utenti connessi
Bernardo Corradi, allenatore della Sampdoria
Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images - Via OneFootball

L'allenatore della Sampdoria Bernardo Corradi ha parlato ai microfoni della Gazzetta dello Sport dell'avventura che lo aspetta in blucerchiato.

Le sue parole

Queste le sue dichiarazioni: Ora eccola alla Samp. Una responsabilità enorme, visto che il club viene da un paio d'anni complessi. E lei è alla prima vera esperienza con tanti occhi puntati addosso. I tifosi, alla prima amichevole col Cagliari, già chiedevano la Serie A.

«Riconosco che è una panchina ambitissima. In questa stagione ci sono molti esordienti in Serie B. Ho fatto un paio di colloqui prima di essere ingaggiato. So che il tifoso blucerchiato vuole impegno, trasporto e partecipazione. I miei genitori mi hanno insegnato che, prima di chiedere, devi dare. E io darò tutto quello che avrò a disposizione. So che è un ambiente desideroso di ripartire. Ci sono state delle difficoltà in passato, ma prendiamo anche il lato positivo. Sono stato accolto con entusiasmo e le prime impressioni sono molto positive.»

Cosa chiede ai suoi calciatori e come si comporta?

«Cerco di stimolarli a ragionare e trovare la soluzione. Faccio colloqui individuali con tutti e cerco di creare una filosofia di lavoro.»

È normale definire Corradi una scommessa?

«Non è denigratorio. Ma so il grado di preparazione che ho.»

Ha creato uno staff dove ci sono storia e amicizia.

«Credo tantissimo nell'amicizia, che per me è fondamentale, da quando ero ragazzo a Siena. Lo staff è composto da persone che godono della mia stima professionale e umana. Massimo Mutarelli è il vice, Lombardo qui ha fatto la storia, Fiore è un caro amico.»

Sui singoli

Cosa chiede agli attaccanti, lei che per cinque volte è andato in doppia cifra in Serie A?

«E quanti assist ho fatto... Chiedo di prendere la decisione migliore nel minor tempo possibile e di essere sempre dentro la partita.»

Allenerà il talento di Lorenzo Insigne, a 35 anni. Come lo vede?

«Io lo vedo benissimo. Sta lavorando a parte per essere al top.»

E lei fino a maggio ha allenato un certo Luka Modrić.

«È un campione eccezionale e ha grande entusiasmo, come un ragazzo di 17 anni alla prima convocazione.»

C'è tanta fisicità nella sua Samp. Una richiesta specifica, nel momento in cui si sta costruendo la squadra?

«No, non è un'indicazione esplicita. Ma serve il giusto equilibrio.»

Sembra di capire che parte da una difesa a quattro.

«Sì. Indipendentemente dal modulo, l'importante è creare superiorità numerica, riconoscere lo spazio da occupare. Bisogna sempre adattarsi alla partita e avere abnegazione nel lavoro. Non voler perdere in allenamento. Ma mi porto dietro anche gli insegnamenti di Delneri sul lavoro di reparto. Il suo Chievo, in cui giocavo, ha fatto fortuna con palla lunga, spizzata, due passaggi e gol, tenendo la difesa in linea altissima. E non eravamo dei fenomeni. Non sono uno di quegli allenatori che devono costruire per forza da dietro. La Sampdoria sarà una squadra propositiva, ma aspettiamo di completarla.»

Che aspettative ha?

«Di fare il meglio che posso. Non potrei venire alla Samp e dire che mi voglio salvare.»

Ha da valutare il trentenne Tutino e potrebbe lanciare Lorenzo Paratici, cresciuto nel vivaio e figlio diciottenne del ds della Fiorentina.

«Siamo in una fase di costruzione e stiamo valutando tutti quelli sotto contratto, pur avendo già inserito cinque nuovi innesti. Di Paratici non guardo il cognome, ma a me lui piace (contro il Cagliari lo ha schierato titolare, pur non da prima punta ma da attaccante esterno, ndr). Vedremo cosa sarà meglio per lui.»

In questa Samp il Corradi di un tempo potrebbe essere il norvegese Tobias Lauritsen.

«Mi ha colpito favorevolmente. È pulito, ha tecnica ed è bravo in area.»

Favorite?

«Le retrocesse dalla Serie A sono sempre attenzionate, ma occhio ovviamente ai club che hanno un budget superiore al nostro.»