Tanti fuori ruolo, mantra del palleggio, dogma 4-2-3-1: com'è andata la prima di Cole al Cesena
Lo 0-3 col Mantova ai raggi X

C'era tantissima curiosità attorno all'esordio sulla panchina del Cesena di Ashley Cole. L'inglese, alla prima esperienza da primo allenatore, è stato ingaggiato dalla società romagnola per subentrare a Michele Mignani a seguito del pareggio per 2-2 contro il Frosinone terzo in classifica. L'esordio al Danilo Martelli contro il Cesena è destinato a far discutere non soltanto per il 3-0 rimediato che amplifica la crisi e mette ancor più a rischio l'ottavo posto che varrebbe i playoff, ma anche per le scelte attuate dal nuovo tecnico. Avendolo osservato da vicino, ecco quali riflessioni sono emerse.
Modulo stravolto: 4-2-3-1 come dogma
La formazione iniziale era stata anticipata già al mattino dai quotidiani e lasciava abbastanza sbigottiti. 4-2-3-1 con Corazza e Francesconi ad agire da diga, Vrioni unico riferimento offensivo e Shpendi dirottato sull'esterno nonostante sia il miglior marcatore della squadra.

Anche la difesa, però, era piuttosto rivedibile. Zaro ha dimostrato di soffrire la difesa a 4 e Ciofi e Guidi non sono terzini. Stravolgere un undici iniziale che col Frosinone ha disputato una gara splendida ha amplificato la confusione che già aleggiava a causa del momento complicato. Anche attraverso i cambi Cole non si è mai smentito: ruolo per ruolo, portando avanti fino alla fine un'idea che appare zoppicante.
Il mantra del palleggio
A una squadra già verticale di natura, senza un vero regista e con pochissimi elementi idonei al fraseggio corto è stato chiesto di manovrare tanto. Si sono visti molti tentativi di fraseggio, di cui pochi però si sono rivelati effettivamente efficaci. Come da copione, costante anche la ricerca di una costruzione dal basso però poco spontanea e dunque poco produttiva. Lo spartito non è mai sembrato quello idoneo agli elementi a disposizione.
Il linguaggio del corpo
Da un punto di vista abbastanza comunicativo, Ashley Cole ha cercato di essere vicino alla squadra. Tantissimi applausi, ma al contempo poche indicazioni di natura tattica. La partita è stata vissuta in 3 modalità distinte: molto polemico verso le decisioni arbitrali, di sostegno appunto attraverso incoraggiamenti e riflessivo nei momenti morti del match in cui spesso ha passeggiato con le mani in tasca o si è consultato coi membri dello staff. Al triplice fischio i presenti allo stadio hanno fischiato la squadra e lui si è presentato assieme ai calciatori. Non il modo migliore di farsi conoscere, ma ci saranno altre 8 partite per dimostrare la bontà della scelta della dirigenza del Cesena.