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Massimiliano Alvini, allenatore del Frosinone
Marco Iacobucci / IPA Sport / IPA

Quello che sono diventato lo devo a Milano ma quello che sono, quello che è il mio carattere, lo devo a Fucecchio”. Indro Montanelli è uno dei pochi casi nella storia d’Italia dove un cognome è in un certo senso diventato un aggettivo qualificativo, in virtù della presenza e la grandezza nel proprio settore, quel giornalismo oggi probabilmente svilito e prosciugato da corse e rincorse che hanno debellato dalla professione la propria quintessenza, ovvero la cultura. Fucecchio, come lui stesso testimoniò con le parole menzionate in apertura, non ne fu solo la città natale, bensì la bussola che ha permesso poi l’orientamento verso tutto ciò. Se il ventesimo secolo del comune toscano è stato “assegnato” al giornalista nato nel 1909, nel ventunesimo – a detta dell’autore dell’articolo – la palma potrebbe e dovrebbe andare a Massimiliano Alvini, allenatore di un cinematografico Frosinone, per la bellezza del cammino vissuto in questa Serie B, che con la sua Fucecchio ha senza alcun dubbio la stessa connessione raccontata da Montanelli. Il filo rosso che unisce Alvini alle sue origini è innegabile, sottile – in virtù della carriera itinerante del tecnico – ma indistruttibile, come raccontatoci in esclusiva da Emma Donnini, sindaca della città protagonista della nostra storia.

La sindaca Donnini in esclusiva ai nostri microfoni

Sindaca, la prima domanda ha già un peso specifico importante: cosa rappresenta Massimiliano Alvini per la città di Fucecchio?

“Una grande speranza per tutti noi. Massimiliano sta vivendo una carriera incredibile e, tra i tanti meriti da riconoscergli, c’è l’assenza di alcun tipo di aiuto. Ha fatto e sta facendo tutto da solo. È partito dagli amatori, è arrivato in Serie A, mettendo tutto se stesso in ognuna di queste avventure. L’ho portato davanti a tutti gli studenti della nostra scuola superiore: c’era un silenzio incredibile, tutti desideravano ascoltarlo e capire come si potesse arrivare a centrare determinati obiettivi, non sottraendo mai, da alcun discorso, umiltà e perseveranza. La città gli vuole bene, lui c’è sempre stato. Io e mio fratello siamo cresciuti con Massimiliano: nei suoi comportamenti è rimasta la semplicità del ragazzo della porta accanto. Tutti noi siamo con lui nel perseguimento degli importanti obiettivi prefissati”.

Alvini, uomo di principi

Un uomo di principi, molto legato alle sue origini. Per quanto itinerante possa essere la carriera, Alvini non ha mai realmente lasciato Fucecchio.

“Le rispondo con un aneddoto: domenica scorsa ci sono state le nostre Corse di Primavera, due appuntamenti che hanno avviato il percorso verso il Palio di Fucecchio del prossimo 24 maggio. Sarà la quarantacinquesima edizione di questa manifestazione, alla quale Massimiliano è molto legato. A un certo punto, ci incontriamo durante l’evento (il giorno prima il tecnico era in panchina per Frosinone-Carrarese, ndr). Ha salutato tutti ed è stato con noi con il solito piacere. È una persona presente, che telefona costantemente i suoi amici. Mio fratello, ad esempio, gli dedica il suo tempo libero: lo segue sempre, un po’ come lei. Porta con sé emozioni che trascinano e generano il desiderio di supportarlo: tanti fucecchiesi si riuniscono ogni weekend per vedere il Frosinone. Quando poi Massimiliano torna in città, lo si vede ridere e scherzare al bar, dedicare del tempo agli amici e alle persone anziane: ribadisco, ha la stessa intelaiatura di quando, da ragazzini, giocavamo tutti insieme. Non si è mai sentito più importante degli altri, questo merito non può passare inosservato: ci sta portando con sé. Nessuno l’ha mai visto come una primadonna, il suo attaccamento alle origini non è stato minimamente scalfito dai tantissimi successi ottenuti. Qualche anno fa gli è stato consegnato il Premio Leone Rampante Città di Fucecchio per i risultati conseguiti, ma gli ho detto che ne meriterebbe un altro per quello che fa per noi”.

Mi conceda una battuta: un fucecchiese come Alvini cosa sceglierebbe tra la vittoria del Palio e la promozione in Serie A con il Frosinone?

“Questa è dura (ride, ndr). Ha talmente a cuore entrambe le cose che è troppo difficile scegliere. Resto nel mezzo (ride, ndr).

Fucecchio è la città di Montanelli: potremmo definirla anche la città di Alvini?

“Tra le figure che fanno parte della città, sì, senza alcun dubbio. Il Premio Leone Rampante, poc’anzi menzionato, viene per l’appunto consegnato, ai fucecchiesi che hanno raggiunto risultati importanti nella propria categoria. Massimiliano venticinque anni fa ha scommesso sul futuro, rimesso in discussione tutti i parametri della propria vita e accettato una sfida incredibile, durante la quale ha attraversato momenti entusiasmanti, difficoltà e situazioni di ogni tipo: resterà per sempre nella storia della città di Fucecchio. Montanelli è stato un enorme giornalista e, tra i tanti spunti che ci ha lasciato, sottolineava le battaglie da ingaggiare ogni mattina davanti allo specchio. Ecco, Massimiliano è uno che si è messo tanto in discussione e continua a farlo, conquistando i cuori di ogni città in cui è stato. Questo, ribadisco, lo colloca in uno speciale ‘per sempre’ dei cittadini che hanno dato lustro a Fucecchio”.

Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images - Via One Football

Concedendo ognuno dei possibili scongiuri sia ai tifosi del Frosinone che ai fucecchiesi ammiratori di Alvini, in caso di Serie A la città può promettere qualcosa - poi da decifrare - nei confronti del tecnico?

“Siamo pronti a fare qualsiasi cosa, ma il problema è Massimiliano (ride, ndr). Ogni volta che mi viene in mente qualcosa per lui, sono solita condividere l’idea, ma lui non gradisce momenti chissà quanto pomposi. Il primo gesto da riconoscergli, in tale eventualità, sarà la meritata accoglienza nella Sala del Consiglio, la più importante della città di Fucecchio, per un ringraziamento ufficiale. Detto ciò, nel caso in cui fosse d’accordo, sarei assolutamente intenzionata a fare qualcosa di più. Con una festa, ad esempio. Una possibilità che sarebbe caldeggiata da tantissimi concittadini. Massimiliano, come dicevo, non ama le esagerazioni, ma qualora accadesse quanto detto, credo che questa volta non ce la farebbe a passarla liscia, la spontaneità dei festeggiamenti prenderebbe il sopravvento (ride, ndr).