Macalli ex presidente Lega Pro: “I ripescaggi un pasticcio. Hanno introdotto le seconde squadre, ma chi le ha chieste?”

pallone lega pro

MACALLI EX LEGA PRO – L’ex presidente della Lega Pro, Mario Macalli, ha rilasciato un’intervista al sito tuttoc.com. Si è pronunciato in merito al caos dei ripescaggi, alla situazione della serie C e al semiprofessionismo. Ecco le sue parole:

Il nuovo presidente della C è Francesco Ghirelli, col quale ha condiviso parte del percorso in Lega prima di dividervi. Che ne pensa?
“Non faccio affermazioni che non mi spettano. Non ho mai votato, al massimo sono stato votato (ride NdR). I club son convinti che farà bene, me lo auguro per la categoria. I giudizi li dà chi mette a governare una persona, saranno le società a darlo. Per adesso di cose nuove non ne ho viste neanche mezza ma è da tre anni che non ne vedo. Parole tante ma sono i fatti che contano. Meno ricavi, meno risorse, qualche balla clamorosa su marketing e sponsorizzazioni, maggior numero di fallimenti e di club non virtuosi. I dati sono dati, sono freddi e sono lì. Io sono nato in questa Lega prima come dirigente di società e poi come dirigente federale. Mi dispiace veramente tanto quando vedo certe cose vanno male”.

In questi ultimi anni il presidente è stato Gabriele Gravina, ora a capo del calcio italiano. Un giudizio?
“È stata una scelta ponderata da parte di tutte le componenti: è stato eletto quasi all’unanimità, con l’appoggio di club di A, B, Lega Pro e dilettanti, oltre che di calciatori, allenatori e arbitri. Tutti hanno gradito il suo programma. Evidentemente avranno pensato che Gravina può essere la persona giusta per risolvere la montagna di problemi che ha la Federazione”.

Il più grande, negli ultimi mesi, è stato quello dei mancati ripescaggi.
“Un pasticcio così è difficile già immaginarlo. Tutto nasce dalle dimissioni, che non ho capito perché richieste da più parti, di un presidente federale come Tavecchio che era riuscito a inserire pedine importanti tra UEFA e FIFA, a fissare a quattro il numero dei club in Champions, ottenendo grandi risultati dal punto di vista politico nelle sedi estere. Ma l’Italia non si è qualificata ai Mondiali e quindi il presidente si è dovuto dimettere. Premesso che è stato l’unico ad abbandonare la poltrona, non ho capito se con la Svezia ha giocato da attaccante o da mezzala o se ha sbagliato un gol all’ultimo minuto. E così Tavecchio, per un risultato sportivo, ha dovuto lasciare una federazione sana sotto l’aspetto amministrativo. Al suo posto è arrivato il commissario: tutti si aspettavano una permanenza breve e, invece, è successo quel che non doveva succedere. Con questo incredibile pasticcio dei ripescaggi, chiuso qualche giorno fa sotto l’aspetto numerico mentre non credo sia chiuso sotto l’aspetto della quantificazione dei danni. Il problema è che in Italia, anche quando hai ragione, campa cavallo che l’erba cresce. Un gran macello assoluto che ha coinvolto a catena B, C, dilettanti e ha fatto male a tutto il calcio. Ancora aspettiamo tutti di sapere quale sia la graduatoria per questi ripescaggi…”.

La Serie C, per questo, è partita con mesi di ritardo. Si poteva fare diversamente?
“Direi di no. Non puoi iniziare i campionati se non sai quali squadre hai all’interno. Poi, magari, ti ritrovi a dover annullare risultati già acquisiti. È stata una tragedia greca con dei tempi incredibili da parte della giustizia sportiva. Si era sempre detto che la giustizia del pallone era sempre stata più rapida di quella ordinaria. Invece qui non si è visto per niente. Ora bisognerà fare una riforma imponente di una giustizia sportiva che ti insegue quando non hai fatto nulla e ti lascia stare quando hai fatto qualcosa”.

Da quest’anno, intanto, c’è anche la Juventus B.
“Mi viene la febbre solo a pensarci. Hanno introdotto le seconde squadre, ma chi le ha chieste? Erano talmente necessarie che se n’è presentata una. Guardate la formazione della Juventus: osservate da dove vengono. Siamo oltre come età, poi cosa c’entrano gli stranieri in una squadra B? Ci lamentiamo che la Nazionale non fa risultati e poi ci comportiamo così? Formiamo i nostri giovani così? Mi alzerei di notte con la bandiera in mano per fare la battaglia contro le seconde squadre. Dobbiamo implementare quello che serve a noi, non copiare gli altri che hanno sistemi calcistici diversi. I nostri problemi non si risolvono con le squadre B. Anzi, si va a inquinare un campionato, quello dei campanili, creato ad hoc da grandi dirigenti, con provvedimenti deleteri del genere. Da dirigente mi sarei battuto alla morte per non vederle. Se però l’avessero chiesto le stesse società di Lega Pro allora avrei capito. Ma non è così. E poi, oltre a non essere utili, sono state fatte pure male. Se vinci il campionato vai in B, se retrocedi vai fuori. Ma siam matti? Chi è il genio che ha inventato questa roba qua?”.

Nel frattempo il presidente del Renate, Luigi Spreafico, ha minacciato di ritirare il club se non verranno rispettate le regole, riferendosi chiaramente a club che non pagano e/o con problemi alle fideiussioni.
“Parliamo di una persona corretta e affidabile: bisogna tenere in gran conto quel che ha detto. Non ha scherzato, lo conosco perfettamente. Non puoi combattere col bastone di legno se gli altri hanno la sciabola: sul campo si va dopo aver rispettato le regole. Il Renate, come tante altre società, le rispetta tutte. E poi paga dazio in classifica proprio perché le rispetta tutte. Mi vanto di essere amico di Spreafico, son contento abbia detto certe cose. Spero, però, che non ritiri la squadra e raggiunga gli ottimi risultati che merita per la correttezza che ha sempre dimostrato. Gravina dice da tempo di voler cacciare il marcio dal calcio. Io ho provato a farlo e al posto di avere encomi ho avuto denunce.
Sotto l’aspetto delle iscrizioni noi, ragionieri di campagna, all’epoca volevamo fideiussioni bancarie a prima richiesta. Poi, però, si è detto che il garante non permetteva di tagliare fuori le fideiussioni assicurative. E così il primo anno in venti si sono assicurate tutte nello stesso buco a Roma in una società molto strana e sappiamo com’è finita. Non contenti, si è arrivati a cercare garanzie tra Romania, Malta, Bulgaria, addirittura in India: una follia. . Significa che chi gestisce i club è in una condizione di partenza di non poterlo fare. Essere povero o non avere i mezzi per fare una cosa, non è una colpa. Ma se non puoi farla stai a casa tua”.

Problema economico che si proverà a risolvere col semiprofessionismo.
“Quando ho iniziato la mia carriera di dirigente in Lega Pro, esisteva il semiprofessionismo: ho fatto il vicepresidente di 128 società. Io non arriverò forse a vedere bene le conseguenze di questo disastro ma il semiprofessionismo non ha nessun senso. Non è vero che siamo in troppi, è che ognuno deve avere una sua missione ben chiara. Il ruolo è quello di trovare giovani, così si va verso il fallimento. Vorrei capire cosa significherà fare il semiprofessionista adesso: ai miei tempi, i semiprofessionisti lavoravano la mattina e poi la sera giocavano a pallone. Adesso non credo proprio sarà così e, per me, ci sarà anche meno trasparenza. Ma se è il volere delle società, magari mi sbaglio io e questa è la strada giusta. La mia idea, però, è che il semipro sarà la fine della Lega Pro”.

Ma allora come può farcela la Lega Pro?
“Posso dire come ho fatto io. Con battaglie enormi per portare a casa dei soldi che ci dicevano non ci spettavano. Abbiamo ottenuto contribuzioni notevoli: ricordo che, per la gestione, con la Legge Melandri, siamo riusciti a ottenere anche 37 milioni di euro. Lotte che sono costate a me e a chi stava con me notti insonni, visto che ci hanno accusato di tutto e di più. Infatti, dopo il mio addio, ho pensato che sarebbero arrivati i fenomeni a risolvere tutti i problemi. Si lamentavano tutti del minutaggio, ora leggo che il governo vuol parlare solo del minutaggio. Mi sa che eravamo sulla strada giusta. Penso al marketing e alle sponsorizzazioni. Mi criticavano ma certi fenomeni hanno fatto un disastro. Però i presidenti vanno avanti: adesso la colpa è della Lega se falliscono? Penso a quei fenomeni spariti dal panorama calcistico dopo averci fatto la guerra. Qualcuno è ancora lì dentro, qualcuno è fallito, qualcuno è meglio stia rinchiuso in casa
Bisogna capire che la Lega Pro ha sempre avuto la sua dignità ed è la Lega dei grandi imprenditori. In Serie C posso permettermi di radunare un tavolo con 10 presidenti che possono comprare quello che vogliono. Nelle altre serie non so se riescono a farlo. Non bisogna scimmiottare altre leghe o altri paesi, bisogna formare giovani atleti che potranno servire alla Nazionale. E basta parlare di quanti club debbano o non debbano esserci, sarà il sistema a dirlo. E soprattutto lo stesso sistema dovrà dare alla Serie C quei 
mezzi finanziari che noi abbiam sempre portato a casa fino al 2016. Ma servono regole certe per questa operazione, non mettendo stranieri nelle squadre B né passando ai semipr. Ma sono le società che devono decidere: se vogliono far così forse sto sbagliando io. A proposito di 60 squadre: ricordo che quel taglio, ovvero l’ultima riforma di Serie C, è avvenuta sotto la mia presidenza. Così come siam stati noi a parlare di apprendistato sportivo, cose che sento adesso come se fossero nuove”. 

In chiusura, Mario Macalli tornerà mai nel mondo del calcio?
“Lavoro più di 10 ore al giorno, ho impegni con tante aziende. Sono iperattivo e sicuramente più giovane dentro di tanti più giovani anagraficamente. Seguo il calcio, tanti presidenti mi chiamano. Voglio solo lavorare ancora a lungo, spero che chi è in alto continui a darmi questa possibilità. Se mi invitano a eventi sportivi partecipo, come è successo con l’Assemblea della Federcalcio. Però direi che, rispondendo alla domanda, è meglio non scherzare”.

bonus
Classe 1992. Laureata in Lettere, pugliese di nascita, ma vivo a Milano.

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