🎙️ Palermo, Segre: "Inzaghi trasmette l'obbligo di vincere, io mi sento un leader"
Le parole del centrocampista

Il centrocampista del Palermo, Jacopo Segre, ha rilasciato un'intervista al Giornale di Sicilia. Ecco le sue parole:
Partiamo dalla partita col Mantova: dopo la sconfitta di Pescara era importante ripartire...
«Dopo un ko l'importante era ritrovare la nostra identità, quella che abbiamo avuto in tutte le scorse partite, ed è stato importantissimo perché l'abbiamo mostrata in una gara difficile che poi, per varie vicissitudini, è diventata tosta. Però abbiamo retto bene. Abbiamo dimostrato di essere una grande squadra: abbiamo lottato fino alla fine e abbiamo portato a casa tre punti fondamentali, perché da ora in poi ci aspettano delle finali. Poi è stata anche la nona vittoria consecutiva in casa».
Nelle ultime settimane il Palermo ha infilato una lunga serie di risultati utili il Barbera è tornato un fortino: cosa è cambiato nella mentalità della squadra?
«Quando entri in quel campo senti veramente il tifoso che entra dentro la tua pelle e ti spinge, anche quando sei stanco, a dare tutto fino all'ultimo secondo. Regalare gioie ai nostri tifosi penso sia la cosa più bella».
In questo rush finale di campionato qual è il fattore che può essere determinante?
«Sicuramente il fattore mentale. Saranno dieci battaglie e occorre essere mentalmente pronti a tutto. Serve essere gruppo, come stiamo dimostrando da inizio anno. Tutte le partite si vincono con l'unione e soprattutto con la forza di volontà. Bisogna fare quello che stiamo facendo sempre, con grandissima positività e con il sorriso stampato in faccia, perché solo così si ottengono grandi cose».
Quanto ha inciso l'arrivo di Inzaghi sulla mentalità dello spogliatoio e sul vostro modo di interpretare le partite?
«Tanto. E una persona che ci trasmette l'obbligo di vincere, ha la vittoria nel sangue. Entriamo in campo inferociti, con la voglia di portare a casa i tre punti, e lo facciamo fino alla fine. In ogni partita diamo tutto».
Inzaghi è famoso per la sua fame e la sua ossessione per il gol: per lei invece cosa rappresenta segnare?
«Si vede dalle esultanze che faccio: non capisco più nulla. E qualcosa di stupendo. Poi segnare soprattutto qua a Palermo è magico. Ogni tanto quando esulto mi dicono che sono un matto, ma è semplicemente felicità infinita. Spero di fare altri gol, perché è una sensazione magica».
Lei ha definito Palermo la sua seconda casa: quando questa città è entrata davvero nel suo cuore?
«Ogni giorno che passava mi sono innamorato sempre di più della città, della piazza, della società. E un dare e avere, qualcosa che è entrato nel cuore. Fin dal primo giorno ricordo che c'è stato subito quel feeling con i tifosi e con la città. E come innamorarsi. Poi, dopo due giorni, all'esordio ho fatto gol: non me lo scorderò mai. E stato veramente un grande arrivo e un grande benvenuto. Da li è iniziato sempre di più l'amore con la città e con i tifosi».
Spesso si parla di leader: quale ruolo sente di avere nello spogliatoio del Palermo?
«Mi sento un leader, una persona importante sia per i giovani, ma ce ne sono tanti altri in squadra. Siamo veramente un bel gruppo unito, formato da giocatori intelligenti, bravissimi ragazzi e soprattutto forti».
Cosa rappresenterebbe per lei riuscire a centrare il sogno che avete nello spogliatoio?
«Mi vengono i brividi solo a pensarci. Veramente non lo so. Ogni volta che vado a dormire ci penso: forse sarebbe una delle cose più belle della vita. Mi verrebbe sicuramente da piangere, perché anche solo immaginarlo sarebbe un regalo della vita. Sarebbe troppo bello per tutti».
Lei è uno dei giocatori più continui della squadra. Se dovesse essere autocritico, cosa sente di dover migliorare?
«Nella lucidità. Magari su alcune corse che faccio con generosità. Però io sono questo: do l'anima e non mi risparmio mai. Cerco sempre di dare tutto il mio cuore per i miei compagni. Non riesco a fermarmi: devo svenire sul terreno di gioco».
Ha instaurato anche un rapporto speciale con una piccola tifosa malata...
«È veramente un'amica. Sento spesso lei e la sua famiglia. Voglio cercare di strapparle sempre un sorriso, perché ogni volta che la vedo con quello sguardo mi fa esplodere di gioia. È una bambina che ha tante difficoltà e sorride alla vita. Ogni volta che scendo in campo lotto anche per lei, perché so quanto ci tiene ed è una grandissima tifosa. Prima della partita col Mantova l'ho sentita e mi ha detto che era a Disneyland. Le ho detto di divertirsi e che ci rivedremo presto a Palermo».
Quando siete rientrati da Pescara avete ricevuto un'accoglienza particolare dai tifosi...
«Per noi è fondamentale il sostegno dei tifosi. Trovare, dopo una sconfitta, tutti quei tifosi allo stadio è stato qualcosa di unico. Quando scendiamo in campo e sentiamo la loro vicinanza sembra che non fai mai fatica. Quando siamo tornati da Pescara volevamo tutti giocare già il giorno dopo. Adesso mancano dieci partite, dieci finali: dobbiamo essere un tutt'uno, noi e loro».
La prima finale sarà la trasferta con la Carrarese...
«Gara difficilissima, su un campo sintetico. Siamo già focalizzati e la stiamo preparando nel migliore dei modi. Anche li dovremo dare l'anima».