"Quando l’arbitro ha fischiato la fine ci siamo abbracciati. Abbiamo fatto il giro del campo, è stato un momento bellissimo. Nello spogliatoio è partito il coro: ‘Vamos, vamos, Larrivey’. Poi siamo andati in un ristorante a festeggiare, c’erano molti tifosi. Ma sono tornato a casa presto, volevo stare con mia moglie. Sono stati mesi complicati anche per lei. La vita di un giocatore è completamente dedicata al calcio e quando i risultati non arrivano, sportivamente parlando, a soffrire è tutta la famiglia".
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Gol? Da quando ho iniziato la carriera ne ho realizzati 206. Sono molto felice di quello che ho fatto.
Il più bello? Penso al prossimo da segnare, non a quelli già fatti. Ma sicuramente la rete al Camp Nou contro il Barcellona nel 2014 la ricordano tutti. In panchina c’era Luis Enrique. È stata la prima vittoria del Celta Vigo al Camp Nou, un traguardo storico. Ho fatto gol a tante squadre in Liga: Atletico Madrid, Athletic Bilbao, Valencia, Villarreal. Sono stati gli anni più belli della mia carriera. Peccato non aver segnato al Real, ho preso la traversa.
Messi? Due volte con lui ho scambiato la maglia. Una ce l’ho ancora e l’altra, l’ho regalata al mio migliore amico. Leo quando affronta gli argentini arriva in spogliatoio e saluta tutti. Appena ci siamo abbracciati, gli ho chiesto la maglietta e lui me l’ha portata dopo la gara. In uno scontro aereo con Sergio Ramos ho rimediato dodici punti di sutura alla testa. In carriera solo un altro giocatore è riuscito a farmi male allo stesso modo: Gattuso, contro il Milan, dopo uno scontro con lui mi presi quattro punti alla gamba".
"Di sicuro voglio giocare un altro anno, poi si vedrà. Non faccio programmi a lungo termine. Ho terminato il corso di allenatore e da un anno ho già pronto anche lo staff. Quando smetterò mi siederò in panchina. Nel frattempo mi godo il sole e le foto, ho seguito anche lezioni di fotografia".