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Jonathan Klinsmann, estremo difensore del Cesena e fra i migliori dell'intero campionato cadetto, ha rilasciato una bella intervista sulle colonne di Repubblica, soffermandosi anche sul rapporto con l'iconico papà Jürgen. Ecco quanto ripreso da TMW:



Un Klinsmann tra i pali fa effetto. Ma com’è successo?
"Da bambino giocavo in attacco nel Grünwald, in Germania, ma mi incuriosiva stare in porta. A 13 anni ho deciso di cambiare ruolo".



Cosa significa giocare in Italia?
"Volevo far parte di questo mondo. Da piccolo guardavo le partite di Inter e Samp con mio padre, immaginavo le emozioni dei giocatori. Ora le provo in prima persona: è bellissimo".



Paolo Maldini raccontava di non sopportare i commenti del padre dopo le partite. Per lei è lo stesso?
"No, mio padre è sempre stato un supporto, mai una fonte di pressione. Quando da ragazzo lasciai il calcio per il basket, mi incoraggiò comunque".



Jürgen ha detto di lei: “Jonathan is a gamer, più la partita diventa difficile, più si esalta”.
"Sì, mi piace la tensione della gara. Quando scatta l’adrenalina, entro nella cosiddetta ‘zone’: sentire l’energia di una parata, la spinta dei tifosi, il frastuono degli avversari… tutto questo mi carica".



Come ha trovato la Serie B italiana?
"Mi piace da matti. Negli USA ogni partita è uno show, qui si lotta per qualcosa: chi sogna la A, chi si batte per salvarsi. Amo questo clima da battaglia".



Il miglior complimento ricevuto da suo padre?
"Dopo il mio debutto da titolare a Salerno, mi disse: “You changed the game, hai cambiato la partita”. Stavamo perdendo, ho rilanciato velocemente Tavsan che ha subito fallo dal portiere avversario, poi espulso. Poco dopo abbiamo pareggiato. È stato un punto importante".



E la critica più dura?
"Non è mai stato troppo severo. Se sbaglio, ne trae spunti per farmi migliorare. Nel calcio tutti commettono errori. Lui lo sa bene".