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Joseph Tey, proprietario della Sampdoria
Gabriele Siri / IPA Sport / IPA

Come riporta Il Secolo XIX, la trasferta italiana dei giorni scorsi di Joseph Tey (prima Milano poi Genova) ha confermato le sensazioni post addio di Manfredi: è sempre più convinto di prendere la presidenza della Sampdoria. E potrebbe già utilizzare l'assemblea per la rimodulazione del CdA. 

I nomi del board

Entreranno nel board il CEO corporate in pectore Claudio Morelli e verosimilmente anche Nathan Walker, plenipotenziario e ideologo del singaporiano, a fronte delle uscite del CEO corporate in carica Raffaele Fiorella (insieme al segretario generale Ienca è lui che in questi giorni sta completando, mettendoci la firma, l'iter per l'iscrizione al campionato) e del direttore operativo Alberto Bosco, entrato temporaneamente nel CdA nell'immediatezza delle dimissioni di Manfredi.

Conferme in vista del board per Francesco De Gennaro, che supera ogni tagliola e in caso di nuovo assetto con Tey presidente tornerebbe a ricoprire la carica di vice, per il CEO sport Jesper Fredberg e verosimilmente per l'altro singaporiano, Ting Yong Tan. Al netto di ulteriori innesti. Lo statuto prevede un minimo di 5 e un massimo di 13 membri.

Operazioni bancarie

Tey a Milano - prosegue il quotidiano - ha riaperto i contatti con alcune banche creditrici della Samp. Il motivo è noto: la variazione del possesso del capitale sociale ha acceso la clausola del “change of control” che consente agli istituti in caso di mancato gradimento del nuovo assetto di stoppare gli accordi in essere, chiedendo cioè il rientro immediato dei crediti. 

Significa che Tey dovrebbe pagare subito 25 milioni, la maggior parte dei quali a Sace, gruppo controllato dal Ministero dell'economia e delle finanze, a fronte però di un taglio di altri 25 (ciò è previsto dalla clausola inserita dal vecchio CdA). Tey vorrebbe evitarlo e ha chiesto alle banche un “waiver”: la deroga alla clausola, non essendo cambiata la catena di comando. In altre parole chiederebbe di continuare col vecchio accordo, che prevede la rateizzazione decennale.

Le banche, infine, hanno suggerito a Tey di mantenere una riconoscibile componente italiana nei ruoli chiave del CdA, ad esempio per palesi considerazioni legali. Ma il singaporiano pare orientato a seguire l'antico adagio: chi ci mette i soldi, comanda. Quindi stranieri a manetta e lui presidente, chiosa il quotidiano.