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Tjas Begic, calciatore della Sampdoria
Gabriele Siri / IPA Sport / IPA

Il centrocampista della Sampdoria, Tjas Begic, ha rilasciato un'intervista sulle colonne dell'edizione odierna de Il Secolo XIX.

Le sue parole

"Queste sono abilità che crescono dentro soprattutto quando cominci a giocare da bambino a scuola o per strada. O anche sulla sabbia, in spiaggia. La mia era ancora una generazione che, rispetto a quelle attuali, viveva soprattutto fuori casa. Io sono di Izola, piccola cittadina sull'Adriatico. C'era solo il pallone. E così impari. La tecnica ti viene quando tocchi spesso il pallone, io lo facevo migliaia di volte ogni giorno. E non era un pallone come quelli di oggi… Ecco devi avere feeling con la palla, ogni tipo, anche da ping pong".

LA RICEZIONE DELLA PALLA - "Ce l'ho nel sangue. Mi viene da puntare e dribblare l'avversario. Non penso 'adesso vado', succede e basta".

IL CALCIO - "Il calcio è cambiato, si fa tanta tattica. Anche a livello giovanile. Ad esempio in Slovenia, nelle scuole calcio, ci sono tanti allenatori che non vogliono si perda la palla e così i ragazzi si impauriscono e perdono fiducia. Non rischiano più".

I gol

I GOL - "Vero. I belli li ho già fatti, ora spero di farne di più e anche brutti. Un tap-in, un rimbalzo sulla pancia... Certamente un gol bello, quello di Modena, è stato decisivo per la mia esperienza nella Sampdoria. Da lì in poi mister Foti mi ha dato fiducia, io ho preso fiducia. E siamo arrivati al riscatto".

IL GOL CHE VORREBBE SEGNARE - "La punizione di Ronaldo da 40 metri con il Manchester United (contro l'Arsenal in semifinale di Champions 2009). Quest'estate mi sono allenato molto a calciare di più e meglio da fuori area. I gol che salti uno o due avversari li ho già fatti, uno così ancora no, non ho quella potenza nelle gambe. Mi piacerebbe farlo, nel prossimo campionato, con la Samp".