Fedele al Calcio – Stroppa, il Venezia per staccarsi dalla miope definizione di “allenatore di categoria”: raramente una creatura in B è stata così luccicante
Il calcio dei lagunari è una gioia per gli occhi e i cuori degli appassionati
Il Venezia ha vinto, come noto. Il Venezia avrebbe dominato, se non fosse stato per Frosinone e Monza, come noto. La proposta del Venezia è stata scintillante, come noto. In quest’elenco di ovvietà, ce n’è una che sta pericolosamente cercando spazio, ed è quella della corsa all’etichetta, in questo caso per Giovanni Stroppa.
Il percorso di Stroppa
Quattro promozioni in sette stagioni dalla B alla A, con la quinta – che in realtà è la prima in ordine cronologico – del 2016/2017, quando il Foggia del post De Zerbi trovò in Giovannino la guida per tornare, diciannove anni dopo, in cadetteria. Una cavalcata poi chiusa in un cassetto raramente aperto dalla narrazione sul percorso del tecnico, in virtù del tempo che passa e dei ricordi che si confondono, ma talmente iconica e ragguardevole da meritare un libro.
Stroppa, nel corso della sua carriera, ha ottenuto successi giocando in maniera costantemente fluida, con delle strutture camaleontiche e liquide nel passaggio tra fase di possesso e non possesso, staccando i propri principi da dogmi ed etichette. Pur non beneficiando di una stampa desiderosa di far notare ciò – e sarebbe interessante chiedere al diretto interessato un commento su questo passaggio – parliamo di un tecnico sicuramente moderno nell’approccio al Gioco.

Da calcio posizionale a calcio relazionale
Il suo Venezia, ad ogni modo, ha aggiunto un ulteriore tassello nella costruzione della sua identità da allenatore. Possesso, dominio, qualità lato sensu: tratti che erano già emersi in varie avventure precedenti, ma che le caratteristiche dei giocatori a disposizione in laguna (necessaria, dunque, la lode da assegnare anche allo Sporting Director & General Manager Filippo Antonelli) hanno permesso di elevare e consegnare al filone più recente di letteratura dell’analisi calcistica, quello che parla del calcio relazionale come superamento – o ibrido – di un calcio tipicamente più posizionale.

Rotazioni, scambi costanti e ad alta velocità, lettura dello spazio e della conseguente scelta: un turbinio continuo, utile a sradicare dalle intenzioni degli avversari qualsiasi punto di riferimento. Tecnica, tanta tecnica, sempre applicata e mai circense. Il calcio del Venezia è stato questo, ed è una versione troppo luccicante per reputare “allenatore di categoria” l’architetto di tutto ciò. Definizione miope e mediocre attribuita a colleghi che, per quanto ovviamente degni di rispetto, hanno uno status decisamente inferiore all’ex centrocampista del Milan (e che cavalcano questa narrazione di medici di piazze in difficoltà, ma con rimedi oramai anacronistici e spesso banali), Stroppa merita di essere sottratto da questi discorsi. La bellezza del Venezia è stata – a detta dell’autore dell’articolo – l’ennesima prova, con l’augurio che la prossima esperienza in Serie A ne sia definitiva certificazione anche per chi alimenta la propria quotidianità con la polemica.