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Pedro Obiang, leader del centrocampo del Sassuolo oltre che dello spogliatoio, ha parlato dell'attuale stagione svelando diversi aneddoti. Le dichiarazioni, offerte a Sky, le riprendiamo da TMW:



Campionato - Credo che se ci si mette a guardare i nostri risultati ci si renda conto di come abbiamo fatto praticamente tre stagioni in una. L’inizio, dove c’erano tanti giocatori nuovi e dove bisognava riadattarsi, poi quando si è trovata un po’ di stabilità, fino a Dicembre-Gennaio, e poi da Febbraio in poi, in cui abbiamo capito che in Serie B non si può mai mollare nulla e che tutte le partite sono diventate importantissime”.



Difficoltà - “Sicuramente il cambiamento degli interpreti, e qui devo fare i complimenti ai dirigenti e al mister, perché il periodo del mercato è stato veramente complicato. C’era chi voleva andare via e chi arrivava, quindi bisognava trovare il giusto mix tra i giocatori. Tutti hanno dato per scontato che fosse facile e invece no. Ci sono stati dei momenti in cui eravamo talmente tanti che per poco non entravamo dentro al campo”.



Integrare i nuovi - “Devo dire che fortunatamente neanche tanto. La società ha fatto la scelta di prendere sempre dei ragazzi bravi e con la mentalità giusta. L’unica cosa che ho dovuto fare è stata allenarmi sempre e dimostrare che ancora non mi serve il bastone, nonostante l’età. Noi abbiamo un gruppo bello e giovane ed è fondamentale sapersi integrare. Oggi sono cambiate tante cose, ai miei tempi per dire quando ho iniziato non si poteva neanche mettere la musica in spogliatoio”.



Leader - In passato qui ho avuto figure come Peluso e Magnanelli, che sono stati sempre dei modelli un po’ atipici. Ridevano, scherzavano e mi facevano passare i momenti di difficoltà. Ora fortunatamente ho altri leader come Romagna e Berardi con cui condividere questi compiti”.



Berardi - È proprio cambiato. Non so se sia stato l’infortunio o la retrocessione, ma è cambiato. È sempre stato trascinatore in ogni momento, in allenamento dà sempre il 100% nonostante sia uno che non parla molto. È tornato dove doveva essere, al centro del progetto".



Festa promozione - “Avevamo poca fiducia di vincere quindi avevamo chiesto di andare a trovare le rispettive famiglie. Io infatti ero a casa e ad un certo punto ho visto la nostra chat su whatsapp impazzire. Non siamo stati vicini a livello fisico, ma è stato un continuo di messaggi e videochiamate”.



Gol - “Lo stavo cercando da un po’. Trovarsi a far gol per un giocatore più difensivo è un plus. Farlo in quel momento della partita poi è stato bello, peccato che non sia bastato. Mi sono ricordato che ogni tanto devo calciare anche io”.



Grosso - “Il mister è un insieme di emozioni. Gli piace trasmettere carica ed energia. Se lo vedeste durante le partite: lo vedi passare avanti e indietro cento volte. Il mister ne ha vissute tante e spesso ci dice che le partite bisogna viverle al 101% e di lasciarci andare”.



Carriera e miocardite - “Quel periodo mi ha insegnato davvero tanto. Oggi vivo le cose in modo diverso. Ogni dettaglio è importante e mi godo le cose. Quel periodo infatti non è stato duro solo per il fatto di dover lasciare il calcio, ma più che altro perdere qualcosa di mio. Ho apprezzato ancora di più la famiglia, gli amici e ogni momento ha assunto un valore differente. Nel frattempo in quei momenti mi sono buttato anche un po’ su altre cose, come la produzione di vino”.



Futuro - “Nel mio futuro vorrei fare tantissime cose nel calcio, ma in realtà vivo molto alla giornata. Il passato mi ha insegnato a non fare troppi progetti. Ora finiamo questa stagione e vediamo cosa succederà in quella dopo”.



Mihajlovic? - “Questo è un tasto particolare. Una cosa che mi dà un po’ fastidio è che tendiamo a parlare molto di alcune persone quando non ci sono più. Lui è stata una persona a cui mi sarebbe piaciuto stargli ancora più vicino. Un messaggio per me lo ha sempre avuto. È stata una persona diversa, mi parlava di quanto fosse importante lottare. È stata una persona stupenda”.