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Federico Serra / IPA Sport / IPA
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Il centrocampista del Palermo, Jacopo Segre, ha rilasciato un'intervista al Giornale di Sicilia. Ecco le sue parole:

Partiamo dalla partita col Mantova: dopo la sconfitta di Pescara era importante ripartire...

«Dopo un ko l'importante era ritrovare la nostra identità, quella che abbiamo avuto in tutte le scorse partite, ed è stato importantissimo perché l'abbiamo mostrata in una gara difficile che poi, per varie vicissitudini, è diventata tosta. Però abbiamo retto bene. Abbiamo dimostrato di essere una grande squadra: abbiamo lottato fino alla fine e abbiamo portato a casa tre punti fondamentali, perché da ora in poi ci aspettano delle finali. Poi è stata anche la nona vittoria consecutiva in casa».

Nelle ultime settimane il Palermo ha infilato una lunga serie di risultati utili il Barbera è tornato un fortino: cosa è cambiato nella mentalità della squadra?

«Quando entri in quel campo senti veramente il tifoso che entra dentro la tua pelle e ti spinge, anche quando sei stanco, a dare tutto fino all'ultimo secondo. Regalare gioie ai nostri tifosi penso sia la cosa più bella».

In questo rush finale di campionato qual è il fattore che può essere determinante?

«Sicuramente il fattore mentale. Saranno dieci battaglie e occorre essere mentalmente pronti a tutto. Serve essere gruppo, come stiamo dimostrando da inizio anno. Tutte le partite si vincono con l'unione e soprattutto con la forza di volontà. Bisogna fare quello che stiamo facendo sempre, con grandissima positività e con il sorriso stampato in faccia, perché solo così si ottengono grandi cose».

Quanto ha inciso l'arrivo di Inzaghi sulla mentalità dello spogliatoio e sul vostro modo di interpretare le partite?

«Tanto. E una persona che ci trasmette l'obbligo di vincere, ha la vittoria nel sangue. Entriamo in campo inferociti, con la voglia di portare a casa i tre punti, e lo facciamo fino alla fine. In ogni partita diamo tutto».

Inzaghi è famoso per la sua fame e la sua ossessione per il gol: per lei invece cosa rappresenta segnare?

«Si vede dalle esultanze che faccio: non capisco più nulla. E qualcosa di stupendo. Poi segnare soprattutto qua a Palermo è magico. Ogni tanto quando esulto mi dicono che sono un matto, ma è semplicemente felicità infinita. Spero di fare altri gol, perché è una sensazione magica».

Lei ha definito Palermo la sua seconda casa: quando questa città è entrata davvero nel suo cuore?

«Ogni giorno che passava mi sono innamorato sempre di più della città, della piazza, della società. E un dare e avere, qualcosa che è entrato nel cuore. Fin dal primo giorno ricordo che c'è stato subito quel feeling con i tifosi e con la città. E come innamorarsi. Poi, dopo due giorni, all'esordio ho fatto gol: non me lo scorderò mai. E stato veramente un grande arrivo e un grande benvenuto. Da li è iniziato sempre di più l'amore con la città e con i tifosi».

Spesso si parla di leader: quale ruolo sente di avere nello spogliatoio del Palermo?

«Mi sento un leader, una persona importante sia per i giovani, ma ce ne sono tanti altri in squadra. Siamo veramente un bel gruppo unito, formato da giocatori intelligenti, bravissimi ragazzi e soprattutto forti».

Cosa rappresenterebbe per lei riuscire a centrare il sogno che avete nello spogliatoio?

«Mi vengono i brividi solo a pensarci. Veramente non lo so. Ogni volta che vado a dormire ci penso: forse sarebbe una delle cose più belle della vita. Mi verrebbe sicuramente da piangere, perché anche solo immaginarlo sarebbe un regalo della vita. Sarebbe troppo bello per tutti».

Lei è uno dei giocatori più continui della squadra. Se dovesse essere autocritico, cosa sente di dover migliorare?

«Nella lucidità. Magari su alcune corse che faccio con generosità. Però io sono questo: do l'anima e non mi risparmio mai. Cerco sempre di dare tutto il mio cuore per i miei compagni. Non riesco a fermarmi: devo svenire sul terreno di gioco».

Ha instaurato anche un rapporto speciale con una piccola tifosa malata...

«È veramente un'amica. Sento spesso lei e la sua famiglia. Voglio cercare di strapparle sempre un sorriso, perché ogni volta che la vedo con quello sguardo mi fa esplodere di gioia. È una bambina che ha tante difficoltà e sorride alla vita. Ogni volta che scendo in campo lotto anche per lei, perché so quanto ci tiene ed è una grandissima tifosa. Prima della partita col Mantova l'ho sentita e mi ha detto che era a Disneyland. Le ho detto di divertirsi e che ci rivedremo presto a Palermo».

Quando siete rientrati da Pescara avete ricevuto un'accoglienza particolare dai tifosi...

«Per noi è fondamentale il sostegno dei tifosi. Trovare, dopo una sconfitta, tutti quei tifosi allo stadio è stato qualcosa di unico. Quando scendiamo in campo e sentiamo la loro vicinanza sembra che non fai mai fatica. Quando siamo tornati da Pescara volevamo tutti giocare già il giorno dopo. Adesso mancano dieci partite, dieci finali: dobbiamo essere un tutt'uno, noi e loro».

La prima finale sarà la trasferta con la Carrarese...

«Gara difficilissima, su un campo sintetico. Siamo già focalizzati e la stiamo preparando nel migliore dei modi. Anche li dovremo dare l'anima».