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Il calcio viene storicamente diviso per stagioni, come se fossero compartimenti stagni, storia a sé con poche connessioni. Per quanto ciò aiuti la narrazione dello sport più amato e praticato al mondo, l’iceberg è sempre molto più grande di ciò che gli occhi vedono. In questi blocchi, ci sono figure invisibili – agli occhi dei miopi – che invece tessono collegamenti tra annate, vedono cosa non ha funzionato per permettere al corpo di prepararsi al meglio per ciò che verrà, vivono l’estate non come pausa ma come momento di ricostruzione. La definizione di “lavoro off-season”, dunque, creare un apparante ossimoro, ma in realtà è nelle pause che viene iniettato il combustibile. Simone Tizzoni, Elite Athletes Coach, fondatore di “All out off season”, struttura che in quel di Ibiza e Formentera segue i calciatori durante le “pause” estive, è un preparatore atletico ma, in misura più ampia, un manager della gestione dei percorso dei calciatori. Tanti atleti hanno lavorato e continuano a lavorare con lui, che in esclusiva ai nostri microfoni ci ha raccontato tanti retroscena riguardanti un tema spesso sottovalutato.

Simone Tizzoni e l'importanza del lavoro off season

Simone, a te la parola.

“Il mio lavoro parte da Piacenza, dove ho un centro di riabilitazione e preparazione atletica. Dopo la nascita di mia figlia ho deciso di interrompere il mio percorso come preparatore per squadre professionistiche, che ho chiuso tra l’altro da una tappa proprio nel Piacenza. Avevo in testa già da un po’ un progetto: portare fuori Italia le preparazioni off-season. Formentera si è rivelata una meta tranquilla, dove poter lavorare con serenità. Da quest’anno si è aggiunta anche Ibiza. Nel calcio moderno non è possibile pensare di stoppare il lavoro atletico, se non per pochi giorni, perché il corpo va riassettato sulle frequenze giuste. Sviluppiamo la programmazione in base a com’è andata la stagione, basandoci su prestazioni, infortuni e altri parametri. Ho sviluppato questa cosa assieme ai miei ex calciatori, come ad esempio Pergreffi, El Kaouakibi, Franco Ferrari. Siamo arrivati a Formentera, la rete dei contatti è progressivamente aumentata, e ora al terzo anno il processo continua a migliorare. Si sono create bellissime amicizie, come con Gaetano Letizia, che io chiamo il Sindaco, perché vive a Formentera praticamente tutta l’estate. Vivo le giornate assieme ai miei ragazzi, è una cosa davvero bella sotto l’aspetto umano oltre che professionale”.

La metodologia nel dettaglio

Come si sviluppa il lavoro che vai a proporre?

“Viene offerto un servizio sulla preparazione atletica, ma con attenzione anche a kit, gadget, ricerca della sistemazione, cose che i ragazzi chiedono. Detto ciò, alterniamo il lavoro in palestra, per recuperare i valori di forza, con parti come quella sulla sabbia, che è davvero un plus, per poi portare tutto in campo, con un professionista come Giuseppe Nazzani, allenatore con cui è scattata sin da subito una magnifica scintilla, seppur per caso: allenammo insieme Cutrone, lui era lì per un camp per bambini, ma venne fuori una sessione spettacolare, e gli ho chiesto di venire con me. Siamo assolutamente allineati sul tipo di proposta da presentare, che raccorda il lavoro tra palestra, sabbia e campo. I calciatori ne traggono beneficio: Adorante, per esempio, ha tratto giovamento dal lavoro fatto”.

Andiamo sui singoli. Hai citato proprio Adorante: lavorare in un certo modo nell’off-season porta a fare grandi cose durante la stagione. Possiamo dare ciò per assodato.

“Andrea non va descritto, per lui parlano i numeri e quanto fatto in Serie B. La prima volta che gli ho visto toccare il pallone senza avere dolore, perché soffriva di una fastidiosa pubalgia, sono rimasto incredulo, è impressionante. Abbiamo lavorato tanto sulla fase di spinta e di movimento dinamico delle spalle, incrementando le torsioni. Ha una qualità notevole, è un attaccante completo, ne sono un grandissimo estimatore”.

Hai lavorato anche con Piscopo.

“Giocatore assolutamente sottovalutato. Ha una qualità prestativa eccellente: con una corsa del genere può fare il quinto in Serie A senza problemi, deve solo ‘decidere’ di applicarsi con la stessa intensità anche in fase difensiva. Struttura fisica, capacità atletica, bravo con entrambi i piedi: se trova un allenatore che gli cuce addosso il ruolo di calciatore che deve baciare la linea laterale, ribadisco che – a mio avviso – parliamo di un profilo da Serie A”.

Al Benevento abbiamo ammirato una stagione fuori dal comune da parte di Lamesta.

“Anche in questo caso, parliamo di un ragazzo che ho conosciuto a Piacenza, dato che ne è un prodotto del settore giovanile. Ti racconto questo aneddoto: quando ha firmato con il Benevento nel 2024, è riuscito finalmente a strappare un contratto importante. Fatto ciò, mi ha scritto un messaggio dove mi diceva ‘ho i soldi per venire a Formentera a fare la preparazione’. È una persona dal cuore buono, tenero e ha grandissimi valori. Restando sul piano calcistico, tecnicamente è fortissimo da sempre: quando veniva in prima squadra a Piacenza, piovevano tunnel. Immagina quelli della vecchia guardia (ride, ndr). Ha dovuto faticare per arrivare a certi livelli, ma ora è diventato un giocatore importante”. 

Su Galazzi invece cosa sai dirci?

“L’ho conosciuto quando da giovanissimo arrivò a Piacenza. Aveva una corporatura davvero esile, mister Scazzola lo mandava spesso da me: facevamo spesso micro-sessioni durante la settimana, con le quali è cresciuto tanto. A febbraio 2021 viene acquistato dal Venezia, che lo lascia in prestito al Piacenza per poi portarlo con sé in Serie A, dove ha esordito con il Venezia di Paolo Zanetti, ma la struttura non era. Qualche infortunio l’ha messo in difficoltà, abbiamo lavorato tanto su quest’aspetto, ma ad ogni modo parliamo di un giocatore dalla qualità altissima. È sempre stato nel percorso con il sottoscritto, lavorare con lui è bello e stimolante, oramai siamo molto amici. Lo definisco mio figlio (ride, ndr), perché è cresciuto con me”.