco d'azzardo non riguarda soltanto una norma del 2018. Riguarda l'identità del calcio nel 2026. Da una parte ci sono i club che cercano entrate, stadi da modernizzare e un campionato che vuole restare competitivo. Dall'altra c'è un pubblico enorme, già frammentato, che decide ogni settimana quanto tempo dedicare alla Serie A, alla Serie B e così via.
I numeri dicono che l'interesse c'è: più di 139 milioni di spettatori nel solo girone d'andata non sono pochi. Ma l'attenzione non è garantita per sempre. Se le regole cambieranno, il calcio italiano dovrà evitare l'effetto tappezzeria, con loghi e messaggi ovunque. La sfida riuscire a usare le nuove risorse senza trasformare ogni partita in una vetrina. Perché nel 2026 non basta farsi vedere. Bisogna anche farsi seguire.