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Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images - Via One Football
Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images - Via One Football

Il presidente della Reggiana, Carmelo Salerno, è tornato a parlare della retrocessione in Serie C dei granata.

Questo quanto riportato da tuttoreggiana.com:

“Mi sono assunto tutte le responsabilità e continuo a farlo. Non abbiamo organizzato una conferenza stampa al termine del campionato perché non volevamo alimentare ulteriori polemiche. Ma per non commettere gli stessi errori bisogna capire cosa è successo, e ora ve lo spiego». Secondo Salerno, negli ultimi mesi si è cercato un colpevole troppo semplice: «Alla fine si è individuato nel presidente la persona che avrebbe interferito nell’area tecnica. Io però voglio raccontare un’altra verità. Per me la Reggiana era già virtualmente retrocessa l’anno scorso e si è salvata all’ultima giornata. Negli ultimi due anni è mancato il fattore umano. È mancata la compattezza tra i soci, tra presidente e direttore sportivo, tra allenatori e giocatori. È mancato quel concetto di cuore e famiglia che aveva caratterizzato i sette anni precedenti”.

“Catanzaro? Ho visto una società che ai playoff trasmetteva emozioni. Il presidente Floriano Noto dice che il loro calcio è cuore e famiglia. È una definizione che condivido pienamente. È il mio più grande rimpianto perché non sono riuscito a portarlo a Reggio Emilia. Trasmette entusiasmo, gioia e voglia di lavorare. Credo sia pronto per allenare ad altissimi livelli”.

“Che io abbia interferito nell’area tecnica sono cazzate. Allenatori e direttori sportivi non accettano consigli da nessuno. Accusatemi di non avere creato armonia tra le varie componenti della società. Questo sì”.

“Ho sbagliato direttore sportivo e l’ho già detto. Ma soprattutto non ho capito che quel direttore sportivo non era adatto a quel tipo di allenatore (Dionigi, ndr). Ma non è facile scegliere un direttore sportivo quando si ha già un allenatore…”

“Per la prima volta è mancata armonia tra allenatore e giocatori e, in alcuni momenti, anche tra i giocatori stessi. Ci sono episodi che potrei raccontare ma preferisco non farlo”.

“Mi pento di non essere andato via anch’io il giorno in cui è andato via Roberto Goretti. Non direi che avevamo la squadra più forte degli ultimi tre anni, ma certamente una squadra che avrebbe dovuto salvarsi senza particolari problemi. E Doriano Tosi lo può confermare perché è stato lui stesso a dirmelo”.

“Da febbraio in poi si è incrinato il rapporto anche con i tifosi. E credo che pure la stampa abbia mostrato una certa stanchezza nei confronti di questa proprietà. Le critiche aiutano a crescere. Ma se non ritroviamo unità, armonia e spirito di famiglia non arriveremo nemmeno a dicembre. La Reggiana deve ripartire da lì".