Pisa, De Vitis: “In questo periodo il calcio è passato in secondo piano. D’Angelo mi ha fatto capire quanto sia duttile tatticamente”

PISA DE VITIS – Intervenuto ai microfoni di TMW Alessandro De Vitis, centrocampista del Pisa, si è raccontato a 360 gradi soffermandosi, oltre che sull’emergenza sanitaria e sull’eventuale ripresa dei tornei, anche sulla sua storia in neroazzurro:

“E’ vero, in questo periodo in cui non ci vedete in campo, stiamo mostrando tante qualità… la star è Fabbro, con i pianoforte ha stupito tutti, non è una qualità comune. Poi c’è Perilli che racconta di essere un ottimo cuoco, si vanta di una carbonara eccezionale ma noi compagni l’abbiamo vista solo in foto, e poi c’è Moscardelli che griglia come non ci fosse un domani”.

“Io sono molto social, ma sto diventando forte su storia e ambiente, guardo molti documentari su questi temi! (ride, ndr) Sto passando la quarantena da solo, la mia compagna purtroppo è rimasta bloccata a Lecce perché era tornata a casa prima del lockdown e non è riuscita a salire, quindi mi diletto con la tv, giornate tranquille. E ovviamente mi alleno, per quanto è possibile fare in casa”.

“Ripresa? Non penso che, tra i giocatori, ci sia chi vuol finire la stagione così, anche se chiaramente il tutto deve essere legato alla sicurezza delle varie procedure. Ma in questi 50 giorni di solitudine, anche leggendo giornali, social e sentendo la tv, mi sembra che da parte della gente non ci sia la stessa voglia di rivedere in campo il calcio, che è passato un po’ in secondo piano: è vero che sarebbe uno sfogo sociale in questo brutto momento, ma non vedo la stessa partecipazione di prima. Calcio come azienda? Chi è dentro al calcio è invece favorevole alla ripresa. Non so se le mie sensazioni sono giuste o sbagliate, ma ho avuto questa percezione”.

“Evoluzione del mio ruolo? E’ stata una cosa che ha sorpreso anche me, e di questo devo ringraziare mister D’Angelo, perché ha visto in me una duttilità che neppure io sapevo di avere. Dopo uno scetticismo iniziale, devo dire che mi sono adattato e mi piace anche ricoprire questo ruolo, essere utile alla squadra.: con una nuova stabilità, anche mentale trovata, riesco a essere ora molto più sicuro anche in quella posizione. Perché nasco come centrocampista, mezzala, ma alla fine è un ruolo che quest’anno non ho mai ricoperto”.

“Sono arrivato qua tre anni fa, di fatto al primo completo anno delle nuova proprietà. A livello personale, anche di quella stagione posso ritenermi soddisfatto, ma a livello di gruppo non si raggiunge l’obiettivo. Poi dalla scorsa stagione è cambiato tutto, si è creato un clima di lavoro davvero eccezionale, e la sintonia tra tutte le componenti del calcio è la miglior condizione. La società ha fatto la cosa più difficile, ha creato le basi, adesso sta a noi non rompere il giochino. Portiamo avanti questo lavoro, per ora abbiamo fatto bene: centriamo la salvezza prima possibile, ovviamente se riprenderemo, vediamo poi cosa succederà”.

“Finale di Trieste? E’ stato un momento davvero molto simbolico. Però a livello personale è anche un po’ amaro, ho avuto davvero paura: ho causato il rigore che aveva momentaneamente riaperto i giochi agli avversari, e per la prima volta in carriera ho avuto 10 minuti di sbandamento, non riuscivo a riprendermi, la paura di aver buttato tutto per colpa mia era tanta. Ma per fortuna abbiamo ottenuto quello che meritavamo”.

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